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È una delle ultime novità del magmatico universo della Rete: il proliferare – a volte persino indiscriminato – di vere e proprie situation comedy a episodi realizzate apposta per il web, in streaming o diffuse tramite YouTube, spesso artigianali ma non solo. E non solo etero. Infatti oltre a titoli già must come la giovanilista Clark and Michael commissionata dalla Cbs, la fanta-tecno Red vs. Blue in animazione o la nostrana Sithome, sceneggiata dagli utenti, iniziano a pullulare, soprattutto in America, le web sitcom a tematica glbt.
Spesso si tratta di parodie di celebri telefilm come la ridanciana Gay’s Anatomy, dove un gruppo di giovani urologi gay si contende i pazienti per flirtare con loro (malattie veneree permettendo) oppure la campissima Gay Top Gun in cui la nota scuola di piloti del film cult di Tony Scott con Tom Cruise è popolata da omosessuali in divisa con un debole per la disco music, sempre pronti a ballare scatenati In the Navy. In Chico’s Angels, invece, le leggendarie investigatrici alle dipendenze di Charlie diventano tre drag latine cotonate e pasticcione.
La tendenza dominante è la sit comedy urbana su un gruppo di amici gay-lesbo, più o meno allargato ad amicizie etero, non priva di stereotipi: di solito i protagonisti sono bellocci, con case eleganti, professionalmente realizzati e spesso newyorchesi come In Between Men, dalla confezione professionale ma fin troppo patinata. Più interessante, anche perché incentrata sulla prevenzione dell’Aids e il problema della discriminazione omofobica, è In The Moment, prodotto dal Los Angeles Gay and Lesbian Center. Tra le più spassose segnaliamo The Cavanaughs, ideata da Adrian Morales, in cui un gruppo di amici cerca di realizzare proprio una sitcom, in un continuo scavalcamento metafilmico di realtà e finzione mentre un po’ tirata via e ai confini del pecoreccio è la filotrash Brooklyn is For Lovers.
Alcune sembrano quasi appartenere a un sottogenere riservato alla comunità nera, come Christopher Street o Drama Queen. Tra le più curiose spicca la web-soap ironica e retrò I Love Dick in bianco e nero, diretta in stile vintage da Brian Pelletier e scritta da Tony Jerris ispirandosi al cult anni ’50 I Love Lucy. Per i più giovani c’è la musicarella The Battery’s Down, ideata da Jake Wilson sulla falsariga di Glee, su un giovane attore gay che cerca di sfondare a Broadway. Vanta camei deluxe di Whoopi Goldberg, Cheyenne Jackson e Jesse Tyler Ferguson di Modern Family.
Ma tra le migliori in assoluto è da annoverare la spagnola Gayxample che in breve tempo è diventata un piccolo fenomeno del web con più di 15.000 contatti al giorno. Ambientata nella zona gay dell’Eixample, quartiere centrale di Barcellona, porta la firma di un italiano, il milanese 55enne Giuseppe Storelli. È composta da dieci episodi piuttosto curati, di circa un quarto d’ora ciascuno, pubblicati ogni sabato sul sito www.gayxample.net – dal 14 maggio si potrà vedere l’ultimo – con sottotitoli in otto lingue tra cui l’italiano e ricchi extra quali making of, interviste agli attori, un blog e vario materiale fotografico. I protagonisti sono sette personaggi principali, non solo gay, tra cui una coppia convivente composta da un palestrato e un ex etero con figlio, il nipote di quest’ultimo turbato dalla scoperta dell’omosessualità dello zio (rappresenta il punto di vista esterno al mondo gay e ha un ruolo significativo e ben scritto), l’adolescente inquieto, gigolo ma anche drag queen, la moglie maltrattata dal marito, eccetera. Emerge con solarità e ottimismo quell’isola felice che è il mondo omosex di Barcellona ma con uno sguardo sensibile e attento anche alle dinamiche interne delle unioni gay e un livello di recitazione decisamente sopra la media.
“Anche se è in corso un processo di normalizzazione” – spiega Storelli sul sito – “ancora troppo spesso si parla del nostro collettivo in modo molto stereotipato. Vogliamo intrattenere tutto il pubblico, a prescindere dalla sua condizione sessuale. Raccontiamo semplicemente situazioni e realtà che hanno a che vedere con il mondo omosessuale dalla nostra prospettiva, ma chiunque può identificarsi con i personaggi, ridere o piangere con loro”.
Per quanto riguarda le serie lesbiche, anche se alcune sembrano un po’ scimmiottare il tele-archetipo saffico rappresentato da The L Word, come 3Way, Anyone But Me o lo spagnolo Apples, di solito spaziano un po’ di più rispetto ai generi: dall’investigativo B. J. Fletcher – The Private Eye su una detective butch all’action adrenalinico tedesco Emma Stahl, intrepida agente speciale del fantomatico reparto di polizia EuForce. Bad girls bisex sono invece le protagoniste di Girl Trash, una serie piuttosto noir su gang criminali che si dividono la scena del crimine losangelino mentre virano sul romantico sia Joni & Susanna, sulla complessa relazione tra una ragazza etero e una gay, a cui il sito After Ellen dedica un piccolo peana di apprezzamenti, e Seeking Simone, ambientata a Toronto e la cui prima stagione è interamente sottotitolata in italiano.