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Ultimamente la abbiamo vista molto in televisione, nelle fiction Provaci ancora prof e La ladra, serie quest’ultima che ha affrontato in prima serata e sulla televisione di stato temi scomodi come violenza omofoba, coppie gay, coming out, genitori che respingono il figlio omosessuale. La sua lunga carriera comincia negli anni ’70, quando a soli sette anni debutta come doppiatrice. Negli anni ’80 ha prestato la sua voce ai più popolari cartoni animati del periodo: Dragon Ball, Sailor Moon e tantissimi altri. Molti i suoi ruoli nel cinema, memorabile quello di Fosca a fianco di Verdone nel film Viaggi di nozze del 1995. Dalla scorsa stagione Veronica Pivetti è tornata anche in teatro. In coppia con l’attrice napoletana Isa Danieli sta recitando in Sorelle d’Italia, uno spettacolo pensato e realizzato per celebrare il 150° anniversario dell’unità d’Italia, teso a rovesciare stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi sulle “diversità”.
Uno spettacolo sull’unità d’Italia con due protagoniste, una milanese e una napoletana. C’è ancora molta distanza tra nord e sud?
Ce n’è moltissima, ma mi pare che nel nostro paese le distanze siano dappertutto, non soltanto fra nord e sud. Il vostro stesso giornale si occupa delle differenze. Il nostro è un Paese vecchio e non libero, pieno di pregiudizi nei confronti di tutto e tutti, dei nordici nei confronti di quelli del sud e viceversa.
Un tempo c’era il pregiudizio verso il “terrone”, adesso verso lo straniero. Cresceremo mai?
È la stessa cosa. Quando dico che siamo vecchi non mi riferisco né a me né a te, parlo di chi ci governa. C’è bisogno di un gran rinnovamento, ma soprattutto di una grande apertura mentale, cosa questa che si può avere anche a centocinquant’anni, giusto per citare ancora una volta l’unità d’Italia. Questo, purtroppo, non è un paese aperto. Abbiamo molte differenze, è vero, ma queste non devono dividere, casomai possono arricchirci. Questo è un concetto che si può estendere a tutto. La ristrettezza di vedute dell’Italia si unisce all’ipocrisia. Abbiamo una classe politica di divorziati che lotta e scende in piazza per il Family Day. Cosa gli vuoi dire, se non che si guardino allo specchio, si facciano una domanda e si diano una risposta. Io una risposta per loro ce l’avrei…
Paura del diverso, omofobia e quant’altro. Negli ultimi anni l’Italia è stata teatro di episodi di violenza molto gravi.
Questo accade perché manca una cultura che sostenga la diversità. Cominciamo col dire: diverso chi è? Dipende da dove ti metti, dal tuo punto di vista. Chiunque è diverso da me, e non per orientamento sessuale o appartenenza a un partito o a una regione. Quindi, alla fine, nessuno lo è. Ogni uomo è unico e irripetibile, questo a me interessa. Tutti sono diversi da me e sono tutti miei fratelli. Non voglio fare un discorso cattolico, non me ne frega niente. L’Italia è teatro di un’omofobia spaventosa perché ancora i bambini vengono educati con una mentalità che neppure negli anni ’50 avrebbe trovato un terreno così fertile. Ma questo è un momento molto oscuro della storia del nostro paese.
Eppure la legge antiomofobia è stata bocciata in parlamento.
Infatti, e non mi stupisco. Io ho dato la voce al film documentario di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, Improvvisamente l’inverno scorso che parlava dei Dico. Dove sono finiti i Dico? Sono diventati “dicevo”, “dissi” e poi “non Dico più!”. Non cambierà niente finché non cambia la mentalità. Anche ai bambini nelle scuole dovrebbero essere insegnate cose diverse. Bisogna smetterla di dire che la famiglia è un valore in astratto. La famiglia ha un grande valore se c’è rispetto, altrimenti è un luogo omicida, sia fisicamente sia mentalmente. Inibire la crescita sessuale dei propri figli è come un omicidio. Come minimo crei delle persone che troveranno se stesse con trent’anni di ritardo, e questo è imperdonabile.
Alcuni esponenti della politica e della chiesa insistentemente tuonano contro i gay e le loro unioni come fossero l’unico male da combattere. Come mai?
Io questo lo chiedo a te, come mai? Non lo so e non riesco a capirlo. Questo non è e non deve rappresentare un problema. È come se tuonassero contro i bruni a dispetto dei biondi. Di solito si usa la scusa che è un fatto economico, come per la guerra. Qui mi sembra che l’economia c’entri ben poco. Forse questi c’hanno l’anima nera e sono stati cresciuti male o sono repressi. Nel nostro paese tutta la sessualità è repressa e indirizzata. Anche quelli che dicono che per loro non sarebbe un problema se il loro figlio fosse gay, quando scoprono che non lo è tirano un sospiro di sollievo. Siamo messi male.
In una puntata della serie televisiva La ladra, di cui eri protagonista, furono affrontate molte tematiche gay. Recentemente Raiuno ha invece censurato una puntata di Un ciclone in convento a causa di un matrimonio gay. Dove stiamo andando a finire?
Vedi questa è una delle ragioni per cui La ladra non ce lo fanno più fare. È stata un’esperienza di cui sono molto grata alla Rai, ma non si fa più. Era una serie molto libera che ha avuto la fortuna di avere un capostruttura che l’ha sostenuta e di esistere probabilmente in un momento di distrazione dei piani alti, chi lo sa? Di fatto in Rai è molto difficile far passare messaggi del genere, e sono molto grata a chi ci ha permesso di farlo.
Essere gay è un tabù anche nel mondo dello spettacolo, in pochi hanno il coraggio di dichiararsi. Tu cosa ne pensi?
Non mi è piaciuta, ad esempio, la battaglia che è stata fatta contro Jodie Foster che non si è mai voluta dichiarare. Sono cavoli suoi. Vivendo in un paese oscurantista, alcuni personaggi non possono permettersi di dirlo perché non lavorerebbero più. E tu capisci che questo è inaccettabile. Io devo avere il diritto di lavorare qualunque sia il mio orientamento sessuale. Non credo ci sia bisogno di farne una bandiera, se uno si sente di dirlo, lo faccia. Se non vuole farlo ha diritto alla propria privacy, esattamente come io non vado in giro a dire: sapete io sono eterosessualeeeeeee! È un guaio che la discriminante sia questa. Ci vorrebbe più disinvoltura. Del resto, non è che gli eterosessuali siano messi molto bene, non hanno dei grandi testimoni che li rappresentino. L’eterosessualità, che è spacciata per normalità, non mi sembra sia in buone mani, il modello eterosessuale è molto scarso. La figura della donna che ci propongono, così come quella dell’uomo scopatore di centinaia di donne a tutti i costi, a me fa molta tristezza.
Anni fa in teatro hai recitato nel ruolo di una lesbica in Boston Marriage, un testo scritto da David Mamet.
Come no? Un testo meraviglioso. È stata la mia prima esperienza teatrale. Era prodotto da Barbareschi che ha portato Mamet in Italia.
Hai dovuto provare un’esperienza omosex per meglio interpretare quel ruolo?
No, ma che c’entra, un attore deve saper interpretare qualunque personaggio.
Siccome ho letto in una tua intervista che hai detto “Meglio i cani degli uomini”, mi sono posto la domanda.
Meglio i cani degli uomini maschi, sì! Questo lo dico e lo ripeto da persona che sa, con cognizione di causa. Ho dato, ho avuto, ora c’ho du’ cani e sono felice. Ho quarantasei anni e posso permettermi di dire grazie, ho già dato. E la vita mi va benissimo così. È una scelta.
Vuoi aggiungere qualcosa in merito alle unioni di fatto, adozioni ecc?
Adozioni? Mi stai intervistando per una rivista di fantascienza? Intanto andrebbero riconosciute le unioni di fatto, come un sacco di altre cose. Non ci dimentichiamo di quelli non sposati cui viene impedito di andare a visitare il compagno in ospedale. Siamo a livelli di crudeltà e di superficialità spaventosi. Non so cosa possa succedere al nostro paese che è in un momento così buio e scemo. La cosa grave è che il messaggio è di una stupidità incredibile, si dà più importanza alle cose sciocche che a quelle importanti. Sono contenta di non essere un personaggio politico, difatti faccio l’attrice, perché non saprei davvero da che parte cominciare. Sto parlando da cittadina che quando deve andare a votare non sa proprio chi scegliere. Ultimamente, su consiglio di un’amica che ne fa parte, mi sono interessata al movimento Certi diritti dei Radicali. Sono incuriosita, la parola “diritti”, almeno nel nome, c’è. Staremo a vedere.
In un periodo della tua vita, familiarmente parlando, sei stata molto vicina alle stanze della politica.
Sì, ed è stato lo stesso periodo in cui sono emersa come attrice. Facevo la doppiatrice sin da quando ero bambina, ma all’epoca il mio cognome diventò improvvisamente famoso e fui invitata in molte trasmissioni. Mia sorella era presidente della camera, ma io non sono mai stata una grande appassionata di politica. Sebbene sia impossibile non essere politici. Anche quest’intervista lo è, se vogliamo. Anche il mio spettacolo, tutto lo è. Vivendo, se sei una persona pensante, fai politica.
Un tuo messaggio, per concludere?
Mi fa molto piacere che mi abbiate ospitato sulle vostre pagine. Vi saluto con affetto e molta comprensione. Anch’io non sono stata capita in tante cose nel corso della mia vita. E ogni volta che non si è capiti si sente una solitudine interiore profonda. Non c’è ragione per non capire, basterebbe mettersi un po’ in ascolto.