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Credono in un dio liberato dai dogmi del Vaticano, che va oltre le dottrine. Un dio che non ha religione, che riscatta gli ultimi e le vittime dei potenti. Disobbediscono alla gerarchia ecclesiastica in nome dell’obbedienza al vangelo. Fedeli più ai principi di “verità e giustizia” che ai propri superiori, perché la chiesa – sostengono – non è una multinazionale. Sono i teologi e le teologhe che da più di quarant’anni, ovvero dal Concilio Vaticano II (una riunione di tutti i vescovi della cristianità considerata da molti una rivoluzione nella chiesa in tema di etica e morale) propongono un’interpretazione dei testi biblici aggiornata sulla base dei risultati sicuri conseguiti dalla scienza e quindi più vicina al vissuto delle persone. I media finalmente danno loro parola e ascolto anche a causa dell’indignazione generale suscitata dagli scandali dei preti pedofili che sarebbero stati coperti persino dal papa. “La peculiarità di questo scandalo – scrive il teologo Vito Mancuso (la Repubblica, 8 aprile 2010) – non sta infatti nella pedofilia, forse neppure nel fatto che i pedofili in questione siano preti, quanto piuttosto nel fatto che voi gerarchie sapevate di questi crimini e che, per non indebolire il potere della struttura politica della chiesa nel mondo, tacevate e insabbiavate”. Mancuso non ha forzato i toni. Proprio monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri (Germania) e incaricato della Conferenza episcopale tedesca per la questione abusi, ha parlato di “insabbiamento” e di “occultamento” (Rhein Zeitung, 16 marzo 2010). “Per interi decenni – continua Mancuso – avete preferito l’onorabilità della struttura politica della chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio. Purtroppo le dichiarazioni di molti zelanti apologeti in questi giorni, comprese quelle del cardinal Sodano, appaiono esattamente in linea con la politica degli anni passati all’insegna dell’insabbiare e dell’occultare […] Vogliono salvare la chiesa, ma non capiscono che è proprio il loro atteggiamento a renderla sempre più distante dalla sete di giustizia che pervade il nostro tempo”. E forse proprio questa “sete di giustizia” ha spinto la redazione del programma televisivo Uno Mattina a ospitare l’intervento del biblista padre Alberto Maggi su omosessualità e vangelo (Rai Uno, 27 marzo 2010). All’annosa e didascalica domanda: “La chiesa condanna l’omosessualità?”, padre Maggi risponde sorprendendo gli ospiti e i conduttori in studio con queste parole: “La dottrina della chiesa è in evoluzione, non è un qualcosa di stabilito una volta per sempre. Attualmente la posizione della chiesa nei confronti di questa tematica è molto severa, spietata e direi disumana, disumana perché è causa di sofferenza. Però bisogna avere speranza perché la chiesa cambia la sua dottrina. Quello che cinquant’anni fa era peccato, oggi non lo è più. E quindi nell’evoluzione, mettendo sempre al primo posto il bene dell’uomo, quello che oggi sembra un male domani può darsi che non lo sia più”. Sulla morbosa e anche un po’ paranoica differenza che il magistero cattolico insegna tra “essere omosessuali” e “compiere atti omosessuali”, padre Maggi risponde con una metafora destinata a far scuola: “Sarebbe come dire a una pianta: ‘Puoi crescere ma non puoi fiorire’. Come si fa a dire a una persona di non esprimere la sua affettività e la sua sessualità? Questo sì che sarebbe veramente andare davvero contro natura”. Angelo Mellone, che visibilmente irritato lo intervista, obietta che “il magistero ecclesiastico non è che ammetta grandi interpretazioni”. Nella chiesa cattolica invece, secondo padre Maggi, “nonostante quello che sembra c’è grande libertà di ricerca”. Queste e altre posizioni hanno suscitato l’indignazione dei più conservatori che lo hanno invitato a pentirsi di ciò che ha dichiarato pubblicamente perché “genera confusione e dà scandalo”. Il blog di informazione cattolica Pontifex.roma.it invita la Congregazione per la dottrina della fede “a prendere seri provvedimenti [perché] chi giustifica l’omosessualità è un eretico; chi, con pertinacia, approva i matrimoni e le adozioni gay è un eretico”. Cosa sta succedendo all’interno della chiesa cattolica? Lo abbiamo chiesto direttamente a padre Alberto Maggi che ha risposto molto volentieri alle nostre domande.
Innanzitutto una breve presentazione per i lettori di Pride.
Sono un frate dei Servi di Maria, lo stesso Ordine di Davide Turoldo. Con un confratello, Ricardo Perez, abbiamo creato nelle Marche, a Montefano, il Centro studi biblici “Giovanni Vannucci” dove ci occupiamo dello studio scientifico della Sacra Scrittura e della sua divulgazione a livello popolare.
Qual è la considerazione della chiesa cattolica riguardo a un’interpretazione dei testi biblici rispettosa delle persone omosessuali?
Nella Bibbia è assente la nozione di “omosessualità” che è abbastanza recente, per questo se nell’Antico testamento vengono proibite le unioni di uomini con altri uomini, nulla si dice al riguardo di donne con donne. Nei vangeli non si trova alcun accenno di Gesù a problematiche sessuali, o almeno gli evangelisti non ce le tramandano. Nella lettera di Paolo ai Romani (1,27) viene stigmatizzato il comportamento di quanti abbandonano “il rapporto naturale con le donne” e si consumano “di passione gli uni per gli altri”. Nel mondo culturale di Paolo si ignorava quel complesso di fattori psichici, biologici, esistenziali che oggi fanno parlare di “orientamento sessuale” e si pensava che questi comportamenti fossero delle perversioni, cioè atteggiamenti riprovevoli di persone “etero” che, per provare nuove sensazioni e emozioni si dedicavano a pratiche “omo”. È questo che Paolo condanna. Al di là e al di sopra di tutto questo c’è l’insegnamento di Gesù che chiede a ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, di dirigere la propria vita verso il bene degli altri. È questo quel che realizza l’individuo. Se vogliamo parlare di chi è “normale” e chi non lo è, secondo Gesù “normale” è colui che cresce, si matura e orienta la propria vita per il bene degli altri. Non è normale chi vive esclusivamente centrato su se stesso.
Hai collaborato con Radio Vaticana. Nella chiesa oggi sei una delle poche voci che dall’interno, come dice Franco Barbero, disobbediscono al Vaticano in nome dell’obbedienza al vangelo.
C’è un fermento nella chiesa, che forse non traspare, eppure esiste. Da quando, con il Concilio Vaticano II, la chiesa è tornata a una più grande fedeltà ai testi del vangelo, si è messo in atto un cambiamento del quale ancora non sappiamo quali saranno le conseguenze, ma senz’altro ci saranno e molto positive. Dall’insegnamento di Gesù si deduce infatti che l’unico valore assoluto, quello veramente non negoziabile, è il bene dell’uomo. Se al di sopra del bene dell’uomo si pone una dottrina, una verità, un dogma, prima o poi in nome della dottrina si causerà sofferenza all’uomo. Gesù ogni volta che ha dovuto scegliere tra il rispetto della legge divina e il bene dell’uomo, non ha avuto esitazioni: ha scelto il bene dell’uomo. Onorando l’uomo si è sicuri di onorare Dio. Spesso per onorare Dio si disonora o si fa soffrire l’uomo.
Qual è, secondo il tuo parere, il futuro della chiesa cattolica?
Siamo alla fine dell’inverno. Tutto sembra morto, imbalsamato, mummificato. Eppure arriverà la primavera, con i suoi germogli e le sue gemme che riporteranno vita là dove la vita non c’è! Per il mio intervento a Uno Mattina, ad esempio, ci sono stati due tipi di reazione. Da parte dei talebani della fede si è scatenato un linciaggio che lascia sbigottiti. Forse, se ponessero un poco dello zelo impiegato per difendere l’ortodossia a favore della carità, sarebbero un po’ più sereni. Deve essere un vero inferno vivere sentendosi accerchiati dalle forze del male e vedendo ovunque nemici da abbattere ed eretici da bruciare. Da parte della gente, di molti preti (e anche qualche vescovo) c’è stato invece grande entusiasmo, e sono molte le persone che hanno detto che, se le cose stanno così, si riavvicinano alla chiesa che da tempo hanno abbandonato.