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Ciajkovskij avrebbe approvato. Sconvolgendo la tradizione, il suo Lago dei Cigni viene questa volta rivisitato in modo del tutto innovativo: non solo il corpo di ballo femminile viene sostituito da uno maschile, ma lo stesso ruolo di Odette, la fanciulla protagonista della storia che un crudele sortilegio ha trasformato in cigno, viene affidato a un danzatore. Artefice di uno spettacolo a metà tra balletto e musical è il coreografo inglese Matthew Bourne.
“L’idea di un uomo che personificasse il cigno aveva perfettamente senso per me: la forza, la bellezza, l’ampiezza dell’apertura alare di queste creature mi suggerisce ed evoca più facilmente la muscolatura di un ballerino piuttosto che una ballerina in tutù bianco”. Bourne, 50 anni, londinese, è oggi il coreografo-regista più celebre nel Regno Unito, cinque volte vincitore dell’Olivier Award in Inghilterra e di due Tony a Broadway, equivalenti dell’Oscar nel campo del teatro. Ha iniziato la carriera come ballerino per poi dedicarsi presto alla coreografia, fondando una sua compagnia, l’Adventures in Motion Pictures, di recente ribattezzata New Adventures. Il suo lavoro si è sempre diviso tra i capolavori della danza classica (Schiaccianoci e Cenerentola) e il musical (My Fair Lady, Mary Poppins, Oliver, Edward mani di forbice), affrontati in modo anticonvenzionale, ad esempio ambientando Cenerentola durante l’ultima guerra e trasformando il principe in un ufficiale della Raf, o catapultando Dorian Gray, la sua ultima creazione ispirata al romanzo di Oscar Wilde, che ha fatto sfracelli al festival di Edimburgo, nel rutilante mondo della moda. Swan Lake è nato nel 1995 con Adam Cooper protagonista, diventando uno spettacolo di culto soprattutto per il pubblico omosessuale inglese, dinamica confermata durante la trionfale successiva trasferta a Broadway. Anche il cinema non è rimasto indifferente: nell’ultima scena di Billy Elliot, in cui si racconta il sofferto percorso di un ragazzino con la vocazione per la danza classica, Billy, interpretato dallo stesso Cooper, danza proprio il Lago firmato Bourne. Alla trovata vincente di sostituire l’oggetto d’amore del principe focalizzandolo sia sul bellissimo cigno che su uno sconosciuto, forte e misterioso, piombato a sconvolgere gli equilibri della corte, Matthew ha aggiunto ingredienti quali lo humor e la parodia a spese della famiglia reale, vedi il chiaro riferimento alla discussa Sarah Fergusson per il personaggio della ragazza che la madre regina gli ha scelto come futura moglie. “Ho avuto l’opportunità di raccontare una storia dal potenziale eccezionale. Soddisfa la mia propensione alla satira e all’ironia, inoltre mi ha dato modo di esprimermi creando una serie di movimenti su alcune delle più belle musiche di danza mai scritte”. È innegabile che la stessa figura del principe abbia una marcata connotazione gay: è un giovanotto che non può permettersi la libertà di palesare l’oggetto della sua attrazione, in questo caso il cigno/lo sconosciuto che rappresentano bellezza e erotismo. “Sin dall’inizio non ho voluto enfatizzare la tematica omosessuale dello spettacolo, ma il pubblico gay l’ha immediatamente accolto al meglio a causa della vibrazione emotiva che emana e che quel pubblico sa cogliere più di altri. A chi obietta che è l’ennesima tragedia gay che finisce malissimo, rispondo che il protagonista è un principe, una persona speciale, fuori dall’ordinario, insomma parliamo del Lago dei cigni. Anche a me piacerebbe raccontare una storia gay con un finale positivo, ma credo che quasi tutte le storie coinvolgenti abbiano una fine tragica. Ho voluto sottolineare il crescente legame di sensibilità che si viene a creare tra il principe e lo sconosciuto: non si tratta solo di sesso, ma anche d’attrazione, di senso della perdita della persona amata, la frustrazione di desiderare qualcuno che non potrai mai avere, il dispiacere di non poter sfiorare la persona che ami. Sono tutti temi molto significativi per il pubblico glbt”. Incontriamo Matthew Bourne a Milano in occasione della presentazione alla stampa di Swan Lake che M.A.S porta in Italia subito dopo il ritorno a Broadway: lo si potrà vedere al Teatro degli Arcimboldi di Milano dal 17 al 28 novembre, al Politeama Rossetti di Trieste dall’1 al 5 dicembre e al Teatro Verdi di Firenze dall’8 al 12/12. Da lui vorremmo sapere come ha lavorato sulla difficoltà non solo del principe ma di tanti omosessuali a manifestare la vera essenza della persona, a non aver paura della propria identità sessuale, cercando di spezzare le catene esterne e interiori che impediscono di sentirsi liberi. “Quello che cerchiamo di rappresentare nella pièce attraverso la vicenda del principe è una vera lotta: lui sta combattendo con quello che sente di essere. È un tema universale, ricco di tante diverse sfaccettature. In definitiva si tratta del desiderio di essere amati: dalla propria madre, dal partner, da chiunque sia vicino a noi. Quel giovane uomo si sente terribilmente solo e ha bisogno di essere stretto in un vigoroso abbraccio, un desiderio molto radicato in tutti noi, a prescindere dalla sessualità di ciascuno”. Sorprende un po’ che anche gli spettatori più giovani, disincantati e apparentemente assai lontani da romanticismo e melodramma, cedano al fascino di questo Lago. “In materia di sessualità le giovani generazioni ne sanno certo più di noi alla loro età e non si fanno molti problemi, specialmente nelle grandi città. Ho notato che per loro non è tanto importante la storia in sé quanto il fatto che qualcuno si decida a fare qualcosa d’insolito e coraggioso nella propria vita: uno spunto che li fa riflettere, apre la mente e forse li ispira per il futuro. Non penso proverebbero le stesse sensazioni assistendo a una versione tradizionale di questo balletto e ciò mi rende fiero. È ovvio che si dica sempre che uno spettacolo è destinato a tutti gli strati di pubblico, ma so bene che lo “zoccolo duro” è rappresentato dal pubblico glbt. In questi anni ho ricevuto molti riscontri: valanghe di lettere da ogni tipo di persone, ragazzi che si sono sentiti incoraggiati a fare coming out, altri che hanno accettato la propria sessualità. Riusciamo a toccare le corde di tante persone. Al calar del sipario la settimana scorsa a Glasgow è venuta da me una signora in lacrime: aveva perso da poco suo figlio e forse nutriva dei sensi di colpa nei suoi confronti, proprio come la regina che alla fine si pente di non aver dato abbastanza amore al principe”. Matthew, osservato con occhi adoranti dai giovani allievi ballerini/e del M.A.S. (anche centro internazionale di formazione), non si sottrae ad ampliare lo spettro della conversazione e quindi gli chiediamo se teme che la vittoria dei conservatori in Gran Bretagna possa comportare un regresso negli spazi e nei diritti civili che gli omosessuali si sono conquistati. “È troppo presto per dirlo: aspettiamo di vedere le loro iniziative. Siamo però preoccupati per l’arte e la cultura in generale, per le compagnie teatrali più piccole che dipendono dai sussidi statali, ma quello che temo di più è che giovani artisti, registi e coreografi non riescano più a campare e siano costretti a cambiare lavoro. Abbiamo pagato per gli errori della sinistra, l’intervento in guerra, la crisi ma soprattutto la disillusione. Non abbiamo un leader carismatico: è terribile che il miglior oratore e catalizzatore d’interesse sia ancora Tony Blair con i disastri che ha combinato. Il suo successore, Ed Miliband, mi sembra l’alter ego di David Cameron”. Ne sappiamo qualcosa anche in Italia…