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La Siria è un paese da noi poco conosciuto, che sembra remoto, e sul quale circolano alcuni pregiudizi. L’ex presidente Usa George W. Bush lo aveva inserito nell’elenco degli stati canaglia e molti ritengono che si tratti di un covo di terroristi islamici. Niente di più lontano dalla realtà.
Bastano 2 ore e mezzo di volo Roma-Damasco per scoprire che è un paese bellissimo, molto tranquillo, pieno di cose e persone interessanti. I siriani sono un popolo laborioso e gentile, sono molto accoglienti e nessuno importuna il visitatore. Niente a che vedere con il mondo arabo maghrebino nel quale capita più facilmente di incontrare persone menzognere e pronte al raggiro. Qui abbiamo incontrato uomini dignitosi e cordiali, dei quali non è azzardato fidarsi. D’altra parte è uno stato con libertà limitate (niente giornali o tv libere, niente associazioni e partiti liberi), una polizia che controlla senza esibizioni muscolari ma con una presenza capillare, un parlamento praticamente con un solo partito (il partito Baath), il presidente Assad, al potere dal 2000, come riferimento unico esibito in foto ovunque.
Dal punto di vista gay comunque è una sorpresa! Anche per questo aspetto differisce parecchio dal Nord Africa, pur trovandoci nel pieno della cultura e della religione musulmana. È una nazione a maggioranza islamica (anche se esistono comunità cristiane e cattoliche ben radicate, in particolare a Damasco e ad Aleppo, le due città principali), ma non abbiamo notato ossessione né fanatismo. Lo stato è laico. Essere gay in questo paese è difficile ma possibile, a patto di restare piuttosto rigidamente entro certe convenzioni. Gli atti omosessuali sono per legge un reato punito con il carcere, ma non sembra affatto che i gay locali temano questo. Probabilmente le autorità preferiscono evitare lo scandalo pubblico, gli interventi della polizia, i processi ecc. come sta accadendo in Egitto e, in parte, in Marocco. Un po’ come durante il fascismo in Italia, sono la morale pubblica e la religione che badano a tenere a freno “il sottobosco omosessuale”.
La famiglia qui è ancora sacra ed esclusivamente patriarcale: le donne contano ben poco, quasi tutte sigillate nei loro abiti-scafandro, assenti dalla scena pubblica, sciamano a gruppi girando per mercati e negozi ma il potere e la libertà consentita appartengono ai maschi. E i maschi gay devono sposarsi per poter continuare a vivere le loro avventure. Oppure sognano di emigrare in Europa e in Nord America, come ci hanno detto alcuni giovani gay che abbiamo conosciuto. Su internet esiste un sito gay di lingua araba frequentatissimo e i più giovani usano ormai questo strumento per incontrarsi. Dall’Italia si possono utilizzare siti come GayRomeo e Bearwww sui quali è possibile contattare gay delle principali città siriane, ma sono poco noti nel paese. A me è servito per incontrare un trentenne damasceno di religione cristiana con il quale ho fatto una piacevole chiacchierata passeggiando per il centro.
All’apparenza non c’è niente di gay in Siria, o Surìa come pronunciano loro, ma sotto sotto… Tanto per cominciare ci sono i giardini pubblici: abbiamo incontrato gay in più di un giardino a Damasco, ad Aleppo, ad Hama, a Deir Er Zor. Sono i giardini di tutti, nel centro delle città, ma in un angolo un po’ appartato e ombroso ci siamo noi! Non si consuma mai sul luogo, è impensabile: bisogna avere una casa, oppure l’albergo (a Damasco è possibile portare ragazzi nel proprio hotel e nessuno chiede niente) o almeno un’auto.
Il giardino più gay di tutti è a Damasco, lungo la grande strada moderna a varie corsie Shoukri Al Quwatli, proprio di fronte al Museo archeologico nazionale e ai piedi dell’hotel Four Seasons. Lo raggiungiamo, per caso, una sera in cerca di un briciolo di frescura. In effetti è un po’ più fresco e poi annaffiano l’erba proprio allora, che piacere! Vediamo due ragazzi che ci sembrano gay, poi altri due. Dove siamo capitati? Ci sono anche famiglie, donne con bambini, eppure… Eppure quello è un giardino d’incontro gay senza ombra di dubbio, per chi lo sa vedere. Gay di età varie siedono soli o a coppie sulle panchine, passeggiano per i vialetti, chiacchierano, fumano sigarette, parlano al cellulare. Ci sono anche giovani prostituti, molto interessati a noi turisti stranieri appena arrivati. Ridiamo come scemi per la fortunata coincidenza: il giardino gay di Damasco proprio davanti al nostro albergo. L’atmosfera è molto tranquilla, non c’è tensione in giro, tutto è evidente ai nostri occhi ma niente è esibito e davvero riconoscibile come gay. O quasi: ogni tanto passa qualche ragazzo molto effeminato, ma nella maggior parte dei casi tutti sono abbastanza maschili.
Nelle diverse sere damascene faccio sempre un passo al giardino gay, ogni volta mi capita una piccola avventura diversa, conosco vari ragazzi. Le cose più strane e divertenti succedono sul sovrappasso pedonale che scavalca il viale trafficato all’altezza del giardino: là sopra è semibuio e dall’alto è facile controllare le scale di accesso. E quindi, di necessità virtù, i furbi e non liberi gay damasceni fanno i loro approcci là sospesi, toccandosi furtivamente e amoreggiando per un attimo, sempre con un occhio incollato alle rampe sui due lati!
A Latàkia, invece, la principale città sul Mediterraneo, esiste una spiaggia gay molto frequentata, dietro alla quale le dune servono da nascondiglio per chi desideri appartarsi. Per alzare ancora la temperatura altra risorsa sono gli hammam, i bagni turchi! A Damasco si può andare all’Al Jadid, che ha fama di essere un po’ gay (lo abbiamo individuato su qualche sito). Non avevamo l’indirizzo, solo il quartiere, quello dell’antica porta Bab El Jabieh, ma a forza di chiedere lo troviamo in una viuzza commerciale appena fuori dalle mura della città antica, quasi di fronte alla porta Bab El Jabieh: è molto vecchio, ampio, affascinante, per niente turistico. E parecchio gay. Lì si può anche consumare sul posto. È frequentato sia da gay che da marchette. Ad Aleppo invece è consigliato l’hammam Al Neheem, nascosto in un vicoletto sulla sinistra lungo la strada principale che parte da Bab Antàkia, dentro le mura antiche: nel caso capiti di passarci durante il Ramadan si troverà poca gente, ma negli altri periodi è pieno di giorno e di notte di uomini e ragazzi che vanno lì apposta per fare sesso. Ce lo raccontano due gay cristiani giovani e belli che ci spiegano come funziona là: il sesso si fa in una piccola stanza, l’unica dotata di porta (e di una vasca di acqua fredda): quando la porta è chiusa qualcuno è al lavoro e non si entra. Ci sono solo uomini gay, nessuna marchetta.
Un discorso a parte meritano i beduini delle zone interne. In particolare quelli di Palmyra, il sito archeologico più bello di tutta la Siria e forse la città romana meglio conservata che abbia mai visitato. In quanto a resti romani e bizantini il paese ne è pieno, e sono tutti meravigliosi: Apamea, Doura Europos, Bosra, Sergilla e le città morte, la basilica-cittadella di S. Simeone lo Stilita ecc. Per non parlare della bellezza di Damasco e Aleppo. Ma tornando a Palmyra gli uomini sono particolarmente disponibili: sono i beduini della steppa, allevatori di pecore, nomadi, che si accampano ancora in tende e casupole provvisorie nelle campagne pietrose. Solo che al posto del cammello ora stanno in sella a una moto, vendono cianfrusaglie ai turisti e sembrano pronti in qualunque momento a concedersi qualche erotica distrazione. Visto dalla parte del viaggiatore curioso, si tratta naturalmente di un passatempo consigliabile solo a chi sappia apprezzare la bellezza del sesso mordi e fuggi. Ma a chi è in grado di farlo, le occasioni si presenteranno numerose. Potrà trattarsi di una guida turistica che vi offre conforto in qualche angolo nascosto dell’area archeologica, di un cameriere del vostro albergo che propone il servizio in camera o una speciale visita guidata alle bellezze del giardino interno oppure ancora di un venditore di abiti tradizionali che insiste per farvi provare personalmente, al riparo da occhi indiscreti, qualche capo d’abbigliamento. L’unico problema è che spesso l’eccitazione causata dal comportamento trasgressivo rende gli attimi fuggenti davvero fulminei nella loro brevità. Pertanto è una fortuna che lungo le tappe dell’escursione accada di riuscire a coglierne più d’uno.