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Dimenticatevi Glee. Dimenticatevi, se non l’avete già fatto, tutte le sitcom italiane, in blocco, ambientate nel mondo della scuola. Ecco Fisica o Chimica, serie tv spagnola trasmessa su Rai4 alle 13.40 e prodotta dalla Ida y Vuelta Producciones che in realtà, strano a dirsi, non parla tanto di scuola bensì di educazione giovanile, anche sentimentale. Spieghiamoci meglio. Siamo abituati a vedere in tv sitcom didattiche in cui, al primo posto, c’è sempre la questione del come si deve insegnare. Quindi ti mostrano come si deve fare una lezione, un compito in classe o un’interrogazione. Ecco, Fisica o Chimica, ambientata nel fantomatico istituto superiore Zurbarán, tratta la questione da un altro punto di vista. Cioè di come le vite private degli allievi possano condizionare, e non poco, il cosiddetto ambiente scolastico, arrivando quindi al nocciolo della questione: il criterio d’insegnamento va calibrato in base agli allievi che si hanno ed è proprio qui la grande difficoltà di questo mestiere.
Così, se si parla di adolescenti alle prese con le “iniziazioni” della vita, quindi l’educazione sentimentale, le prime esperienze sessuali, la ricerca di sperimentazioni sensoriali attraverso le droghe, ecco subito i cattolici sul piede di guerra. Se poi si parla di omosessualità nella minore età, apriti cielo. In patria, dove Chimica e Fisica è trasmessa da Antena 3 ed è arrivata alla settima stagione con grande successo di pubblico, la critica l’ha lodata a tutto campo; in Italia, aveva esordito nel settembre del 2010 in sordina ma, piano piano, si era fatta conoscere col passaparola. Il direttore di Rai 4, Carlo Freccero, l’ha riproposta recentemente, scatenando le ire dell’associazione cattolica Aiart che ha chiesto l’interruzione della programmazione poiché “le vite dei personaggi del telefilm, alunni e insegnanti, si intrecciano in vicende ambigue a base di sesso, droga e trasgressione. La serie propone scene dirette che inducono i giovani al sesso spinto, all’omosessualità”. “Trovo tutto ciò scandaloso”, ha ribattuto Freccero, “perché la serie in questione la ritengo assolutamente pedagogica. Tratta i temi del razzismo e dell’omosessualità tra i giovani, con realismo ma sempre in chiave didattica. La sto riproponendo ora, visto che ho avuto tantissime richieste dai telespettatori che hanno scritto al nostro sito di Rai4 e ho già comprato le nuove serie (la terza dovrebbe partire questo mese ndr). Io mi chiedo come, in un paese europeo, laico, com’è l’Italia, si possa chiedere in modo così perentorio e integralista la sospensione di questa serie. Lo ripeto, sono profondamente scandalizzato e allibito”.
Sì, Fisica o Chimica è davvero bella. Non solo perché riesce a evitare i patetismi tipici delle soap (anche qui le svolte narrative sono sempre estreme: suicidi, stupri, overdosi e via elencando ma mai insistite) quanto piuttosto perché si focalizza con equilibrio e misura sull’elaborazione psicologica di questi eventi da parte dei personaggi, molto ben costruiti e credibili. Non ci si può non affezionare all’intelligente ma problematico Fernando detto “Fer”, interpretato mirabilmente da Javier Calvo, la cui omosessualità è sbattuta in faccia sotto le docce, quando un’erezione improvvisa lo trasforma nella vittima predestinata dei soliti bulli. Ma grazie all’amica del cuore, a una professoressa forse fin troppo attaccata a lui e all’innamoramento per un ragazzo, che dà un senso profondo al tutto, Fer inizierà un lungo percorso verso la conoscenza di sé che lo farà approdare verso una piena consapevolezza e serenità. “Molte persone credono che l’omosessualità sia una malattia ma l’unica malattia e l’unico problema è l’omofobia”, spiega chiaramente la docente, azzardando che gli omosessuali nella società siano il 10%.
Il personaggio più interessante è però, paradossalmente, il bullo Gorka, una specie di grillo parlante che non è certo un estremista quanto piuttosto un accentratore non privo di fascino, quindi molto più inquietante, in quanto in grado di crearsi facilmente un manipolo di sostenitori, vero dramma del bullismo omofobico: non si insiste certo sull’efferatezza degli atti violenti, o sull’aumento della tensione dinamica nello sviluppo drammaturgico, tutti elementi tipici di molte produzioni italiane il cui messaggio resta estremamente discutibile.
Insomma, combattere l’omofobia è un esercizio di fisica (sapersi imporre, confrontarsi direttamente, arrivare allo scontro) oppure di chimica (giungere alla radice dell’omofobia, cercare una miscela d’intenti comuni col nemico, trovare la formula per eliminarla definitivamente)? Questo è il problema. Ma occhio, Fisica o Chimica non vuole dare facili risposte, messaggi consolatori o insegnare chissà quali verità, quanto piuttosto stimolare la riflessione e indurre al dialogo, esattamente come fanno i suoi personaggi.
Lo spettatore, dopo aver visto qualche puntata della serie, rimpiangerà i tempi beati della scuola: averne avuti di compagni così belli e intelligenti! E sarà spinto a riflettere su quanto la scuola, in particolare quella italiana, abbia bisogno davvero di una rivoluzione: non bravi insegnanti che già ci sono, non bravo personale scolastico che già c’è, ma un’apertura che forse deve arrivare dall’esterno, quindi dalle famiglie e dalla società.