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Una delle nostre tipiche lamentele italiane è che qui da noi non cambia mai niente. C’è di sicuro un fondo di verità in questa deprimente convinzione, ma sarebbe più utile pensare che la possibilità di accelerare il cambiamento dipende anche da ciascuno di noi. Magari poi scopriamo che è proprio così. È forse questa la scommessa più importante dell’appuntamento di Europride, rispetto al quale, in una prospettiva storica, possiamo già registrare segnali incoraggianti, malgrado l’immane complessità che comporta organizzare un evento di queste dimensioni.
Chi si ricorda il clima che precedette, solo unidici anni fa, la storica manifestazione del Worldpride che proprio a Roma in pieno anno santo portò in trionfo la contraddizione vitale delle istanze glbt? Un’atmosfera drammatica, da fine di mondo, con il Vaticano che strepitava contro la ferita inferta al cuore della cristianità e l’allora presidente del consiglio Giuliano Amato che interveniva in parlamento per dire che “purtroppo” (e non si è mai chiarito se l’espressione fosse o meno ironica) la costituzione garantiva persino agli omosessuali il diritto di manifestare pacificamente. Divisioni aspre, tra i non molti che sostenevano l’iniziativa, i parecchi che ne chiedevano la cancellazione coatta e una maggioranza culturale come sempre filistea che bollava preventivamente il cattivo gusto dell’ostentazione della diversità. Tutte quelle polemiche si dimostrarono poi alla fine un formidabile strumento promozionale, la manifestazione fu un grande successo e costituì un effettivo punto di svolta nella percezione della questione glbt in Italia.
Oggi invece, sarà che i nostri avversari più accaniti si sono fatti furbi, non c’è nessuna crociata in corso. Eppure questo non si sta rivelando uno svantaggio, perché anche senza cagnare create ad arte il consenso e la disponibilità verso Europride si dimostrano più ampi che nel recente passato. Si sono fatti avanti sponsor importanti che non temono di legare la propria visibilità alla nostra e le trattative con le istituzioni politiche locali si stanno svolgendo, se non proprio spedite, quantomeno con molto fair play. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, per fare l’esempio significativo di un personaggio che fino a poco tempo fa si schierava senza se e senza ma sulle posizioni oltranziste della precettistica vaticana, ha aperto i cordoni della borsa garantendo un contributo economico alla manifestazione e promesso l’utilizzo, per iniziative collegate a Europride, di spazi prestigiosi come il Museo d’arte contemporanea (Macro) e il nuovo Auditorium. E il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, da sempre sensibile al tema dei diritti glbt, ci ha messo letteralmente la faccia. È infatti tra i numerosi volti noti che si sono prestati a registrare gli spot promozionali che si accumulano con il passare delle settimane sul canale YouTube di Europride. “Vi aspettiamo tutti a giugno per Europride”, dichiara nel video. “Sarà in primo luogo una grande festa per riconoscersi, per scambiarsi idee e per discutere. Sarà una grande occasione di testimonianza, per tenere alta la bandiera dei diritti, ma sarà anche una grande occasione per dimostrare che le differenze non sono un problema ma una grande opportunità”.
Più scanzonati nella forma, se non nella sostanza, i videomessaggi dei personaggi del mondo dello spettacolo. Come il Trio Medusa, che invita tutti a essere presenti per combattere contro una brutta malattia, che dopo un po’ di cazzeggio per creare suspence si scopre essere la stupidità. Stilisticamente monumentale invece (e non poteva essere altrimenti) la benedizione di un’icona indiscussa come Patty Pravo con le note di Pensiero Stupendo in sottofondo. Commovente, invece, il filmato di cinque minuti realizzato da Famiglie Arcobaleno che dà la parola ai bambini che stanno crescendo in famiglie omogenitoriali. Sara, Joshua, Michele, Lia, Lisa Marie, Federico, Margherita… Basta guardarli e ascoltarli per capire ciò che non ci dovrebbe essere alcun bisogno di spiegare, ovvero che sono bambini belli e sereni come tutti gli altri. Quello che gli manca sono alcune garanzie che uno stato punitivo nei confronti delle scelte di vita non conformi delle persone si ostina a negare. Anche questo è un contenuto forte di Europride. Il filmato circola tranquillamente in rete senza provocare gli allarmismi reazionari inevitabili fino a qualche tempo fa. Si è anzi guadagnato anche una recensione molto simpatizzante sul sito web del Corriere della Sera. Chi ha detto che non cambia mai niente?
I più lenti a ingranare la marcia si dimostrano come al solito i politici che stanno in parlamento. Basti pensare che all’appello ad aderire a Europride inviato a tutti i deputati e senatori hanno risposto affermativamente finora in poche decine. Citiamo doverosamente i virtuosi: Antonio di Pietro e l’Italia dei valori, i Radicali Italiani al gran completo e un pugno di rappresentanti del Pd: Paola Concia, Gianni Cuperlo, Barbara Pollastrini, Jean Léonard Touadi. Tra i senatori, addirittura, si registra l’unica e solitaria adesione di Emma Bonino. Speriamo che sia solo questione di disguidi postali…