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Quando verso la metà degli anni ’90 cominciano a circolare attraverso news list su internet le prime informazioni in lingua italiana di attualità gay (Queer.it, 1996), di letteratura (OmeLette, 2000), di storia e di cultura (Storia Gay e Cultura gay, 2002), i primi utenti si accontentano di rompere la solitudine nelle chat line. Nel ’97 il portale Gay.it annuncia nel suo slogan “la comunità esiste ed è sul web” e una parte di essa comincia a volere di più: vuole conoscere i propri padri e le proprie madri in spirito, le proprie origini, le proprie radici.
Fa un certo effetto, guardando agli anni trascorsi, annunciare la nascita di un nuovo progetto di cultura gay online: Enciclopegaya, l’altra enciclopedia (www.enciclopegaya.com). Al flusso di dati che circolano nella Rete si aggiunge questa neonata enciclopedia gay, lesbica e trans italiana creata dall’associazione Culturagay.it (www.culturagay.it). Basta dare un’occhiata all’indice delle voci per rendersi conto della vastità dell’iniziativa: dalla A dell’associazione Agedo alla L della rivista Lambda, dalla M dell’intellettuale Mario Mieli alla S del giovane Matthew Shepard, il lavoro è appena cominciato. Derivata dal modello di Wikipedia, Enciclopegaya è scritta online dagli stessi utenti in modo cooperativo: a furia di scriverla e di leggerla, eventuali errori vengono scovati e corretti. Un progetto che rievoca quanto scriveva il filosofo francese Pierre Lévy nel suo libro L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio tradotto nel ’92 da Feltrinelli. Riconoscendo che l’intelligenza è distribuita dovunque ci sia umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo dall’utilizzo di nuove tecnologie, Lévi sostenne il beneficio di condividere e scambiare informazioni gli uni con gli altri, di condividere il proprio sapere, di entrare in comunicazione, di cooperare per un bene più grande, un’intelligenza collettiva appunto.
Promossa da due collaboratori di questo mensile, Giovanni Dall’Orto, già direttore di Pride, e Stefano Bolognini, addetto stampa di Arcigay, Enciclopegaya nasce da una costola di Culturagay.it, dove continuiamo a scoprire la cultura glbt nel senso tradizionale (libri, film, opere teatrali). Su Enciclopegaya troveremo tutto ciò che non troviamo su Culturagay.it, ad esempio la voce di un’associazione glbt, la biografia di una persona impegnata nel movimento, l’elenco dei gruppi di cattolici omosessuali in Italia piuttosto che la lista dei comuni che hanno approvato il registro delle unioni civili. Fonti che si rivelano utili anche quando cerchiamo una documentazione da dare a un giornalista o da usare in una conferenza, e che non riusciamo a reperire altrove.
Enciclopegaya nasce dopo un tentativo fatto in Wikipedia, dove è ancora possibile leggere le voci del Progetto omosessualità (it.wikipedia.org/wiki/Portale:LGBT). Perché non continuare il lavoro già avviato lì?
Per un difetto di base di Wikipedia, che però è anche la ragione del suo successo: la possibilità di essere scritta e riscritta in qualsiasi momento da chiunque. Il problema per noi nasce quando, spiega Dall’Orto, “passa il primo gruppo bene organizzato di omofobi che può buttare in tre minuti all’aria il lavoro di mesi”.
Anche un secondo tentativo fatto con Arcigay (wiki.arcigay.org/index.php/Pagina_principale), a partire dalla piattaforma Wiki, si è impantanato, riferisce ancora Dall’Orto, a causa di una “burocrazia talmente elefantiaca che era impossibile riuscire anche solo a capire chi dovesse registrare il nome di dominio (che infatti non è stato registrato), per cui ho gettato la spugna”. Il progetto di prendere i lati buoni di Wikipedia cercando di correggere quelli negativi è però rimasto in piedi e vede ora la luce.
Enciclopegaya conserva la grafica e la struttura di Wikipedia, ma al progetto non può collaborare chiunque perché esiste una redazione e per scrivere le voci dell’enciclopedia bisogna iscriversi. “Se si vandalizza, si viene cacciati. Proprio come in una redazione”, ammonisce Dall’Orto. In questo modo si conta di migliorare la qualità dei contenuti e la loro affidabilità.
Enciclopegaya inizia dunque dove finisce Wikipedia. Non si attiene al criterio del “punto di vista neutrale” e dichiara sin dalla sua nascita la propria partigianeria: presenta il punto di vista di chi fatica a far sentire la propria voce. Esiste per questo.
Un’altra caratteristica che differenzia Enciclopegaya da Wikipedia è la possibilità di pubblicare ricerche originali. Firmandole. Mentre su Wikipedia si possono riportare esclusivamente informazioni di seconda mano, ovvero tesi già esposte su qualche libro o sito, su Enciclopegaya alcune voci sono scritte da esperti e il contenuto di quelle voci non è modificabile.
In più occasioni, sulle pagine di questo mensile, abbiamo sostenuto che la società italiana è molto più avanti della classe politica che la rappresenta. La costruzione, l’elaborazione e la divulgazione di una cultura omosessuale online mostra come gli utenti della Rete siano molto più avanti dell’università italiana e che le competenze per riflettere su questi argomenti non mancano. Enciclopegaya sarà terreno fertile per elaborare un universo di conoscenze e di studi che non trovano spazio in ambito accademico accanto al queer o agli studi di genere.
Se siete persuasi dell’utilità del progetto e vi state chiedendo come poter collaborare, o se volete semplicemente misurarvi con la divulgazione di testi glbt e capire come funziona la piattaforma, basta farsi assegnare un nome utente e una password dalla redazione del sito (www.enciclopegaya.com/index.php?title=Speciale:Contatti). I collaboratori della gaya enciclopedia si rimboccano le maniche per riscrivere un mondo da un punto di vista privilegiato: quello degli esclusi. Esclusi dalla cultura e dalla storia ufficiali. Per meglio contestualizzare il senso di Enciclopegaya bisogna allargare lo sguardo al panorama culturale italiano. Non è un caso che in Italia molti dei siti gay più antichi e ricchi d’informazione siano creati e gestiti da singoli attivisti omosessuali che hanno scelto di condividere attraverso la Rete il frutto delle proprie ricerche e dei propri interessi. A differenza di altri paesi, molto del materiale riguardante la storia e la cultura omosessuale non è il prodotto di associazioni, istituti o università ma di singoli individui e piccoli gruppi il cui lavoro è quasi sempre volontario, gratuito, dettato dall’impegno personale.
Si tratta di studi che sebbene siano prodotti da poche persone e con scarse risorse non rappresentano un sapere residuale e marginale rispetto a quanto oggi è possibile leggere su carta. Vediamone alcuni. Al link www.giovannidallorto.com/ring.html trovate l’anello (ring) che collega fra loro i siti italiani dedicati alla cultura gay e lesbica in un cerchio di link reciproci. Alle fonti per la storia del movimento e del pensiero omosessuale è dedicato Omofonie.it che approfondisce soprattutto il periodo che va dagli inizi dei movimenti di fine Ottocento al decennio successivo ai moti di Stonewall (www.omofonie.it). Nato nel 2006 in collaborazione con la Fondazione Sandro Penna di Torino, Omofonie cerca di rompere il muro di silenzio che circonda la memoria dell’omosessualità. Una caratteristica del progetto è quella recuperare e mettere a disposizione di tutti online sia documenti e articoli tratti da riviste legate alle diverse correnti del movimento omosessuale sia scritti di singole persone che, pur non appoggiando apertamente un movimento, lottavano per l’affermazione dei diritti delle persone omosessuali.
Se siete interessati a un progetto culturale volto a far conoscere il cammino che i credenti omosessuali fanno ogni giorno nelle loro comunità e nelle varie chiese, cliccate su Gionata.org (www.gionata.org). Costruito nel 2007 da alcuni volontari in Toscana, il portale riceve contenuti da tutta Italia con collaborazioni personali e testimonianze. Tre sono le linee guida di questo progetto: “far conoscere, raccontare e testimoniare la molteplicità dei cammini che portano a coniugare l’esperienza di Dio con l’accoglienza delle persone omosessuali”. Tra le iniziative, segnaliamo quella dei “traduttori di buona novella”: traducendo notizie dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo, essa rappresenta uno strumento di confronto con altre esperienze delle persone omosessuali credenti nel mondo. Al portale si è affiancato anche un forum interamente dedicato alle lesbiche credenti: si chiama Noemi e si trova al link noemi.forumattivo.com.
L’obiettivo di questi siti è riconoscere una storia e una cultura omosessuale, quel filo rosso che unisce le persone omosessuali nel tempo, che mette in relazione coloro che hanno fatto cultura con una sensibilità, un modo di porsi nei confronti della vita, un tipo di atteggiamento verso le convenzioni sociali, che sono peculiari. Come ogni minoranza sociale, anche quella glbt si riconosce come tale in base alla rivendicazione di un passato comune, all’uso di codici culturali specifici. Per questo una parte della comunità ritiene importante individuare e divulgare l’esistenza di una cultura omosessuale autonoma rispetto a una cultura che con la scusa di essere universale e neutrale nasconde in realtà di essere eterosessuale, maschilista, discriminatoria. All’estero quanto appena cominciato in Italia è già una realtà. Sul sito dell’enciclopedia americana Glbtq.com (www.glbtq.com) più di 400 autori tra consulenti e collaboratori firmano più di 2000 voci. Il progetto nato nel 2002 e sostenuto da biblioteche pubbliche e università “raccoglie centinaia di illustrazioni che mostrano la vita e i contributi di migliaia di persone glbtq che hanno influenzato la società attraverso la letteratura, le arti, il diritto e la politica”.
Un ultimo sito che segnaliamo perché sarebbe utile trarne una versione italiana è l’americano GayCultureEducation.com (www.gaycultureeducation.com). “Video interviste, conferenze online di illustri studiosi, scienziati, professionisti, artisti, gay, etero, madri e padri, amici o chiunque abbia qualcosa di positivo da dire sulla cultura gay fanno parte di questo sito”. Il portale offre materiale didattico di alta qualità ed è utilizzato come piattaforma di informazione e di apprendimento. L’obiettivo è creare rappresentazioni oneste della cultura gay al fine di promuovere il rispetto reciproco.