Seleziona una pagina

Venti anni fa, il 16 dicembre 1991, moriva a 36 anni Pier Vittorio Tondelli, lo scrittore che ha dato voce alla sua generazione, definito da molti lo scrittore “generazionale” per eccellenza, ma che continua a essere un punto di riferimento anche per le generazioni successive. I quattro romanzi che ha pubblicato dal 1980 al 1989 sono ancora oggi molto letti e sono tra i “libri gay” più significativi degli ultimi decenni.
Il suo esordio narrativo risale al 1980 con Altri libertini. Con un linguaggio nuovo e originale che mescolava modelli letterari alti (da Arbasino a Kerouac, da Baldwin a Burroughs) e cultura bassa (dalle canzoni al cinema al fumetto al parlato delle nuove generazioni), rappresentava in modo radicalmente nuovo la vita omosessuale. Tanto che possiamo dire che con Altri libertini si comincia a parlare in Italia di letteratura gay, nel senso che si tratta di un libro scritto da un autore gay, che rappresenta esplicitamente situazioni e comportamenti omosessuali con la consapevolezza di veicolare nuove rivendicazioni esistenziali.
Il libro fu immediatamente oggetto di grande attenzione, ma a parte i militanti gay nessuno sembrò avvertire la novità e la critica ufficiale fece finta di ignorare l’omosessualità o di considerarla un dato scontato o comunque non rilevante. Era invece l’aspetto più interessante: una omosessualità che in maniera diversa attraversa tutti e sei gli episodi del romanzo con una carica liberatoria inedita nella letteratura italiana.
Venti giorni dopo la sua apparizione in libreria Altri libertini veniva sequestrato per oscenità, turpiloquio, disprezzo della religione e altre nefandezze. Il processo, celebrato nel 1981, assolse con formula piena sia lo scrittore che l’editore, e il fatto, come avviene spesso in questi casi, finì col circondare il libro di un alone di proibito e di scandaloso. Nonostante questo, o forse anche grazie a questo, il romanzo è diventato un cult per tanti giovani narratori e per moltissimi lettori.
L’omosessualità è ancora in primo piano nella seconda opera, Pao Pao del 1982, il racconto dei dodici mesi del servizio militare di un gruppo di ragazzi che oppongono al “cerimoniale da operetta” dell’istituzione militare la loro scanzonata vitalità gay. Letto insieme a una serie di riflessioni sul servizio militare che Tondelli pubblica nel corso degli anni Ottanta su Linus e su Rockstar, poi confluiti nella raccolta di articoli Un weekend postmoderno (1990), il romanzo è anche il superamento di tutta una cultura della colpa e della vergogna di sé che faceva parte del nostro immaginario legato al binomio omosessualità-vita militare (si pensi a romanzi come Il sergente di Dennis Murphy o a Riflessi in un occhio d’oro di Carson McCullers).
Pao Pao non riceve dalla critica l’accoglienza di Altri libertini, forse anche perché in questo romanzo, ancora più che nel primo, Tondelli assumeva l’omosessualità come punto di vista privilegiato per guardare il mondo dall’esterno e per denunciare, sbeffeggiandoli, gli aspetti più grotteschi dell’apparato militare. Qualcuno parlò addirittura di “barzelletta da caserma”.
Il libro esce in un momento di grande fermento del movimento di liberazione omosessuale che Tondelli segue con molta attenzione e del quale in qualche modo sente di far parte. Nel 1983 nasce la prima rivista gay italiana, Babilonia, e nel primo numero c’è un intervento dello stesso Tondelli molto interessante per capire la sua posizione di quegli anni: “Credo che l’esperienza gay ormai sia l’unica che conosca – nel panorama cimiteriale delle voglie giovanili – un identico linguaggio fantastico e metaforico, una identica voglia di non sottomissione, un’identica istanza di liberazione del desiderio nei discorsi e nei gesti”.
In quei primi anni Ottanta il movimento gay italiano vive una fase per molti apetti esaltante, ma sono anche gli anni della sconfitta della politica, del trionfo dell’effimero e dell’edonismo a cui si accompagna, a seconda dei punti di vista, il fallimento dell’idea di un cambiamento radicale o la capacità di adeguarsi al presente. E Tondelli, in una intervista a Beppe Ramina apparsa ancora su Babilonia nel 1985 in occasione dell’uscita del suo terzo romanzo, Rimini, dice tra l’altro: “Anche se non mi piace questa realtà, non posso nascondere di esserne coinvolto”.
In Rimini compare ancora il tema gay, in una storia d’amore a forti tinte con suicidi e crisi religiose, ma mescolato ad altri temi e altre storie. Il romanzo diventa un best-seller e dovrebbe arrivare addirittura a Domenica in. Tutto era pronto, dall’annuncio su Sorrisi e Canzoni Tv al defilé di costumi balneari preparato dallo stilista Enrico Coveri, ma all’ultimo momento arriva la disdetta. Tondelli è uno scrittore di grande successo, ma siamo in Italia e la presenza di un autore gay in televisione la domenica pomeriggio è impensabile.
Gli anni Ottanta sono anche gli anni terribili dell’arrivo dell’Aids e Tondelli, colpito dalla malattia, elabora il suo romanzo più sofferto esplorando la possibilità dell’amore tra due uomini. L’omosessualità di Leo, il protagonista di Camere separate, che esce nel 1989, non ha niente a che vedere con i modelli culturali degli omosessuali delle generazioni precedenti. È consapevole di una sua identità omosessuale, sa di appartenere a una comunità minoritaria che elabora una sua cultura e dei suoi rituali per vivere la propria diversità, vuole un compagno con cui dividere la sua vita e pretende che la sua unione sia legittimata sul piano sociale e giuridico, ma si scontra con le istituzioni che questa legittimazione impediscono. La negazione dell’omosessualità è rappresentata drammaticamente nel momento della morte del compagno, quando Leo si sente escluso dalla famiglia che si ricompone intorno al corpo dell’uomo che ha amato. La sua storia d’amore non ha alcuna legittimità, nessun documento ne certifica l’esistenza: “I padri e le madri, la chiesa, lo stato, gli uffici d’anagrafe ristabilivano il loro possesso. Riordinavano, seppellivano, consegnavano tutto alla polvere azzerante degli archivi”.
Se confrontiamo Camere separate con Altri libertini fatichiamo a riconoscervi lo stesso autore. Diverso lo stile, diverso il tono, ma il tema dell’omosessualità rimane il filo rosso di tutta la produzione di Tondelli. Anche la morte dello scrittore, quasi annunciata nel suo ultimo romanzo, fa parte della storia dell’omosessualità, perché si inserisce nel dramma sociale dell’Aids che proprio agli inizi degli anni Novanta assumeva proporzioni devastanti decimando la comunità gay.
Dopo la morte di Tondelli succede però qualcosa di paradossale. Lo scrittore scandaloso, denunciato per oscenità all’uscita del suo primo libro, modello indiscusso di alcuni dei più interessanti narratori gay contemporanei (alcuni scoperti proprio da lui attraverso il progetto Under 25) subisce una specie di santificazione da parte della critica cattolica che, ingigantendo l’esperienza drammatica dei suoi ultimi giorni di vita, tende a collocare la sua opera in una prospettiva tutta religiosa dove l’omosessualità sembra essere scomparsa o diventata un fastidioso accidente.
Non si può in questa sede percorrere le tappe di questa deriva critica, basti citare qualche frase e qualche titolo: “Gli ultimi giorni di Tondelli danno luce e ragione a una speranza più intensa nel ricongiungimento con il Dio della gloria”; “Un Libertino in Paradiso”; “Il sofferto cammino di uno scrittore verso la redenzione” e amenità di questo genere che continuano a essere scritte ancora oggi. Si tratta di un’operazione mistificatoria, a tratti patetica, di cui è necessario dar conto, ma che non intacca la portata innovativa di Tondelli nella creazione di una letteratura gay tutta proiettata verso la liberazione, e il modo migliore per rendersene conto e per ricordare lo scrittore è leggere o rileggere i suoi libri.
Oggi, a vent’anni dalla morte, il ricordo di Tondelli è più vivo che mai e non è quello che i suoi interpreti cattolici vorrebbero. A Firenze, da luglio a settembre di quest’anno c’è stata la rassegna Tondelli e gli anni Ottanta a cura di Bruno Casini con incontri, presentazioni, reading, musiche. Andrea Adriatico ha messo in scena uno spettacolo di grande suggestione da Camere separate (v. rubrica teatro), mentre giornate di studio, premi, convegni sull’opera dello scrittore si susseguono in tutta Italia, da Trento a Latina, da Bologna a Padova a Roma, oltre che a Correggio, suo paese natale.
A testimoniare la straordinaria fortuna di Tondelli ci sono da registrare ancora le impressioni di giovani studenti, aspiranti scrittori, semplici lettori che raccontano con passione l’influenza esercitata dai libri di Tondelli sulla loro vita, il rimpianto di non averlo potuto conoscere di persona, il momento del loro incontro con i suoi libri, il bisogno di ripercorrere i suoi luoghi, da quelli letterari, sempre carichi di emozioni personali, alle commosse visite al piccolo cimitero di Canolo, la frazione di Correggio, dove lo scrittore è sepolto. Si tratta di una partecipazione emotiva che non ha eguali nella letteratura italiana, testimoniata dalle raccolte di Enos Rota, Caro Pier… I lettori di Tondelli: ritratto di una generazione.
Enos Rota ha curato anche i volumi Io & Tondelli, una raccolta di racconti di giovani scrittori italiani e Un viaggio lento, una antologia bilingue, italiana e portoghese, che nasce da un incontro con gli studenti dell’Università di Rio de Janeiro in Brasile. Quest’anno è uscito anche un breve romanzo di Luca Zanesi, Un sorriso anche per me (Sangel Edizioni), un commosso ricordo in cui l’autore, compagno di Tondelli negli ultimi anni della sua vita, racconta il suo incontro con lo scrittore, la loro frequentazione fino a qualche mese prima della morte, l’allegria di Tondelli, la sua capacità di spiazzare sempre l’interlocutore con le sue battute brillanti, la sua aria solo apparentemente timida e il suo ascendente su un giovane soldato di leva che si avvicinava in quegli anni alla vita gay.
In uno degli interventi apparsi sul numero monografico di Panta dedicato a Tondelli (1992), Furio Colombo, professore di Tondelli al Dams di Bologna, ha scritto: “Qui però ci siamo dimenticati della coincidenza fra esistenziale e letterario, ci siamo dimenticati che l’universo letterario di Tondelli includeva una visione ‘gay’ della vita e della letteratura”. “In letteratura”, continuava Colombo, “ci muoviamo tutti con zampe di velluto, felici (fa sentire buoni) di accettare la ‘diversità’ ma anche ben attenti a non notarla. Siamo rimasti a un comportamento politico ‘corretto’ che sta fra le buone maniere e il silenzio discreto sulla vita privata. Ma le buone maniere non contano in letteratura”.
I lettori di Tondelli e i giovani gay che partecipano con entusiasmo alle manifestazioni per il ventennale dalla morte dello scrittore lo sanno bene. Si auspica che anche certa critica capisca finalmente che l’alibi del rispetto della vita privata di uno scrittore per non parlare di omosessualità è solo ipocrisia.