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A furia di lamentare lo scarso apprezzamento che editori e lettori italiani dimostrano verso il fumetto gay, ci dimentichiamo di chi il fumetto gay lo fa comunque, ad ogni costo, senza perdere tempo a recriminare e senza cercare riconoscimenti effimeri, spinto solo da una smodata passione. Uno di questi è Mauro Padovani, classe 1971, originario di Lavagna, nel genovese, dove vive e lavora, anche se nei fine settimana vola spesso in terra belga, nella quale lo aspetta il fidanzato che vive laggiù.

L’opera tenace di Padovani è ancora più ammirevole se consideriamo che i fumetti li realizza nel tempo rubato alla sua occupazione principale, decisamente distante dai più triti stereotipi sugli omosessuali. “Sono diplomato come tecnico per impianti termici e di mestiere faccio l’idraulico. Non ho mai avuto problemi di discriminazione, però è anche vero che quando lavoro non si parla molto, le relazioni tra colleghi sono ridotte al minimo. Di certo ho verificato che nei cantieri c’è un forte machismo. Alcune persone comunque sanno di me e per loro non è un problema, io non sbandiero la cosa e mi faccio i fatti miei. Al di fuori del lavoro di idraulico, ovviamente, tutti i miei amici sanno che sono gay.Io ho preso consapevolezza di me molto tardi, per questo a scuola non ho avuto particolari problemi. In famiglia non avevano mai capito la mia situazione forse perché facevo fatica a capirla io stesso, così quando l’ho detto ci hanno messo un po’ ad accettarlo”. Il pretesto per parlare del lavoro di questo misconosciuto quanto talentuoso fumettaro nostrano ce lo fornisce l’uscita del suo ultimo lavoro a tema pornografico, Winter’s Moon, uscito per ora solo in Francia (e solo in francese) per H&O Editions, casa editrice specializzata nel fumetto omosessuale erotico e che annovera tra gli autori pubblicati anche gli italici Franze&Andärle di Black Wade (vedi Pride n. 124). Potete ordinarlo dal sito: ho-editions.com. Ciò che distingue questo albo dai tanti fumetti pornogay pubblicati nel mondo è di certo l’ambientazione western. Anche se le affinità tra le due opere sono piuttosto labili, il pensiero, per tutti i gay cinefili, non può non correre direttamente allo splendido film di Ang Lee di qualche anno fa, I segreti di Brokeback Mountain, dove l’amore impossibile tra Jack ed Ennis sbocciava in una cornice western sui generis. “Per Winter’s Moon non mi ci sono ispirato direttamente, però quel film ha modificato per sempre l’immaginario”, ammette Padovani. “Ha mostrato al pubblico che l’omosessualità è una cosa possibile anche nel selvaggio e macho West. Per me poi quella pellicola è particolarmente importante: dopo averla vista al cinema ho deciso di fare coming out con la mia famiglia! Penso che il western si presti molto a essere contaminato da altri generi come l’horror o la fantascienza. Allora perché non farlo anche con le tematiche omosessuali?”.

È il 1869 e nel Sud Dakota il fattore David Walters intreccia una torrida relazione clandestina con Winter’s Moon, figlio di un capo indiano locale. Entrambi sanno che incorrerebbero nelle ire dei rispettivi padri se la loro storia diventasse di pubblico dominio. A rovinar la festa ai due amanti ci si mette dapprima Wild Wind, corteggiatore respinto dal giovane nativo e che per vendicarsi rivela tutto al capo tribù; poi una banda di feroci e infoiatissimi banditi, i quali lasciano dietro di sé una lunga scia di violenze e stupri per mettere le mani sul misterioso oro dei Walters…

Inutile ricordarlo: la trama non è il principale motivo d’interesse di questo fumetto, che invece dà il suo meglio nelle numerose sequenze di accoppiamenti sadomaso conditi da enormi falli asinini (di cui sono dotati pressoché tutti i personaggi della storia), senza lesinare nella rappresentazione di ettolitri di fluidi maschili. Padovani riconosce che per realizzare Winter’s Moon è stato influenzato molto dalla produzione di un altro autore erotico imprescindibile, Gengoroh Tagame (vedi Pride n. 123), del quale condivide anche la sfrenata predilezione per il mondo gay ursino. “I miei gusti in fatto di uomini sono così specifici che prima di capire perché mi piacesse un certo tipo di persona e ne trovassi una in carne ed ossa ho dovuto aspettare di collegarmi a internet: lì mi si è aperto il favoloso mondo bear!Ma l’impronta sadica c’è sempre stata, fin dai miei primi fumetti porno non strettamente gay. Non posso dimenticare però la lettura giovanile di Justine o le disgrazie della virtù di De Sade, che mi ha molto colpito e ho sempre riversato nelle mie produzioni erotiche”. La violenza con la quale infarcisce il sesso disegnato nelle sue storie non poteva che inimicare a Padovani una fetta abbondante di pubblico un po’ bigotto. Come quell’editore e critico cattolico che anni fa vide a una fiera specializzata i suoi albi e si affrettò a scrivere in un articolo di averli trovati “assolutamente disturbanti. Violenza estrema, sesso degradato, nemmeno la minima possibilità di speranza o redenzione dei personaggi. Francamente ne resto molto perplesso. Io non pubblicherei mai una cosa del genere. […] Con tutto il rispetto per l’autore non mi sento di consigliarli”. C’è invece chi ne apprezza la sana carica eversiva, come lo sceneggiatore bonelliano Diego Cajelli (“Padovani è politicamente scorretto in termini assoluti. Non esistono più fumetti di questo tipo, ed è essenziale averne, a mio avviso, per conservare lo spirito indipendente del media stesso”) o l’editore argentino underground Jorge Vacca (“I pionieri sono quelli che danno voce ai corridoi più brutti del loro inconscio senza la paura di nessun tipo di censura”). Ammessa la funzione catartica delle storie porno come quelle di Padovani, non è che tanta profusione di pratiche sessuali poco sicure rischi di essere, alla fine, diseducativo?

“È vero che nei miei fumetti succede di tutto”, risponde lui, ma sono pura e semplice finzione, spero che questo i lettori lo capiscano. Nella vita reale sono per il sesso sicuro: mai rischiare di avere rapporti non protetti, specie con sconosciuti o con persone promiscue. Io ad esempio sono strettamente monogamo”.

Prima di approdare a Winter’s Moon, Padovani s’è fatto le ossa negli anni Novanta realizzando alcuni fumetti popolari. All’inizio del nuovo millennio comincia a confrontarsi col fumetto erotico. “Paradossalmente, non sono mai stato un grande appassionato di pornografia. Però è successo che abbia iniziato a fare fumetti porno etero per la rivista Selen e quasi contemporaneamente con la casa editrice bolognese Phoenix. Ci sono state risposte positive di critica e pubblico, così ne ho fatte altre che per un certo periodo sono rimaste inedite causa fallimento dell’editore. Quei fumetti li ho tutti pubblicati in seguito come autoproduzioni, sotto l’etichetta Blood Circle. Non sarà un caso che anche quando faccio storie etero e disegno uomini, li veda solo ed esclusivamente come personaggi ursini”.

Visti i contenuti di Winter’s Moon, è difficile prevederne una versione italiana. “Non penso che in Italia ci siano molti editori interessati a pubblicare fumetti gay, specialmente i miei: infatti non ho mai pensato di proporre la mia storia a un editore nostrano. Credo che Black Wade sia stata una felice eccezione; oltre a quest’ultimo, tra i fumetti gay italiani mi piace molto Dick Master: Attacco a Leatherland di Roy Klang.

Con Winter’s Moon è andata così: “Un paio d’anni fa ebbi l’idea di un fumetto bear che intitolai The Road to Bearwood. Una mattina spedii il progetto via mail direttamente alla H&O Editions per fare un tentativo, e già a pranzo, di ritorno dal mio lavoro d’idraulico, trovai la risposta dell’editore che si diceva molto interessato. L’unico problema, secondo lui, era la presenza massiccia di uomini orsi molto grossi. A quel punto adeguai l’aspetto fisico dei protagonisti agli standard della casa editrice e mi misi al lavoro nelle domeniche e la sera per finire il volume, uscito subito dopo”.

Nonostante tutto, Padovani è abbastanza ottimista sul futuro del fumetto gay italiano, che “rimarrà sempre un prodotto di nicchia, però sta a noi autori provare a realizzare libri adatti a un pubblico più vasto, magari inserendo in maniera discreta tematiche omosessuali in storie di più ampio respiro. Il fumetto potrebbe aiutare a conquistare i diritti glbt, perché chi li legge è già una persona culturalmente più aperta. I problemi, secondo me, vengono piuttosto da chi i fumetti li ritiene roba per bambini…”
Il piglio intraprendente, l’indifferenza stizzita con la quale i suoi lavori vengono accolti nel nostro paese e, non ultimo, il fatto di avere un fidanzato statunitense che vive in Belgio accresce l’impressione che Padovani sia un italiano anomalo, uno straniero in casa propria: “In Italia mi sento un po’ solo, anche se internet aiuta le relazioni a distanza. Non frequento molto l’ambiente gay italiano, invece in Belgio ci sono librerie e caffetterie gay che mi piace visitare al sabato assieme al mio compagno. In Belgio c’è molta più libertà e meno problemi per i gay, oltre al fatto che lì ci si può sposare e qui ancora no!”

Tra l’idraulica e il fidanzato d’Oltralpe, troverà Padovani il tempo per realizzare nuovi, elettrizzanti fumetti? “Certo! Ho da poco rimesso mano a una mia vecchia serie, Bullet & Justine. Ho stampato cento copie in inglese del primo albo, che venderò alle fiere del fumetto in Belgio e in Olanda. Se avrò un responso positivo la terminerò e poi farò l’ebook da mettere sul web. B&J è una storia di vampiri con vari personaggi gay e bear. Tra sparatorie e ammazzamenti, ci sarà spazio per una relazione d’amore tra due poliziotti: un chaser e un chubby. Continuerò per un po’ a fare l’idraulico e nel frattempo a divertirmi a fare i miei fumetti. Poi, vorrei sposarmi con la persona che amo”.

Per conoscere tutte le novità sui suoi fumetti: mauropadovani.blogspot.com