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Lo scorso 13 febbraio è stato approvato il registro delle unioni civili al comune di Napoli, voluto dal sindaco e promesso in campagna elettorale. Abbiamo incontrato Luigi De Magistris per i lettori di Pride.
Nei primi commenti dopo l’approvazione lei ha citato l’articolo 3 della costituzione, che tutela l’uguaglianza tra i cittadini. Che cosa rappresenta per lei il registro?
Napoli ha scritto una pagina di civiltà giuridica attuando la costituzione e le direttive europee, in supplenza alle inerzie delle istituzioni nazionali. Come sindaco ho la delega alla difesa della costituzione, e anche se è compito del parlamento portare avanti i principi costituzionali, l’articolo 3 è ben lungi dall’essere applicato su molti temi: sui diritti civili, sulle distinzioni di razza e sull’uguaglianza di fronte alla legge, sancita in modo pomposo ma non sempre attuata nella realtà.
De Magistris non ha avuto problemi a partecipare al gay pride, a differenza di altri sindaci, anche di sinistra. Molti politici hanno problemi anche solo a pronunciare la parola omosessuale. Per quale motivo secondo lei?
Secondo me su queste cose è molto importante metterci la faccia. Su questi argomenti trovi spesso una condivisione allargata quando ne discuti con amici, in un salotto privato, in ufficio, ma le vere svolte si hanno quando ci si schiera apertamente. Fin da ragazzo mi sono sempre schierato quando ho creduto in battaglie giuste, e ci ho messo la faccia pur essendo consapevole che alcune scelte possono dividere o ti fanno perdere un consenso elettorale in determinate aree. Ma a me non interessa. Quando rappresenti una istituzione ti metti in prima linea. Nel cosiddetto mondo laico e progressista si registra una difficoltà a schierarsi su lotte per i diritti e le libertà civili.
Ecco, sulle libertà civili, alle esternazioni delle gerarchie cattoliche spesso violente, non segue alcuna risposta, e anche nel centrosinistra c’è stato in passato un atteggiamento di sottomissione. Come porteremo a livello nazionale il dibattito sui diritti civili?
Scattano valutazioni di opportunismo politico, come in alcune circostanze recenti e importanti, e da parte di alcuni settori del centrosinistra una certa sudditanza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche. Per questo sostengo da tempo che nel paese si deve costruire una alternativa seria, culturale, sociale, economica e politica, non solo a Berlusconi, ma al berlusconismo e a quelle proposte di alternativa più di facciata che di sostanza, compreso l’attuale governo, dove si trovano tutti d’accordo. Nel paese queste idee innovative radicali, costituzionali, profonde hanno la maggioranza, ecco perché io sono fiducioso nel futuro. Solo al livello dei poteri e nei luoghi istituzionali siamo minoranza.
Molte città europee hanno coinvolto nei loro piani di sviluppo la comunità glbt, con positivi risultati sul piano economico e sociale. È pensabile a Napoli una cosa del genere?
Le delibere approvate hanno anche ricadute evidenti in questa direzione, di partecipazione a progetti della città. Nei bandi per l’assegnazione di alloggi e del patrimonio immobiliare del comune, ci sarà una voce che riguarda anche le coppie omosessuali. Inoltre è certamente auspicabile la partecipazione democratica in un percorso di valorizzazione della città. Io ci credo molto perché credo che le città saranno protagoniste in Europa.
Come vede Napoli tra 40 anni?
Ho ben chiara la città che voglio costruire. Torno da Barcellona, dove ho incontrato il sindaco, la comunità di italiani, il mondo dell’arte. La Napoli che vorrei è questa, una città gioiosa, dove si sta bene, dove tutti vengono per vivere o per regalarsi emozioni, una città con un grande ruolo internazionale, come prima dell’unità d’Italia, in cui ci sia spazio per la contaminazione delle culture e per i diritti. Una Napoli in cui la sicurezza sarà garantita dai cittadini nelle strade e non dalle politiche securitarie. Penso alla valorizzazione del mare, delle botteghe antiche, con pedoni, biciclette, infrastrutture in ferro. Un progetto che sarà chiaro con cinque-dieci anni di governo.
Se uno dei suoi figli le dicesse di avere una relazione gay come la prenderebbe?
La prenderei bene, con normalità. Devo dire che la cosa che mi dà più fastidio, e l’ho notato durante il dibattito in consiglio, è che questo tema viene visto da molti con scetticismo, lontananza. Si tratta invece di scelte di vita e di amore che non solo vanno rispettate, ma sono belle. Vorrei parlare piuttosto del perché la famiglia tradizionale è in crisi e perché in famiglie che si presentano all’apparenza in modo impeccabile si consumano tra le mura domestiche tante violenze morali e fisiche. Quali programmi dopo il registro?
Le iniziative sulle libertà civili sono davvero tante, la prossima che faremo è una delibera sulla cittadinanza onoraria, ma non solo simbolica, ai figli di immigrati che nascono nella nostra città. Cercheremo di colmare un’altra lacuna del nostro parlamento. Consegneremo loro una carta dei diritti per la città, e il cittadino immigrato che nasce qui avrà diritti come se fosse figlio di napoletani, di italiani. Cancelleremo un’altra vergogna e faremo un altro passo in avanti verso l’uguaglianza garantita dalla costituzione.