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Abbiamo incontrato lo scrittore Alessandro Golinelli per sapere qualche cosa di più su Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s Case, il documentario girato assieme a Rocco Bernini (col quale ha già lavorato assieme in Fi Jerda – Il campetto), che ha ricevuto un ottimo riscontro al ToGay e al Festival Mix di Milano. Un lavoro che scava a fondo e parla con intelligenza dell’Iran, un paese soggetto a un regime tremendo e sanguinario e omofobo come pochi altri.
Come è nata l’idea del documentario?
Quando lo scorso anno venne alla ribalta Sakinah Ashtiani, uno dei suoi avvocati, Mohamad Mustafaei, segnalò anche il caso del minorenne Ebrahim Hamidi, che durante una rissa avrebbe tentato di violentare un rivale e per questo è in attesa di essere lapidato. Nessuno ne ha parlato e quindi abbiamo cercato di farlo noi.
In quanto tempo è stato realizzato? Come ti sei diviso il lavoro con Rocco Bernini?
La produzione è iniziata a fine settembre ed è finita praticamente pochi giorni prima del festival di Torino. È molto difficile spiegare come ci siamo divisi il lavoro. In pratica, io mi sono occupato soprattutto di reperire il materiale mentre Rocco ci ha messo molto del suo dal lato tecnico, è stato lui a montarlo. Molte idee creative si sono però sviluppate in simbiosi e sarebbe difficile dire da chi provengono.
A Torino è stato presentato nell’ambito del Focus “Iran, nodo alla gola”, curato da te che sei uno degli organizzatori del ToGay. Qual è nato prima: il focus o il documentario?
Sono nati insieme, con l’idea di concentrarci sul caso di Ebrahim Hamidi e sull’Iran. Credo si possa dire che il documentario è stato il perno del Focus, attorniato da altri, interessanti filmati sull’argomento.
Nel documentario ci sono alcune scene, anche particolarmente cruente, e numerose informazioni su tanti giovani perseguitati o condannati dal regime iraniano. Come avete fatto a reperire questo materiale preziosissimo, anche se talora terribile a vedere?
Navigando, cum grano salis, su internet: in rete c’è moltissimo, ma bisogna conoscere un po’ di lingue e magari avere un po’ di esperienza, cercando con ostinazione, per ore e ore.
Raccontaci dell’incontro con l’avvocato Moustafaei. Ha detto qualcosa di più di Ebrahim Hamidi, del quale sappiamo veramente molto poco?
Moustafaei è una persona straordinaria: nonostante si porti il peso di moltissime persone che ha visto giustiziare, ha uno sguardo e un sorriso di una serenità contagiante. Era un bambino di strada, diventato avvocato per difendere soprattutto i minorenni, i suoi compagni di vita. Non ci ha detto molto di Ebrahim Hamidi perché ha preferito parlare in generale.
L’omofobia in Iran venne alla luce in occidente soprattutto a partire dal 2005, con le foto tremende di due ragazzi impiccati per omosessualità. Da allora secondo te la situazione in Iran è peggiorata ulteriormente? E l’occidente ha fatto tutto ciò che avrebbe potuto fare?
La situazione in Iran peggiora di giorno in giorno. Meno consenso ha il potere, e ne ha sempre meno appunto, e più diventa dispotico, violento e terrorista, nel senso etimologico del termine, cioè governa col terrore. Le esecuzioni capitali negli ultimi anni sono aumentate a vista d’occhio: tra il 25 aprile e il 9 maggio sono stati impiccati tre minorenni. Solo a gennaio del 2011 ci sono state 96 impiccagioni. Per quanto riguarda i gay in particolare i dati vengono tenuti sempre più nascosti, ma la paura contagia anche loro, e sono sempre di più i richiedenti asilo all’estero. Purtroppo però molti paesi l’asilo lo negano e questo è gravissimo.
Il giudizio che date sul governo di Ahmaddinejad è giustamente drastico. Secondo te il popolo iraniano, composto per lo più da giovani, riuscirà a estirpare questa tremenda dittatura?
Prima o poi sì, è inevitabile. Ma il prezzo di sangue sarà altissimo. La cosiddetta primavera araba probabilmente darà una mano, sempre che i paesi coinvolti non virino verso regimi integralisti islamici. Ma la riconciliazione fra Hamas e Olp in Palestina, per esempio, è già un segnale in tal senso, significa che le forze più estremiste scendono a dei compromessi per non ritrovarsi isolate. Se l’Iran si ritroverà isolato anche da tutto il mondo islamico forse… Anche l’occidente può fare qualcosa, ma l’Iran ha il petrolio e fino a che si continueranno a fare affari d’oro con quello….
Avete altri progetti su quest’argomento o più in generale di cinema?
Abbiamo due progetti: un documentario sulla primavera araba e sui diritti sessuali e poi un film di fiction in cantiere. Ma l’Italia non è un paese in cui la creatività venga poi molto sostenuta, ed è difficile trovare finanziamenti e sponsor. Vedremo.