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Con il titolo “Top of the Pop” si terrà a Bologna dal 30 ottobre al 6 novembre Gender Bender rassegna artistica multidisciplinare che quest’anno dà la parola alle star che, con la loro iconografia, hanno segnato i cambiamenti culturali e sessuali degli ultimi sessant’anni. Amplissimo il ventaglio delle proposte con film, documentari, spettacoli di danza, concerti dal vivo, uno speciale concorso dal titolo “Gender Jukebox” e alla sera party che inneggiano ai principali generi della scena dance.
Dal glam rock di David Bowie e Marc Bolan dei T. Rex, passando per i proto-metrosexual Duran Duran, fino al femminismo consumistico delle Spice Girls, la Gran Bretagna è stata sempre all’avanguardia nelle rivoluzioni del costume. Girls and Boys: Sex and British Pop racconta la storia dei mutamenti dell’atteggiamento del pubblico nei confronti della società, del sesso e dell’identità di genere dagli anni ’60 agli anni ’90, con tutta la serietà e la ricchezza dei materiali d’archivio che può offrire la Bbc. Quattro puntate in prima nazionale da non perdere per i rarissimi e straordinari filmati d’epoca e le interviste con i principali protagonisti della scena musicale degli ultimi cinquanta anni.
La buona musica non basta, comunque, a rendere grande un(’)artista, ci vuole anche chi sappia valorizzarne l’apparenza oltre alla sostanza. Due geni dell’arte fotografica contemporanea, eclettici quanto agli antipodi ed entrambi omosessuali, Annie Leibovitz e David LaChapelle sono i protagonisti di due documentari a loro dedicati: Annie Leibovitz: Life through a Lens diretto dalla sorella minore Barbara Leibovitz e David Lachapelle – du Pop Art à la Provocation della regista Hilka Sinning.
Nella danza è il corpo lo strumento con cui si comunica e può anche non essere perfetto o bellissimo. Ne è un esempio quello del coreografo e ballerino o, per meglio definirlo, interprète francese Olivier Dubois, con le sue forme tutt’altro che apollinee e il suo percorso artistico decisamente fuori dal comune. Inizia a danzare solo a 23 anni ma in dieci imporrà la sua personalità considerata folle arrivando a esibirsi persino negli show di Las Vegas di Céline Dion, da cui sarà estromesso perché “troppo presente” in scena. Dopo aver rivisitato e infranto il mito di Nijinskij al Festival d’Avignon destrutturando L’Après-midi d’un faune, a Bologna dissacra il Lago dei cigni ballando la lap dance intorno a un palo come un go-go boy nell’assolo Pour tout l’or du monde.
Ai Throbbing Gristle (www.throbbing-gristle.com) con il loro (non) suono e il loro essere coerentemente indifferenti all’adesione a un qualsiasi manifesto, non interessa piacere, né ricavar denaro, né creare una nuova tendenza culturale. Gruppo di sperimentazione e performance art fondato nel 1975, alla loro opera si deve sostanzialmente la nascita del genere musicale industrial. Il nome del gruppo deriva da un’espressione gergale della zona dello Yorkshire che significa pressappoco “erezione fulminante” e la loro ricerca si concentra nella liberazione dall’oscurantismo morale e culturale auto-imposto e/o imposto dall’alto, attraverso i parlamenti, le chiese, i mass media, la cultura mainstream in qualsiasi sua forma per quanto paradossale. In concerto in esclusiva nazionale per il festival sono sotto certi aspetti in contrapposizione al concorso Gender Jukebox, un live contest per band musicali invitate a eseguire dal vivo una cover a scelta tra le canzoni che hanno interpretato le trasformazioni del costume sessuale dagli anni ’60 ad oggi. La scelta può ricadere tra brani classici dell’immaginario gay-lesbico e brani pop, rock e metal interpretati e performati in chiave queer.
Nella sezione cinema, dal regista Yony Lesyer un film dal titolo William S. Burroughs: A Man Within sulla vita del leggendario autore beat, che per tutta la vita combatté contro la dipendenza dalle droghe, i controlli del sistema e contro se stessi. Spork, del regista e scrittore JB Ghuman Jr., è invece una colorata commedia musicale dal linguaggio sboccato, che racconta le vicissitudini di una ragazza emarginata che cerca a suo modo di sopravvivere alle scuole medie.
Per i più nottambuli la scelta delle feste spazia da Omonoia, la one night queer più amata della stagione bolognese a Heavy Fat Party, la serata house dedicata ai gay oversize e ai loro estimatori. Studio 54 è il party dedicato a far rivivere per una notte i fasti e le atmosfere del tempio della disco di New York dei tardi anni ’70, mentre Start e Closing Party, con dj guest internazionali come Dusty Kid e Marascia e allestimenti straordinari, aprono e chiudono in bellezza il programma di Gender Bender 2010.