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Nikolay Alekseev è UN avvocato e giornalista russo ma soprattutto un attivista gay “a tempo pieno” dal 2005. Con il suo compagno ha sottoscritto una civil partnership in Svizzera e vive tra Mosca e Ginevra. È conosciuto in tutto il mondo per il suo coraggioso impegno a favore dei diritti glbt in Russia e soprattutto per la tenacia con cui ogni anno, a partire dal 2006, ha promosso il pride a Mosca, regolarmente impedito manu militari dalla polizia. Nikolay, a differenza delle forze di sicurezza moscovite, è un nonviolento convinto. Non è strano perciò incontrarlo a Roma, al congresso dell’associazione radicale Certi Diritti dove l’abbiamo intervistato.
Che rapporti hai con le autorità russe?
Sono stato arrestato sei volte, interrogato e rinchiuso in celle anonime per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. L’ultimo episodio risale al 15 settembre scorso: sono stato fermato in aeroporto a Mosca, col pretesto di controllare il mio bagaglio, mentre mi imbarcavo su un volo per raggiungere il mio compagno a Ginevra. Sono stato drogato con qualcosa che mi hanno messo in un bicchiere d’acqua, trattenuto per due giorni e poi rilasciato senza alcuna spiegazione solo grazie alle pressioni nazionali e internazionali per la mia liberazione.
Ultimamente però ti sei preso anche una bella soddisfazione…
In effetti sì. Ho sottoposto il mio caso alla Corte europea dei diritti umani che nel giro di poche settimane ha condannato la Russia al pagamento di una sanzione di circa 30.000 euro per danni e spese legali in mio favore: è stata violata la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali di cui la Russia è paese firmatario ed è tenuta a seguire le decisioni della Corte Europea, la quale ha il compito di monitorare. Vigilerò affinché le decisioni della Corte europea siano rispettate. Vorrei sottolineare che non è stata l’opposizione al governo russo e nemmeno le associazioni per i diritti umani ad aver ottenuto questo successo ma siamo stati noi gay ad aver ottenuto questa grande vittoria alla Corte Europea. La nostra lotta per i diritti delle persone omosessuali è diventata il simbolo della lotta in generale per i diritti umani in Russia.
A che punto è l’organizzazione del prossimo pride a Mosca?
Stiamo chiedendo l’appoggio e il sostegno della comunità internazionale.Combatteremo affinché il pride del maggio 2011 sia autorizzato dal governo e le persone possano manifestare liberamente per le strade, protette dalla polizia contro gli estremisti di destra appoggiati dalla chiesa ortodossa.
Tu sei credente? Come vivi la tua fede religiosa?
Sono stato battezzato come ortodosso. Ho molti dubbi ora. Quando vedo persone di questa chiesa osteggiare aspramente le nostre manifestazioni pubbliche con le icone religiose, le croci, cantando canzoni religiose e al tempo stesso ci lanciano delle uova, ci dicono che gli omosessuali dovrebbero sparire dalla faccia della terra, mi chiedo: “Perché dovrei restare in questa religione? Penso spesso di diventare ateo, buddista, non so… Ma è difficile per me fare questa sorta di ulteriore coming out perché tutte le persone della mia famiglia sono ortodosse, è un fatto psicologico legato anche alla tradizione e alla storia del mio paese.
Ci sono voci all’interno della chiesa ortodossa in Russia che combattono l’omofobia?
Quest’anno, nel 2010, un vescovo della chiesa ortodossa mi ha detto dietro le quinte di un programma televisivo: “Perché fai questo? Andrai all’inferno!”. Gli ho risposto: “Penso che tu andrai all’inferno e io andrò in paradiso perché io sto promuovendo amore, tu odio”. Non ha replicato.
Nel 2007 hai fatto outing a un deputato della Camera. Puoi spiegarci le ragioni di questa scelta?
Era il giugno del 2007. Alexander Chuev era un deputato molto omofobo e notoriamente gay: lo sappiamo perché abbiamo testimonianze di amici comuni dagli anni Novanta. Eravamo insieme in un programma televisivo nazionale che andava in onda nella fascia di maggiore ascolto. Nel dibattito era molto aggressivo, sosteneva come al solito tesi omofobe, non gli avrei fatto outing se non fosse stato così ipocrita. Quando gli ho detto che ormai tutti sanno che è gay, il presentatore ha cercato di buttarla sul ridere dicendo: “Oh, non conosco un solo gay che non direbbe a un altro uomo che è gay come lui”. Ma la faccia del deputato era bianca ormai, il suo sguardo perso nel vuoto. Dopo il programma mi ha querelato. Sei mesi dopo il talk show ha perso le elezioni per una piccola percentuale e non è stato quindi rieletto deputato: penso che l’outing abbia influito su quella piccola percentuale.
Qual è il tuo sogno più grande, o per lo meno quello che vuoi condividere con noi?
Credo nel cambiamento e vedo oggi questo cambiamento. Se restiamo uniti per la lotta per i diritti glbt in Russia, e ora come ora non possiamo non esserlo, se restiamo uniti e ci colleghiamo in Italia, in Uganda, ovunque nel mondo, allora vinciamo… Perché uniti si vince.