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Fino a non più di cinque anni fa di Vincenzo Galdi, fotografo di nudo che concluse la sua attività nel 1907, non si sapeva nulla. Neppure le date di nascita e di morte. Le notizie si sono accumulate di recente, in margine alle ricerche fatte sui suoi più celebri predecessori Wilhelm von Gloeden (1856-1931) e Wilhelm von Plüschow (1852-1930). Ed oggi uno splendido libro-catalogo, stampato dalla galleria francese “Au bonheur du jour” (Galdi secret. Photographies, portraits et nus 1890-1920, 2011, 55 euro www.aubonheurdujour.net) propone infine il primo studio monografico su di lui.
Galdi è un personaggio piuttosto curioso. Nato a Napoli nel 1871, divenne attorno ai sedici/diciott’anni uno dei modelli preferiti di Wilhelm von Plüschow, che fu il primo in Italia a realizzare foto di nudo maschile su scala commerciale. Quando Plüschow si trasferì a Roma, attorno o poco dopo il 1890, portò con sé Galdi come assistente (e, conoscendolo, certamente come amante, anche se nelle foto di nudo di donne Galdi mostra una chiara predilezione personale che nelle foto di Plüschow manca, portandoci a concludere che Galdi fosse eterosessuale, o comunque molto bisessuale).
Con Plüschow Galdi apprese l’arte – difficile, in quell’epoca in cui non esistevano esposimetri e otturatori – della fotografia. La cosa è documentata dal fatto che esistono fotografie di modelli e di luoghi di Plüschow (come la celebre terrazza in via Sardegna 34) in immagini dotate del timbro-firma di Galdi. Nonostante si sia rivelato un ottimo allievo, producendo immagini di studio bellissime e di splendida resa artistica, Galdi creò subito un “suo” stile personale, che lo distanzia da quello di Plüschow.
E proprio come la produzione di nudo maschile del suo maestro si distingue, per il carattere molto più immediato ed erotico, da quella del più celebre cugino e collega Wilhelm von Gloeden (con la quale è stata spesso confusa) così la produzione di Galdi si segnala per un approccio all’erotismo molto più esplicito, crudo, diretto, fino a sconfinare nella vera e propria pornografia, con rappresentazioni d’atti sessuali sia eterosessuali che omosessuali. Questa produzione pornografica, anch’essa presente in una piccola sezione del libro (anche se su qualche attribuzione io qualche dubbio lo avrei, data la qualità veramente scadente) si caratterizza per una cura estetica molto inferiore, come se Galdi volesse andare al dunque senza orpelli, per dare al cliente ciò che davvero gli importava. Questa produzione di adolescenti in situazioni sessuali, da soli o a due, dimostra come l’accusa con cui Plüschow fu processato nel 1907 e costretto a chiudere bottega (aver fatto il magnaccia oltre che il fotografo) corrispondesse al vero. Molti “turisti sessuali” dell’epoca usarono certamente quelle immagini di nudo come catalogo d’ordinazione del ragazzo da farsi presentare dal troppo intraprendente fotografo tedesco.
Per un po’ Galdi condivise studio, abitazione e modelli con Plüschow. Una lettera del 1896 di un collezionista (gay) americano, Theodore F. Dwight (1846-1917), ce lo mostra ancora “padrone di casa” nello studio del padrone, che Dwight stava visitando per i suoi acquisti: “Chi è che càpita dentro se non un bellissimo italiano, coi capelli neri e i baffi, di fisico piuttosto vigoroso, spalle ampie, sui 24 anni d’età, che sembrava ansioso di farsi notare e che si comportava da padrone del posto? Lì ho appreso che si trattava di Vincenzo Galdi, il modello di tante delle nostre foto. Ha posato per quelle in cui è seduto sul muretto, con una fascia intorno alla testa, e assieme a Edoardo, il giovane più bello, in un numero infinito d’altre foto”.
Attorno al 1900 Galdi, ormai sposato, apre uno studio autonomo, indicato sui timbri delle sue immagini in “Via Sardegna 55, presso la via Campania” (in realtà a pochi passi dallo studio di Plüschow, che era in via Sardegna 34), oppure in “Via Campania lettera B”, poi “Via Campania 45”. Quindi, sempre a pochi passi dall’ex datore di lavoro. Al momento non è dato sapere su che basi sia avvenuta la separazione; è però certo che Galdi portò con sé e iniziò a vendere con il proprio timbro una serie di negativi di foto degli anni precedenti. Questa circostanza ha creato non pochi problemi nel riconoscimento della produzione di Galdi, dato che esistono positivi diversi delle stesse immagini che portano ora il suo timbro, ora quello di Plüschow. Il nuovo catalogo francese molto opportunamente fa uno sforzo sovraumano per mettere un po’ d’ordine in questo caos, riuscendoci grazie alla pubblicazione di moltissime foto inedite timbrate dal solo Galdi. Anche così, però, a mio parere sulle attribuzioni a Galdi di foto prive di timbro fatte in questo catalogo c’è un bel po’ da eccepire: alcune infatti sono indubitabilmente di Plüschow, risalendo al primo periodo napoletano (vi appare la terrazza di Posillipo), quando Galdi era ancora solo un ragazzo.
Al contrario, si sono rivelate opera di Galdi molte delle foto, fin qui attribuite ipoteticamente a Plüschow, che mostrano in modo più smaccato una vena sessuale. Se Plüschow è stato il vero primo fotografo “commerciale” di nudo maschile in Italia, Galdi lo ha superato su questa strada, intuendo fin troppo precocemente le dimensioni “industriali” del mercato della foto pornografica. La sua è infatti una produzione che spazia su tutte le nicchie di mercato: dalla produzione artistica, esteticamente molto curata e sempre molto “soft”, giù giù fino a quella porno, destinata a essere stampata in piccolo formato per contenerne i costi, decisamente seriale e concentrata sui dettagli del sesso dei protagonisti, infischiandosene della messa in scena. Oltre a ciò Galdi accentua, rispetto a Plüschow, la produzione di foto di nudo femminile: non è chiaro se ciò sia avvenuto per la sua evidente predilezione personale per le donne, o se per una strategia intesa a evitare la concorrenza del più affermato studio di Plüschow.
Ovviamente, tutto questo spassarsela ai margini della legge non poteva durare in eterno. Nel 1907 l’ondata di scandali a tematica omosessuale che come un’isteria collettiva spazzò l’Europa toccò anche Plüschow, che subì una doppia denuncia per “prossenetismo” e “corruzione di minori”. Se la seconda pare essere stata ritirata pagando il padre del minorenne coinvolto, la prima fece il suo corso fino in fondo, e Plüschow dovette abbandonare la professione prima e l’Italia poi. E quasi per caso, nei documenti che riguardano lo scandalo Plüschow, appare la notizia che anche un altro fotografo romano di nudo, G.[aldi], era stato arrestato e condannato per “oltraggio alla morale”. Xavier Mayne ci fa sapere nel 1908, nel suo The Intersexes: “Un altro noto fotografo romano di modelli nudi, G…., è stato arrestato e condannato per “oltraggio alla pubblica morale” circa nello stesso periodo, a causa di “studi” fotografici eccessivamente audaci in vendita ovunque, anche a Roma”.
Dopo lo scandalo e la condanna, non si ha più notizia di una produzione fotografica di Galdi. Che però seppe rifarsi una vita. Si sposò, ebbe dei figli, aprì a Roma una galleria d’arte in via del Babuino, che diresse fino alla morte (nel 1961) e che fu rilevata dai suoi eredi. Anche se questo catalogo non risolve tutti i dubbi su Galdi (tra i punti deboli: non è stata compiuta una ricerca sui quotidiani del 1907 per sapere del processo; nulla viene detto sull’attività della Galleria Galdi di Roma; sono state inserite foto prive di timbro, alcune delle quali non si direbbero proprio opera sua; la serie di foto marchiate “Al” sul retro, presentata come frutto d’un viaggio in Algeria, comprende anche ragazzi non circoncisi, uno dei quali ha in mano un tamburello siciliano…). Tuttavia costituisce un punto fermo nella definizione della figura artistica di questo fotografo, e vale pienamente il prezzo – non certamente “popolare” – che costa.