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Avete in mente che ogni tanto si danno i numeri sulle nuove infezioni? Si danno i numeri nel senso figurato, c’è chi dice che l’infezione è ferma, chi dice che avanza. Da Icar 2010, che è la conferenza italiana sull’Hiv che si è svolta questo giugno a Brescia, è saltato fuori che alcuni direttori di Asl si rifiutano di fare i test a tappeto perché se escono molti HIV+ gli si sfora il budget per le terapie. Si decide che una parte di infettati se ne accorgerà solo quando saranno in Aids, alla prima infezione opportunistica, e che nel frattempo se ne vadano pure in giro inconsapevolmente a infettare, non importa, ci dovrà pensare chi verrà dopo di loro ad amministrare.
È per questo che l’economico test rapido sulla saliva non viene approvato in Italia? Ufficialmente il motivo è che, essendo un test fai da te, potrebbe non essere presente uno specialista all’apparire del risultato, e quindi sarebbe contro la regola che vorrebbe sempre un counselling alla consegna del risultato. Ma forse il motivo vero sono proprio i soldi che mancano oggi alle regioni, alla faccia della prevenzione e della lotta all’epidemia.
Mentre questi interrogativi volano sopra le nostre teste, chi è sieropositivo se ne pone altri, molto più contingenti. Dirlo o non dirlo, e se dirlo, come e quando dirlo?
Chi non è sieropositivo può solo immaginare la difficoltà di comunicare il proprio stato sierologico agli altri. Potrebbe pensare che basti un po’ di coraggio e di onestà per scriverselo in fronte. Dirlo è un dilemma che si ripresenta in continuazione a ogni incontro, in ogni situazione, non solo con il tipo incontrato in chat o con quello con cui si è fatto sesso in sauna, ma anche in famiglia, al lavoro, e ogni volta vuol dire ricominciare da capo in modo diverso. Succede che fra sieropositivi ci si chieda consiglio su come informare l’ultima conquista, che si scambino le tattiche pensate per dare un annuncio non traumatico. Ci si consiglia con i mezzi della propria esperienza a disposizione, finendo il più delle volte con un consolatorio “se poi scappa significa che non era all’altezza”. Ma alcuni sono ancora molto al di là dal discuterne con amici, perché ancora gli amici non sanno. Altri hanno ancora più strada da fare, perché ancora non sanno nemmeno se lo diranno a qualcuno, devono ancora trovarne i motivi. E per tutti il terrore dello stigma, del marchio, dell’essere sessualmente emarginati se si dovesse sapere in giro.
Per tutti noi, sieropositivi, c’è una nuova iniziativa pilota del Settore Salute dell’Arcigay “Il Cassero” di Bologna: HIVoices, laboratorio residenziale su sieropositività e identità sessuale. Essendo una cosa nuova, e per essere precisi, riporto di seguito alcuni brani dalla pagina www.casserosalute.it
“HIVoices è un laboratorio intensivo rivolto esclusivamente a persone sieropositive omosessuali, bisessuali e MsM (maschi che fanno sesso con maschi), pensato NON per “convincere” a fare coming out rispetto al proprio stato sierologico positivo, ma piuttosto come uno strumento per poter vivere meglio e in maniera più consapevole la propria identità di persona sieropositiva e lgbtq. HIVoices non è un gruppo di auto-aiuto. Non è un gruppo di terapia. Non è un gruppo gay di amanti della natura. Ma piuttosto un’esperienza originale nel panorama lgbtq, un progetto pilota (…) per favorire i partecipanti nell’acquisizione di strumenti per inventare il proprio benessere, valorizzando le proprie capacità individuali, in particolare nell’affermazione e accettazione di sé.
Abbiamo pensato a una struttura residenziale, un luogo accogliente e affermativo del proprio orientamento sessuale e del proprio stato sierologico, un luogo ‘protetto’ tanto rispetto al mondo eterosessuale, quanto alla comunità lgbtq. Ai partecipanti offriamo quindi la certezza di tutela della loro privacy, in un percorso di sperimentazione nella relazione con sé e con l’altro, sul rapporto fra identità sessuale e sieropositività, un’occasione di crescita individuale in un gruppo di pari, per migliorare la propria autostima, accettazione e consapevolezza emotiva.
HIVoices è un percorso formativo costruito attorno al concetto di auto-apprendimento, attraverso attività strutturate e semi-strutturate secondo metodologie di educazione non-formale, su tematiche quali: affermazione di sé; corpo e sessualità; affettività nella cerchia di persone significative; coppia sierodiscordante e sieroconcordante; percezione da parte della maggioranza sieronegativa (o presunta tale).
Il laboratorio si svolgerà dalla sera di venerdì 24 alla sera di domenica 26 settembre 2010, in una struttura attrezzata sull’Appennino romagnolo. Il costo è di 10 € a testa. È possibile iscriversi fino a venerdì 10 settembre 2010. Il laboratorio, guidato da due sociologi con master per conduttori di gruppo, specializzati in tematiche lgbtq, sarà composto da un minimo di 15 ad un massimo di 24 persone. Per informazioni e iscrizioni: salute@cassero.it