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Tony Patrioli è un fotografo con un destino bizzarro: diventare contro il suo volere un “classico”, nonché interprete quasi unico dell’Eros omosessuale di un’intera stagione della storia italiana, a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta.
Patrioli ha creato le sue foto in un’epoca che volgeva alla fine, quella in cui la “disponibilità” dei giovani dell’arcaica e agreste Italia era leggendaria in tutta l’Europa gay più urbanizzata. Era una disponibilità non solo a darsi, ma anche a esibirsi. Provando fierezza e piacere nel vedere ammirato un corpo che secondo l’ideologia dell’epoca nessuno considerava “bello”: la bellezza era infatti una caratteristica che “apparteneva” alle donne, non ai ragazzi. Le fotografie di nudo di Patrioli (che ha come unico precursore, negli anni Cinquanta e Sessanta, il tedesco Konrad Helbig, 1917-1985) hanno immortalato gli ultimi ragazzi e gli ultimi anni di questa fase di “disponibilità” a esibirsi (e a concedersi) su una spiaggia o sulla riva d’un fosso.
La cosa più strana, che Patrioli racconta ridendo, è che le foto artistiche per cui è oggi conosciuto furono all’inizio solo un capriccio privato (in quanto prive di mercato), nato ai margini di servizi pornografici, venduti soprattutto alla rivista Doppiosenso (che per qualche anno fu in pratica monopolizzata da lui). Questo spiega la loro forza selvaggia, la loro spontaneità e immediatezza, la loro collocazione al di fuori delle mode artistiche dell’epoca (pagando un esplicito omaggio, al massimo, al solo Wilhelm von Gloeden). Sono “appunti” che fissano la bellezza d’un ragazzo, che in qualche caso era anche amante del fotografo, in altri era invece un ragazzo incontrato per strada, magari uno degli ultimi e pasoliniani “ragazzi di vita”.
Solo quando una valanga di porno “gratuito” (cioè, rubato) iniziò ad arrivare dagli Usa e rese “superfluo” il pagamento dei fotografi, Patrioli ebbe occasione di scoprire che anche le sue foto d’arte avevano un mercato, che piacevano, e che anzi alla fine interessavano addirittura più di quelle “a luci rosse”.
Ebbe inizio così la stagione in cui girò l’Italia, supportato da Ivan Teobaldelli e Felix Cossolo di Babilonia, per produrre libri di nudo con ragazzi italiani, editi in gran parte proprio dalla rivista Babilonia. Mediterraneo (1984), Lo specchio di Narciso (1987), Ephebi (1989), Cartoline (1991), Giro d’Italia (1991) e Made in Italy (1994), furono i principali volumi in cui apparve il suo ritratto d’un’Italia che stava sparendo nell’istante stesso in cui lui la stava documentando. Come detto, erano gli ultimissimi anni dell’ultima generazione che non aveva ancora sentito gli effetti di quella “liberazione sessuale” che Pasolini malediceva.
Seguendo i libri nel corso degli anni si nota addirittura nei modelli un’evoluzione fisica. E non solo nelle capigliature (nei primi anni Settanta erano di moda i capelli lunghi), ma anche nei corpi e nelle pose. Appare la nuova moda della palestra: alcuni corpi iniziano ad essere più “costruiti”. Appaiono soprattutto sguardi e pose che tradiscono la conoscenza del nudo maschile, sempre più esplicito e sempre più onnipresente, diffuso per la prima volta in quegli anni grazie alle pubblicità di moda. E sparisce la selvaggia “innocenza” dei ragazzi, sempre più consci di sé.
Nonostante Patrioli non avesse perso nulla delle sue capacità, alla fine urtò contro il fatto che il tipo stesso di modelli per cui era diventato famoso nel mondo (e che il mercato pretendeva da lui) s’era estinto. Come se non bastasse, mentre la sua fotografia era diventata sempre più soft e artistica, il nudo gay nel frattempo era diventato sempre più esplicito e hard. Tutto questo congiurò per fargli abbandonare la fotografia di nudo, a cavallo dell’ultimo decennio del secolo scorso.
Ma come sempre accade, dopo un periodo di oblio arriva una nuova generazione che non ha mai conosciuto l’artista, che lo riscopre e lo apprezza, sorpresa dal fatto che si potesse essere tanto “moderni” trent’anni prima. (Non sapendo che spesso quel che oggi appare “moderno” a chi lo vede per la prima volta è magari una citazione di qualcosa fatto, appunto, trent’anni fa). E così Patrioli sarà infine consacrato dalla prima mostra italiana delle sue fotografie tenuta in una galleria d’arte. Sabato 2 ottobre si inaugura a Brescia, presso la Wavephotogallery (via Trieste 32a), alle 18:30, la mostra monografica 70’s Men’s Portraits. La mostra, che propone cinquanta immagini (ristampate appositamente per l’occasione), resterà aperta fino al 30 ottobre. La galleria ha inoltre stampato un catalogo, il primo libro di Patrioli dopo un silenzio d’oltre quindici anni.