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“Sospettavo ci fosse un feeling prepotente fra di noi!”. Dopo cinque minuti di standing ovation al teatro Strehler di Milano dove le era stato appena conferito il titolo di Queen of Comedy nell’ambito del Festival Mix 2011, questo il saluto di Franca Valeri al suo pubblico. Sempre vicina alle iniziative culturali con al centro la comunità glbt (dal Film Festival Da Sodoma a Hollywood alla rassegna Garofano Verde dove, per il decennale, ha letto alcune pagine di Scende giù per Toledo di Peppino Patroni Griffi), in questi mesi ha regalato la sua presenza e il suo incomparabile humour all’inaugurazione dell’Europride a Roma e al Padova Village, accanto a Luciana Littizzetto, con cui sta scrivendo un libro a quattro mani sulle “ragazze” di oggi, mentre Sabina Guzzanti (“L’ho sempre apprezzata come comica e le sono grata di essere diversa da me: è più ridente”) sta girando un film su di lei. 91 anni portati in maniera impavida, 65 di carriera divisi tra teatro (dall’esordio con I Gobbi, ai monologhi e le commedie di cui è spesso autrice), cinema (Leoni al sole, Parigi o cara tra i tanti), televisione (i varietà con gli indimenticabili personaggi della Signorina snob o della Sora Cecioni) e scrittura (Le catacombe, Toh, quante donne!, Animali e altri attori, Di tanti palpiti).
Innumerevoli sono i riconoscimenti ottenuti, ma quello a cui tiene di più è il titolo di Cavaliere di Gran Croce che le ha conferito il presidente Napolitano. Franca sta ora portando in tournée la sua commedia Non tutto è risolto e da qualche mese Einaudi ha pubblicato il volume Bugiarda no, reticente, in cui ripercorre con la consueta ironia e distacco le tappe più significative della vita (i suoi due mariti, l’attore Vittorio Caprioli e il maestro Maurizio Rinaldi con cui ha condiviso la passione per l’opera lirica) e della carriera (dall’esordio al teatro Valle di Roma in Lea Lebowitz dove era una ragazzetta innamorata del rabbino, ai successi di Tosca e le altre due e al memorabile Le serve di Genet, accanto all’amica Anna Maria Guarnieri). Nel suggestivo chiostro del Piccolo Teatro Grassi, la incontriamo prima dello spettacolo, conquistati dalla volontà che le fa superare ogni difficoltà fisica e che magicamente la sostiene restituendole forza e energia non appena i riflettori si illuminano in palcoscenico.
Dove ha trovato lo spunto per la scrittura di questa commedia con una protagonista, la Contessa Matilde, che ha voluto tanto diversa da lei?
Prima di tutto la nostra compagnia aveva bisogno di un testo, non si trovava e allora l’ho scritto io. È venuto quasi da solo… Matilde è una vecchia signora che ha vissuto intensamente: è stata bella, ricca e amata. Ho orrore dei personaggi autobiografici: lei ha un carattere aggressivo, io invece sono positiva, logica, con lei invece è difficile distinguere la realtà dalla fantasia.
Rispetto ai suoi lavori precedenti, la dimensione surreale qui si avverte più forte: riprendendo il titolo, cosa non è stato risolto?
È surreale perché non ha un vero e proprio soggetto. Non risolta è la vita stessa: basta poco per tornare in gioco e avere ancora qualcosa da fare, che non vuol dire divertirsi a tutti i costi. Del resto farci divertire non era certo nelle intenzioni del Creatore…
Per la terza o quarta volta si trova calata nel ruolo di madre, un’esperienza che, come racconta nel libro, la vita non le ha regalato. Che tipo di mamma sarebbe stata?
A giudicare da come tratto i miei cani, bravissima. Anche in quel ruolo avrei avuto una visione logica, onesta, culturale. Ho una figlia adottiva, Stefania, cantante lirica, che è anche la mia migliore amica.
E che reazione avrebbe avuto scoprendo un figlio/a omosessuale?
Penso che non ci sarebbe stata alcuna opposizione, magari al cospetto della rivelazione un certo stupore. Naturalmente dipende dal tipo di famiglia. Nella mia, ad esempio, mio fratello sarebbe stato accolto in pieno: era troppo amato.
Che sentimento prova a trovarsi circondata dall’affetto dei gay?
Ne sono felicissima. Ho sempre saputo di piacere molto al pubblico omosessuale, sofisticato, colto e mai banale. So di non essere la sola: di solito le loro passioni sono rivolte verso un tipo di attrici o cantanti con un forte temperamento, donne eleganti e ironiche, specie verso se stesse: pensiamo alla Callas, a Mina, alla Carrà. Vengo invitata in tante manifestazioni, trovo sempre tanta simpatia e c’è un rapporto di vera amicizia. Quando i giovani ripetono a memoria le mie battute mi fa pensare che siano ancora attuali.
Il suo feeling con le donne lesbiche è forte tanto quanto quello con i gay?
Sì, certo. Ne parlo meno perché tanti omosessuali maschi mi circondano con incredibili premure. Di donne ne conosco meno, però ho avuto e ho amiche carissime.
Non c’è contraddizione tra l’affermare di voler considerare e vivere solo il presente e l’aver scritto un libro in cui i ricordi di una lunga vita hanno un peso rilevante?
Come dicevo, le biografie, a meno che non siano letterarie, non mi interessano. In seguito alla simpatica insistenza della casa editrice, ho pensato che potevo raccontare un po’ di cose, senza bisogno di scender nei particolari..
E con tanto materiale a disposizione, che criteri ha usato per la selezione?
Mi sono affidata alle cose che mi piaceva ricordare.
Tra queste compaiono amici famosi come Visconti, Pasolini e Patroni Griffi. Anche con loro c’era una sintonia speciale?
Ero più giovane e ho avuto amicizie con artisti all’epoca più grandi di me: ricordo una cena con Genet e un ragazzo con cui stava allora. Per tradizione la sera di Capodanno si trascorreva a casa di Peppino (Patroni Griffi ndr): quando sono al ristorante, mi sorprendo ancora ad aspettarlo che si affacci sulla porta. Non saprei che aneddoti raccontarle sui nostri momenti insieme: sono talmente tanti… Adesso loro non ci sono più e tocca a me essere in età. Personalità di quella statura e talento oggi ce ne sono poche, però ci sono tanti giovani genialoidi e simpatici in cui spero. Non capisco perché nell’ambiente dell’arte e dello spettacolo ci sia tanta reticenza a manifestarsi per quello che si è: la storia ci dice di geni colossali che hanno vissuto la loro omosessualità senza problemi. Adesso che siamo tutti più piccoli di testa, trovo inutile aver paura.
Tra i ricordi affiora quello di quando una cara amica, facendo il gioco della torre, la costringe a scegliere tra l’amore di un uomo e la carriera d’attrice. Lei senza esitazione sceglie la seconda: a una ragazza/o di oggi consiglierebbe la stessa cosa?
Mah, dipende molto da cosa pensa delle proprie capacità. Quando sono ben sicura di voler fare l’attrice o la cantante, perché devo rinunciarci per un uomo? Tanto se gli piaccio, sopporterà…
Qual è il suo sguardo sul nostro tempo e sulla città dove è nata e ha vissuto prima di lasciarla per Roma?
Lo sguardo sul tempo è esasperato: mi appare grigio, non vedo prospettive. Il culto per i soldi, quella moralità sgradevole, ridicola… Spero davvero in una svolta. Milano non la trovo poi così peggiorata, mi sembra sempre uguale. Anche lei, poveretta, vive in questi anni, ma ora, con un cambio importante ai vertici politici della città, sento molte speranze intorno.
Come giudica l’iniziativa dell’outing di alcuni politici italiani – omofobi – fatto di recente e in modo anonimo su internet?
Internet è diventata proprio insopportabile! La gente ha la propria vita e quando non danneggia la comunità… ma non sono a conoscenza di questo fatto. Penso che per lo più gli omosessuali vivano tranquilli, non c’è più la persecuzione morale di un tempo. Lei mi dice che anche oggi alcuni ragazzi si tolgono la vita perché emarginati, bene, io li incito a non farlo, a vivere tranquillamente la loro scelta. Quanto poi ai politici italiani, l’unico caso in cui ci può essere qualche gay di quart’ordine, è in questo governo: gli altri sono tutti stupendi.