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Potremmo chiamarlo un progetto di sensibilizzazione “transmediale”, perché oltre a basarsi su differenti formati di media e a entrare in quella che Henry Jenkins definisce “comunicazione transmediale”, tratta appunto di transessualismo. Giochi di parole a parte, la notizia è che “Transiti. Il mondo sconosciuto dei/delle trans” è stato presentato come “primo progetto di sensibilizzazione transmediale (radio, web, tv) della Radiotelevisione italiana”. Proprio così. La Rai si è affidata a una squadra di autori e produttori indipendenti (FargoFilm, 2+1, DocAbout in associazione con il Gruppo Abele di Don Ciotti e il sostegno del fondo regionale per il documentario del Piemonte) per diffondere su radio (Radio 3), web (Rai Net) e tv (Rai 3) un format ibrido “creato per raccontare le difficoltà, le aspirazioni e le sfide di chi decide di affrontare il percorso di transizione che porterà alla conversione chirurgica del sesso”.
Davide Tosco, stimato regista e autore, ha utilizzato video-racconti personali e immagini raccolte dai protagonisti (Angelo Correale, Alessandra Tria e Katherina Stecher) per un documentario da cinquanta minuti trasmesso il 31 agosto alle 23.45 su Rai 3. L’unica nota che desta qualche perplessità è il giorno e l’orario della messa in onda, che in qualche modo ha coinvolto solo gli addetti ai lavori. Per questo si auspica fin d’ora che il documentario venga riproposto in una data e in una fascia di maggiore ascolto.
Fino alla fine di ottobre sul sito del progetto www.transiti.eu sarà presente Con gli occhi di una trans, una mini-serie di cinque puntate da tre minuti su cui gli utenti potranno esprimere le loro preferenze contribuendo a influenzare il seguito della storia. Sempre questo mese, Radio 3 trasmetterà “Posizioni di transito”, una serie di cinque radio-documentari di venti minuti nell’ambito del programma 3 soldi. Nel web il progetto si espande ulteriormente con un’intensa presenza sui social network (Facebook e Twitter).
Piattaforme differenti per fare in modo che le persone transessuali prendano il controllo della propria immagine con una rappresentazione consapevole di sé. Un dispositivo di auto-rappresentazione e di documentazione in cui eventi autobiografici e storie di vita stimolano nello spettatore sentimenti di empatia e prossimità. “Transiti – scrivono gli autori (insieme ai protagonisti e a Davide Tosco anche Alessandro Bernard e Paolo Ceretto) – intende essere un aiuto a comprendere la complessità di un microcosmo conosciuto principalmente attraverso una dimensione mediatica limitata e troppo spesso discriminante”. Per questo Alessandra, Angelo e Katherina si raccontano in prima persona.
“Sto scrivendo un’autobiografia”, spiega Alessandra. “Scrivo quello che mi accade o quello che mi è accaduto. Autobiografia… Non immaginavo dove poi sarei andata a finire. Non puoi inventare perché non è un libro di fiabe o un libro di avventure. È un libro della tua vita, di quello che hai fatto, di quello che vorresti fare e via dicendo. Noi vediamo le cose da ambo le parti, dalla parte maschile e dalla parte femminile, a volte siamo agevolati, a volte ci crea dei seri problemi”.
“Prima di decidere di diventare uomo”, racconta Angelo, “mi sono vissuto l’ambiguità, quella fase di ‘non sai né di carne né di pesce’. E la gente ti guardava e non sapeva se eri uomo o donna. Perché vivere in ambiguità non è bello. Cioè se hai un corpo che non ti appartiene, dentro sei un uomo e fuori una donna, è una lotta difficile da combattere. Ti devi comunque accettare. Sin da piccolino volevo essere un maschietto uomo, maschio… Questa cosa del seno e della vagina non fanno parte del mio corpo. Sarò solo uomo, non più ambiguo o trans che sia, uomo, basta, punto”.
Infine Katherina sul percorso di transizione racconta le inevitabili incertezze: “Sono stata tutta la notte a pensare, ho avuto un po’ di difficoltà a prendere sonno perché io ho una certa sensibilità, mi preoccupo tante volte troppo per certe cose. Ho pensato che uno dei possibili responsabili di questa preoccupazione può essere la cura ormonale che, mi è stato detto, influisce… Certe volte ho pensato di non riuscire a farcela. Non bisogna mai perdere la speranza, darsi per vinti”.
L’attraversamento di genere è affrontato con la metafora del viaggio. Con questo espediente il conduttore Alessandro Robecchi (di cui ricordiamo i corsivi su Ballarò, Rai 3), introduce il tema: “Facciamo un viaggio. Lo facciamo tutti. Da un luogo all’altro, da un passato a un futuro, da come eravamo prima a come siamo oggi. Per qualcuno questo viaggio è più lungo, più difficile. Da uomo a donna, da donna a uomo. Un passaggio tra due persone che sono una sola. I nostri viaggiatori sono solo in transito. Il loro viaggio non è finito. Nelle valigie hanno vite, amori, amici, famiglie. Cercano di portare tutto con loro, da com’erano a come saranno. In mezzo, qui, c’è il loro ritratto di oggi, paure, timidezze, determinazione, le conquiste di una tappa intermedia, il sapore dell’arrivo”.