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La creatività nasce spesso da ciò che a prima vista potrebbe risultare inconcepibile, inopportuno, inconciliabile. Concetto espresso dai Fori Imperiali ); assolutamente inappropriato definirli una band di musica elettronica, piuttosto che un progetto artistico di più ampio respiro che sottende fra l’altro la produzione di videoclip in cui imperano il contrasto, la provocazione, il trash ed elementi apparentemente inconciliabili tra loro: “…come nella vita, in cui tutto si mischia senza criterio, creando situazioni bellissime e orribili, divertenti e drammatiche, senza seguire una linea guida, una sceneggiatura o un messaggio, così il contrasto, se non approfondito, spesso porta a uno stato di dissonanza cognitiva che fa bollare sbrigativamente il tutto come ‘brutto’, ‘stupido’, ‘trash’, ‘fuori luogo’ o semplicemente interrompere la visione e dedicarsi ad altro. Tutto questo è perfettamente normale e noi lo accettiamo a buon cuore perché fa parte della natura umana”. Disco Cagna, brano trainante del loro Ep di prossima pubblicazione Brutal Fucking Murder per l’inglese Kas Records, nasce dall’idea di una figura femminile ai margini della società, martoriata dal declino morale e dalla sociopatia, che reagisce all’emarginazione trasformandosi in una bestia da dance floor: “I bar di periferia pullulano di vere ‘disco cagne’. La nostra canzone è un piccolo tributo a queste donne che il buon gusto rifiuta”. Il risultato è un brano elettropop sorprendente quanto il clip che dei Fori Imperiali è l’emblema: contrapposizione costante tra marciume e iconografia pop. D’altro canto, essendo cresciuti in Italia negli anni ’90, tra Madonna, Spice Girls e boy band, sarebbe strano se non avessero assorbito – e amato – la cultura pop(olare) del periodo… “Certo, tra i nostri capisaldi ci sono David Lynch, Peter Greenaway e Federico Fellini, ma rifiutare l’influenza della contemporaneità sarebbe difficile”.
Al fetish declamato in Disco Cagna si amalgama la body art rappresentata in Lolliporn, giocosa filastrocca elettro-punk ispirata alle nursery rhymes, trasportate dai centri per l’infanzia alle tangenziali. Albert Stray, Ariel Palmer e Oxana Blue (che nei video è spesso rappresentata come una sorta di creatura artificiale) hanno dato vita a un progetto in continua evoluzione in cui i paradossi sono ricorrenti e ogni limite di immaginazione è superato. Il loro intento è chiaro fin dal primo insolente video Crack (vieni dentro): assemblare declino sociale, prostituzione e morte insaporendoli con nozioni di psicologia generale e ritmi elettronici ossessivi.
Se tutto ciò è davvero troppo per le vostre coronarie o per i vostri circuiti neuronali, allora sollazzatevi con il grazioso cortometraggio Aggiungi un posto a tavola, in cui un soleggiato e tranquillo pomeriggio di primavera fa da cornice a un incontro inaspettato, lanciando peraltro una piccola domanda senza risposta sulle differenze individuali e le possibilità di integrazione. Moderatamente pazzi, con brio.