Seleziona una pagina

È tempo di ToGay. Ce lo ricorda lo spiritoso manifesto di Massimo Fenati – l’autore dei fumetti di Gus & Waldo, l’ormai celebre coppia di pinguini – che già da qualche mese campeggia un po’ dovunque (a cominciare dal sito www.tglff.com). L’anno scorso il festival ha celebrato alla grande i propri 25 anni con un significativo aumento di pubblico e di incassi. Merito anche di un programma capace di coinvolgere quanto più possibile la città, ideato dal nuovo staff, confermato anche quest’anno e formato da Fabio Bo, Angelo Acerbi, Margherita Giacobino e Alessandro Golinelli.
Quest’anno il cartellone è un po’ ridotto, anche per qualche comprensibile taglio economico, ma si presenta comunque godibilissimo. Dopo alcuni anni si svolgerà nuovamente al cinema Massimo, vicino al Museo Nazionale del Cinema, il quale dal 2005 gestisce e amministra il festival (il primo e il più antico nel suo genere in Europa nonché terzo nel mondo).
Come sempre ci saranno tre premi, decretati da tre giurie internazionali: lungometraggi, cortometraggi e documentari. Tradizionalmente ha largo credito anche il premio voluto dal pubblico. Inoltre verrà assegnato il Premio Dorian Gray che l’anno scorso, alla sua prima edizione, andò a James Ivory e che sarà consegnato a una personalità che ha contribuito in maniera rilevante al cinema glbt.
Il film di inaugurazione – che sarà proiettato all’UCI Cinemas Lingotto – sarà Fyra år till – Four More Years, diretto dallo svedese Tova Magnusson-Norling, una divertente commedia sull’amore fra due leader politici svedesi di opposti partiti. Il film di chiusura sarà invece You Should Meet my Son!, di Keith Hartman (Usa), una commedia su una mamma conservatrice che, scoperto che il suo unico figlio è gay, decide di trovargli un compagno.
Tra i lungometraggi spiccano tre film asiatici. Il cinese Bad Romance (François Chang) fa vedere, anche con scene di sesso esplicite, alcuni amori consumati velocemente in una Cina affascinata dal mito dell’Occidente. Il filippino Muli (Adolfo Alix Jr.) ha un respiro epico: tra Jun, che gestisce un resort, e il giovane Errol nasce una relazione che dura ben trent’anni, sullo sfondo delle Filippine che cambiano. Il surreale ma coinvolgente Insect in the Backyard è diretto dalla transgender thailandese Thanwarin Sukhaphisit; colpito dalla censura dello stato asiatico, racconta una famiglia atipica, con al centro la transgender Tanya. Decisamente inusuale è lo spagnolo 80 egunean – 80 anni, di Jon Garaño e José María Goenaga, che racconta la storia d’amore di due donne anziane. Tomboy, della francese Céline Sciamma (premiato al Teddy a Berlino), è viceversa un film delicatissimo sulla sessualità preadolescenziale, con una bambina di 10 anni che si fa credere maschio, col risultato di far invaghire una sua amica.
Alcuni fra i cortometraggi si preannunciano molto interessanti. Il brasiliano Eu Não Quero Voltar Sozinho, di Daniel Ribeiro, racconta di un quindicenne cieco che si invaghisce di un coetaneo. L’argentino Uniformadas, di Irene Zoe Alameda, è su una bambina che sa con chiarezza di essere lesbica e se ne infischia del giudizio degli altri. Sembra molto bello il cileno Blokes, di Marialy Rivas, ambientato durante la dittatura nel paese sudamericano, che narra di un ragazzino ossessionato dalla bellezza del suo giovane dirimpettaio.
Tra i documentari emerge l’ultima opera di Rosa von Praunheim, una delle figure più prestigiose del cinema gay: Die Jungs Vom Bahnhof Zoo – Rent Boys, che, incentrato sulla prostituzione maschile che gravita attorno a una celebre stazione di Berlino, racconta le storie vere di cinque rent boys, tre dei quali romeni. We were Here di David Weissman (Usa) ricostruisce gli anni difficili in cui l’Aids arrivò a San Francisco; Becoming Chaz, di Fenton Bailey e Randy Barbato (Usa), racconta la storia di Chaz (prima Chastity) Bono, il figlio della cantante Cher e di Sonny Bono, che ha cambiato sesso; il tedesco Çürük (Ulrike Böhnisch) è sull’omosessualità in Turchia mentre 365 Without 377 di Adele Tulli è prodotto da Ivan Cotroneo.
I film non in concorso vengono proposti in tre sezioni denominate “Binari”. Nei Binari lungometraggi c’è l’ultima opera di Roberto Cuzzillo, il regista di Senza fine: Camminando verso, che narra la storia d’amore fra Antonia e Emina, la quale nasconde però un oscuro passato, che allarga il discorso alla ex Jugoslavia, tra vittime e carnefici.
Nei Binari cortometraggi c’è attesa per il cinese Wu Yan Hua, Mi Le Guo (Tiramisu), di Shen Weiwei, che racconta una storia d’amore e di sesso di grande intensità, fuori da ogni cliché. Porno Melodrama, del lituano Romas Zabarauskas, è imperniato sul triangolo tra un attore porno, la sua ex fidanzata e l’uomo di cui è innamorato. Toiletzone, del francese Didier Blasco, è ambientato in una toilette di un centro commerciale, di fatto uno dei luoghi più frequentati di battuage. The Clerk’s Tale è dell’attore James Franco, molto amato dal pubblico gay.
Nei Binari documentari c’è Gen Silent, di Stu Maddux (Usa) – che racconta le amare vicende di tanti lgbt che per anni hanno lottato per la conquista di tanti diritti e oggi, anziani, vivono tra discriminazione e solitudine – e l’italiano Augusta di Vincenzo Facente, che ripercorre la maniera di esibirsi nei locali gay torinesi, dagli anni Settanta, con i primi spettacoli en travesti, fino alle odierne drag queen.
Anche quest’anno ci sono tre Focus, che mettono la lente d’ingrandimento su argomenti specifici, estremamente attuali. In “Iran. Nodo alla gola” si fanno notare Quelque jours de répit, del regista beur Amor Hakkar, con Marina Vlady, e il documentario di Alessandro Golinelli e Rocco Bernini Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s Case. Qui, attraverso il caso di Ebrahim Hamidi, vengono ricordate le storie di tanti gay iraniani che sono stati impiccati, allargando il discorso al contesto sociale della pena di morte in Iran, che interessa anche i minorenni, come Hamidi all’epoca del suo arresto.
“Omofobia, L’odio mangia l’anima” è sull’omofobia nel mondo. Tra gli altri film, c’è Beauty and Brains, di Catherine Donaldson (Gran Bretagna), sulla situazione dei transessuali in Nepal, vessati, ricattati e regolarmente vittime di abusi sessuali.
“Cinema e Moda” è dedicato al mondo glamour della moda e alle sue contaminazioni con il cinema. Assieme a film importanti come Cenerentola a Parigi (Stanley Donen, 1957) e Imagine. Annie Leibovitz: Life Through a Lens (Barbara Leibovitz, 2008) ci sono due doc molto attesi: Veruschka. A Life for the Camera, di Paul Morrissey e Bernd Böhm, e Yves-Saint Laurent – Pierre Bergé: l’amour fou, del francese Pierre Thoretton, che rievoca appassionatamente la storia d’amore fra lo stilista francese e Pierre Bergé.
“Vintage Italia 150” è il primo appuntamento di una nuova sezione che presenta film recuperati, dimenticati o di culto. Quest’anno protagonista è l’Italia, con 11 proiezioni che recuperano stralci di memoria del nostro cinema a tematica. Con titoli famosi – come Il conformista, Bionda fragola e Marciando nel buioce ne sono altri meno noti, ma quanto mai interessanti: Quartetto Basileus (Fabio Carpi), Vita di ballatoio (Daniele Segre), Quam mirabilis (Alberto Rondalli) fino a Mirna, l’ultima opera di Corso Salani, l’attore e regista scomparso lo scorso giugno. Completa la rassegna una delle opere più importanti del nostro cinema, che ricorda il 150° anniversario della nostra patria: Senso (1954), in cui Luchino Visconti ha riletto il nostro Risorgimento.
“Midnight Madness”, presentato da Dario Argento, è il momento ideato per godere di “notti eccessive”, con B-movies, pornotrash e camp. Tra i titoli c’è Slice, un film pieno di suspense del thailandese Kongkiat Komesiri, che ruota attorno a un serial killer.
10 sono i film di “Open Eyes 2011. Lesbian Romance”, impregnati di amore e sesso. Tra essi, due sono della scrittrice e regista inglese Shamin Sarif (The World Unseen e I Can’t Think Straight) e due della statunitense Nicole Conn: il famoso Claire of the Moon (1992) e Elena Undone. Interessante si preannuncia il film tv inglese The Secret Diaries of Miss Anne Lister (James Kent). Quest’ultimo si basa sul diario di Anne Lister, imprenditrice e viaggiatrice e soprattutto una lesbica che sfidò il perbenismo dell’Inghilterra dell’Ottocento, vivendo apertamente con la sua compagna. Il suo cospicuo diario, scritto con un codice particolare, è stato decifrato solo pochi anni fa, non senza molte difficoltà.
Un’edizione stimolante, dunque, in cui assieme ai soliti temi tipici della tematica gay (dai quali curiosamente manca il coming out) – il rapporto di coppia, il sesso (anche spinto), la famiglia, la prostituzione, il sadomasochismo, l’omofobia – compaiono molti film sui rapporti fra generazioni e con insoliti protagonisti, come i bambini, gli adolescenti e gli anziani. Il tutto condito da un sentimentalismo romantico, comune a molti film.