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Crisi economica? Affidatevi ai gay! Questa equazione all’apparenza semplice viene tirata in ballo come un prestigiatore tira fuori il coniglio dal cappello a cilindro spesso e, soprattutto, volentieri da chi si ricorda che esistiamo quando potremmo fare comodo o, per meglio dire, quando potremmo far tornare i conti o dovremmo evitare che vadano in rosso. Un settore che rappresenterebbe una pietra filosofale che tramuta in oro ciò che tocca sarebbe il turismo glbt, ma fino a che punto questo è vero e, soprattutto, come ci si può riuscire realmente?
“Sì, viaggiare…” cantava Lucio Battisti, e i gay non hanno di certo aspettato che arrivasse lui a suggerirlo né si sono mai posti troppi problemi al riguardo dato che, come in tanti altri “segmenti del mercato”, rappresentiamo da anni una forza economica che produce a livello mondiale fatturati con cifre da capogiro. Ma in cosa consisterebbe il turismo gay? Diciamo in termini molto generali che è costituito da destinazioni che in sicurezza, è importante sottolinearlo, offrono opportunità di socializzazione, anche solo sessuale, spesso maggiore di dove si vive. Tenete conto che per chi non si è ancora dichiarato a casa propria, “andare via” permette magari di essere o di sentirsi più libero del solito, il che non è uno stimolo da poco per fare la valigie anche se per breve tempo. Ma dato che anche la mente o il cuore vogliono la loro parte, ci sono anche gli eventi politici o culturali a tema che attraggono viaggiatori, come i pride nazionali o internazionali, le manifestazioni sportive come i Gay Games o gli Euro Games, i festival di cinema o magari una data esotica nell’ultima tournée di Madonna.
Intorno al gay che per qualsiasi motivo si sposta si sono creati, di conseguenza, servizi che vanno dalle guide turistiche alle agenzie di viaggio specializzate, alberghi e ristoranti a proprietà gay o dichiaratamente friendly dove non ti guardano storto se chiedi una camera matrimoniale o se dai un bacio in pubblico al tuo compagno, crociere dedicate (esistono anche quelle di nicchia solo per orsi), per arrivare ultimamente ai wedding planners ovvero a chi vi offre pacchetti completi per vivere una regolare cerimonia matrimoniale in un paese estero dove questo è autorizzato, con tanto di presa in carico delle varie pratiche burocratiche e degli ospiti a seguito. Naturalmente c’è già chi pensa alle esigenze delle famiglie omogenitoriali con prole.
Si dice che le persone gay e lesbiche viaggiano di più in quanto godrebbero di una maggiore disponibilità economica ma, diciamocelo apertamente, in realtà siamo favolosi e creativi anche in tempi di crisi. Infatti dappertutto il settore del turismo gay low cost è diventato importante quanto quello della fascia dei “luxury travellers” che invece della crisi non risente mai.
Questo settore è quindi in continua evoluzione e nei soli Stati Uniti ha un valore che arriva a superare i 60 miliardi di dollari all’anno, mentre in Italia, secondo alcune stime, rappresentiamo il 7% del fatturato complessivo del reparto pari a 3,2 miliardi di euro. Questo dato è stato presentato a settembre dell’anno scorso a Bergamo in occasione della prima edizione di Expo Turismo Gay, evento che ricevette una lettera di augurio del sindaco di Roma Gianni Alemanno e il patrocinio dell’allora ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla. Expo Turismo Gay aveva anche il patrocinio di Aitgl, l’associazione italiana del turismo gay & lesbian (www.aitgl.org), e si è svolto all’interno di NoFrills, che una tra le più significative manifestazioni business to business del settore, ossia rivolta agli operatori e ai media e non accessibile al pubblico.
A livello planetario in cima alla piramide organizzativa delle nostre vacanze si può porre la Iglta (www.iglta.org), l’associazione internazionale del viaggio gay e lesbico, che è la principale rete dedicata a mettere in collegamento clienti e operatori del settore, informare e fare formazione. Fondata nel 1983 da un gruppo di 25 agenzie di viaggio e proprietari di alberghi, attualmente opera in più di 80 paesi sui cinque continenti con più di 2000 membri affiliati. Un’espansione esponenziale avvenuta mano a mano che la visibilità della comunità glbt e i suoi diritti andavano crescendo intorno al mondo. Scendendo alla base si può invece arrivare ad esempio al bed&breakfast in campagna o al mare magari “clothing optional”, dove potete girare nudi se vi va, e a Lghei (www.lghei.org, vedi Pride n. 113). Acronimo per Lesbian and Gay Hospitality Exchange International, è una rete di scambio di accoglienza gratuita tra persone omosessuali che offre l’opportunità unica di un incontro a livello culturale, intellettuale e sociale con le persone del luogo. In fondo, chi è più informato della vita gay di una città, ma non solo, di chi ci abita e la vive quotidianamente?
Passando invece a come le amministrazioni pubbliche valutano il turismo arcobaleno e quindi promuovono ad hoc il proprio territorio, metteremo a confronto lo stato di Israele e quanto attualmente avviene nel nostro molto amato, quanto molto sconsiderato, “bel paese”.
Nell’ultimo decennio Israele ha pianificato e messo in atto una vera e propria guerra commerciale per diventare più invitante e affascinante come destinazione rainbow. L’investimento di energie e di una considerevole quantità di denaro si è concentrato sulla città di Tel Aviv, che nel 2011 attraverso la community virtuale americana di GayCities (www.gaycities.com), un sito attraverso il quale i viaggiatori condividono esperienze e consigli sulle loro vacanze, è diventata la “capitale mondiale del turismo gay”, battendo mete storiche come San Francisco o New York. La notizia ha quindi fatto il giro del mondo e il cerchio si è chiuso con una vittoria schiacciante del marketing d’assalto. Considerate che persino sulla rivista di bordo di ottobre scorso di una compagnia aerea a basso prezzo europea c’era un articolo che parlava in specifico di Tel Aviv come destinazione ultra-friendly, dove trovare tanto sole, spiagge e uomini da sogno. Tutto questo sbandieramento ai quattro venti però non è stato esente da controversie, tanto che il New York Times ha accusato Israele di “pinkwashing”, termine qui traducibile come dipingere di rosa le cose per renderle più accettabili. Questo neologismo in realtà contiene l’accusa di nascondere le continue violazioni dei diritti umani dei palestinesi dietro l’immagine di modernità rappresentata dalla vita gay israeliana. I diritti glbt sono quindi diventati sostanzialmente uno strumento di pubbliche relazioni internazionali, anche se i locali politici conservatori e soprattutto i religiosi ebrei ortodossi rimangono ferocemente omofobi? Lasciamo la risposta aperta alle interpretazioni personali di ciascuno e passiamo a valutare quanto, invece, accade sui nostri lidi.
Dante Alighieri nel Purgatorio scrive “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Parafrasando un po’, al turismo del nostro paese indubbiamente manca una guida sicura e determinata e in più la situazione glbt è particolarmente incasinata…
Secondo Alessandro Cecchi Paone, in qualità di docente di Scienze del turismo all’università di Milano Bicocca, il turismo italiano è anelastico, non cambia da molti anni e guarda sempre al passato e non al presente come Berlino o al futuro come la Cina. Eppure abbiamo offerte incredibili per il consumatore e ci sono “praterie di soldi” a disposizione, anche perché ci sono flussi nuovi totalmente assenti da intercettare come il turismo senior o quello dei portatori di disabilità, ad esempio. E si può destagionalizzare, moltiplicando e diversificando l’offerta.
Purtroppo però, se in generale manca una programmazione strategica a livello nazionale, sul turismo gay in particolare grava in più un pesantissimo dazio: quello che paghiamo ai pregiudizi, tanto che piuttosto che esporsi pubblicamente si rinuncia ai guadagni. E così facciamo un regalo ai paesi stranieri che hanno enti turistici nazionali, regionali o persino cittadini molto meno miopi e molto più organizzati di noi, che offrono guide stampate e siti web dedicati alla nostra accoglienza e inclusione durante tutto l’anno.
Eccezione alla regola è la regione Toscana, prima e unica per ora, che ha aperto all’interno del sito www.turismo.intoscana.it un canale dedicato al turismo glbt con pagine sia in italiano che in inglese, e che ha anche ha prodotto uno spot dedicato al turismo gay friendly visionabile su YouTube (www.youtube.com/watch?v=tzkVDJXlzTI). Seguono le città di Torino che tra le pagine delle informazioni turistiche del sito del comune ne ha anche una, decisamente scarna, dedicata ai viaggiatori omosessuali dove trovate “siti di agenzie e di associazioni che offrono informazioni utili per i viaggiatori omosessuali”, e Genova che invece ha un’intera sezione dove trovare alcuni indirizzi utili per scegliere un hotel, un ristorante o un locale dove divertirvi durante la vostra visita in città. Meglio che niente ma si può fare molto di più. Altre città italiane hanno siti dedicati all’accoglienza turistica glbt ma sono operazioni non ufficiali e spesso, inoltre, con informazioni non aggiornate o frammentarie.
A onor del vero c’è stato chi sulla semplice “targetizzazione dell’offerta” ha tentato un rilancio di una località. Doveva accadere a Bormio, dove l’anno scorso l’allora nuovo direttore commerciale della locale azienda turistica Laurent Samou, un signore francese di origini africane, ebbe l’idea di provare a ospitare la prima settimana bianca interamente dedicata al mondo gay ad aprile con eventi, manifestazioni e una speciale shopping card dedicati, esperimento di cui però si sono poi perse le tracce.
Possibile che alle nostre latitudini sia così difficile organizzare e rendere proficuo il turismo gay, possibilmente come cooperazione tra amministrazioni locali e le locali realtà associative politiche e commerciali glbt? A Milano si pensa di no e, complice il cambio di giunta, il Cig Arcigay Milano ha inviato ufficialmente un progetto in tale direzione a Franco D’Alfonso, assessore al commercio, attività produttive, turismo, marketing territoriale, anche in previsione di far diventare il capoluogo lombardo una destinazione rosa internazionale in occasione, ma non solo, dell’Expo 2015.
In attesa di scoprire le nuove mete gay da non perdere vi suggeriamo allora un paio di destinazioni sicuramente fuori dai soliti giri. La Casciubia e la Transnistria potrebbero essere ancora poco friendly, ma di sicuro vi divertirete a vedere la faccia che faranno i vostri amici quando gliele proporrete!