Seleziona una pagina

Da un paio di anni si parla sempre più spesso della Polonia sui mass media internazionali. All’inizio, con incredula meraviglia, per la sua economia che, insieme a quella tedesca, continuava a crescere in un’Europa in recessione. Poi per raccontare che, contro ogni scetticismo, stava riuscendo a prepararsi senza grandi intoppi all’importante appuntamento degli europei di calcio: non solo costruendo nuovi stadi fra i più belli d’Europa, ma anche modernizzando servizi, vie di comunicazione e infrastrutture. Infine, fortemente stupiti dalla mezza rivoluzione politica uscita dalle urne il 10 ottobre 2011, quando la Polonia ha dimostrato di non essere quel Paese bigotto e destrorso che tutti all’estero continuavano a immaginare dando la maggioranza alla Piattaforma Civica di Donald Tusk.
La novità delle elezioni parlamentari dell’autunno scorso, però, non è stata soltanto la conferma di Tusk alla guida del paese (dopo il 1989 nessun altro primo ministro aveva mai ottenuto un secondo mandato) ma soprattutto l’emergere prepotente di una nuova forza politica, il Movimento di Janusz Palikot (Ruch Palikota), che con parole d’ordine anticlericali e in favore dei diritti civili, in primis per il popolo glbt, era entrato trionfalmente in Sejm (parlamento) con oltre il 10% dei consensi, trascinandosi dietro anche, per la prima volta nella storia di questo paese, un deputato gay, Robert Biedron, e una deputata trans, Anna Grodzka.
Per come fino ad allora in gran parte dell’Occidente ci si figurava la Polonia – stracciona, bigotta, arretrata, grigia, moralista e omofoba, per non aggiungere altro – c’era di che restare quantomeno spiazzati. E negli ultimi mesi, complici senz’altro anche i campionati europei di calcio, si è assistito a un incessante pellegrinaggio di giornalisti a risciacquarsi gli occhi e le idee nella Vistola per liberarsi di preconcetti rimasti quasi pietrificati agli anni ’80 del secolo scorso. Così finalmente anche gli ‘utilizzatori finali’ dell’informazione hanno potuto uscire dall’ignoranza e cominciare a scoprire un paese vivace e dinamico che sta attraversando una rivoluzione di enorme portata e di vaste dimensioni.
L’affermazione di Palikot non è stata un fulmine a ciel sereno, ma solo il maturare di una situazione che sotto la superficie ferveva e ribolliva da tempo. Così come le contromanifestazioni e gli episodi di intolleranza che continuano a disturbare le manifestazioni del gay pride vanno letti non come una seria minaccia alle recenti conquiste, ma velleitari, per quanto sgradevoli e virulenti, colpi di coda di frange sociali sempre più minoritarie che non si rassegnano a convivere con la nuova realtà. Dopo l’ultima Parata dell’Uguaglianza (così si chiama il gay pride di Varsavia), nel 2011, che ha visto la partecipazione di circa 6mila persone e si è svolta quasi senza proteste, Robert Biedron, in un dibattito televisivo, ha dichiarato che non c’è da stupirsi né per le proteste, né per le dichiarazioni particolarmente animose di certi politici, perché “in Polonia di omosessualità si sta cominciando a discutere seriamente da poco tempo, ed è un fatto positivo già solo che se ne parli, visto che da sempre è stato un tema tabù”. Durante quella manifestazione Biedron aveva anche invitato il parlamento “a tirare fuori dal cassetto il progetto di legge per le coppie di fatto presentato da tempo, perché la situazione politica è matura, e in Polonia su questo progetto esiste ormai un sostegno della maggioranza sia della società, sia delle forze politiche”.
Segnali di forti cambiamenti nella società – in anticipo sulla politica, come spesso accade – si erano già manifestati in precedenza. Nell’estate del 2009, per esempio, aveva fatto clamore il caso di Ryszard Giersz. Il fatto avvenne a Wolin, una cittadina di appena 5000 abitanti a nord-est di Stettino. Ryszard lavorava nel Galles dove conviveva con il suo ragazzo, Tomek, polacco come lui. Un giorno la madre, rimasta vedova con altri due figli piccoli, aveva chiesto a Ryszard di tornare. Se voleva poteva vivere con il suo ragazzo sotto il suo tetto, ma preferiva che la famiglia restasse unita. E così Ryszard era tornato al paesello insieme a Tomek. Lui aveva trovato lavoro in un negozio, Tomek come autista in una ditta di distribuzione di surgelati, ma una vicina che abitava dall’altra parte della strada cominciò a prenderli di mira, insultandoli a colpi di “pedał” (frocio). Finché i due ragazzi dissero basta e trascinarono la donna in tribunale. Fra i testimoni a loro favore c’era quasi tutto il vicinato e perfino il poliziotto di quartiere. Quando Ryszard vinse la causa, mezza cittadina lo festeggiò, la notizia fece il giro della Polonia e tutto il paese scoprì che offendere una persona con epiteti ingiuriosi che facciano riferimento all’orientamento sessuale è un reato passibile di condanna giudiziaria.
Questo episodio non solo ha segnato una svolta importante nella percezione del popolo glbt, ma ha anche rivelato quanto l’immagine della Polonia all’estero come paese profondamente omofobo sia farlocca, e che spesso è proprio la gente comune, quella delle campagne e dei piccoli centri, a dimostrarsi più pratica e tollerante. La vicenda di Ryszard infatti non è stata un episodio isolato. Marcin Nikrant ha quasi la stessa età di Ryszard – 26 anni – quando nel febbraio del 2011 viene eletto sindaco di Lesniewo, un paesino della Pomerania profonda di poco più di un migliaio di abitanti. Su 270 votanti, 216 votano per lui, un ragazzo con un’adolescenza e una giovinezza di angherie e vessazioni a causa del suo orientamento sessuale. Marcin diventa il primo sindaco apertamente gay della Polonia, e di nuovo la notizia finisce sui maggiori quotidiani e settimanali.
Nel frattempo, si verificano importanti avvenimenti anche a livello di macropolitica. Nel 2010, l’Europride porta per le strade di Varsavia (che ai tempi del sindaco Jarosław Kaczynski erano vietate alle parate del popolo glbt) diverse migliaia di manifestanti, con parecchi rinforzi da ogni angolo d’Europa. Nel 2011, i partecipanti sono un po’ di meno, in compenso però sono solo autoctoni. E oltre alla capitale, ormai si tengono regolarmente sfilate ‘orgogliose’ anche nelle città maggiori della provincia polacca: a Cracovia, Poznan e Łódz.
Ha senz’altro ragione Robert Biedron quando dice che la società polacca è in generale più tollerante e aperta di quanto la destra e i cattolici più oltranzisti vogliano far credere. Amici psicoterapeuti che svolgono consulenze per i tribunali mi raccontavano di recenti casi di divorzi in cui i bambini sono stati affidati al padre omosessuale perché ritenuto, nonostante il suo orientamento, più idoneo della madre a educare e allevare i figli. E solo qualche settimana fa, il parlamento ha respinto una richiesta di modifica della legge sugli affidi avanzata dal partito di destra Diritto e Giustizia per impedire che bambini orfani o di famiglie disagiate vengano assegnati a parenti più vicini se omosessuali.
In conclusione, si potrebbe quasi dire che la Polonia sia arrivata a questo appuntamento storico degli europei di calcio non solo con stadi più grandi e più belli e migliori infrastrutture, ma modernizzata anche nella mentalità e nel costume sociale.
Grandi mutamenti rispetto al recente passato si notano a occhio nudo anche nell’aumento dei ritrovi glbt, peraltro ormai non più concentrati solo nella capitale Varsavia, ma sempre più numerosi anche nei centri di provincia. E diversi nuovi locali sono spuntati di recente anche in previsione dell’afflusso di tifosi per gli europei di calcio, fra i quali è lecito attendersi la canonica percentuale statistica di esponenti dell’altra sponda. In ogni caso, se decideste di seguire in Polonia la nazionale azzurra, ecco qualche suggerimento su dove trascorrere piacevolmente il post-partita nelle quattro città polacche in cui si disputeranno gli incontri: Varsavia, Breslavia, Poznan e Danzica. Prima però di prendere il largo nella notte, dato il grande fermento e rimescolamento in corso nella gay scene polacca, sarà meglio fare sempre un ultimo controllo su uno dei siti glbt locali. I più importanti sono tre: gejowo.pl, innastrona.pl e gay.pl (è il più aggiornato e ha anche una versione inglese).
Varsavia
Il panorama dei locali gay di Varsavia è in continuo divenire. Accanto ad alcuni classici in auge da tempo, nell’ultimo paio di anni i locali nascono, muoiono, o semplicemente cambiano nome e indirizzo con una facilità impressionante e senza altra ragione se non il successo commerciale. L’area a più alta concentrazione di locali glbt è quella monumentale d’epoca socialista, lungo l’asse dell’ulica Marszałkowska: più o meno dallo staliniano Palazzo della Cultura e della Scienza a poco oltre plac Konstytucji, cuore del quartiere MDM, gioiello dell’architettura socialista nella sua più ornata versione polacca, tempestata di mosaici, sculture e bassorilievi osannanti la maschia classe operaia e contadina. Qui si dipanano a un capo la discoteca Toro (ulica Marszałkowska 3/5, ma si entra da ulica Emila Zoli; www.toro.waw.pl) e all’altro capo, in ulica Bracka 20a, il Fantom (fantomwarsaw.com), un complesso composto da discoteca, cruising bar e sex shop (cortile di sinistra, terza porta a destra) e sauna (cortile di destra, terza porta a sinistra). In mezzo una manciata di ritrovi per ogni gusto, dalla Klatka, letteralmente “Gabbia”, un bar-discoteca-darkroom sotto uno dei portici della Marszałkowska, all’accogliente caffè-pub-cruising bar Lodi Dodi in ulica Wilcza 23, al Glam Club in ulica Zurawia 22, 300 mq con sala chillout e sala disco, karaoke, concerti, esibizioni varie. Poco più su verso la Vistola, in aleje Jerozolimskie 6, il Luztro è il più divertente afterclub di Varsavia, dove si mescolano allegramente lesbiche, gay, trans, etero, e in generale tutti i naufraghi della notte. Una discoteca ormai storica con spettacoli di drag queen, karaoke e quant’altro, è il Galeria, proprio accanto all’ingresso principale del popolare mercato coperto Hala Mirowska (plac Mirowski 1), mentre il pre-party bar Rasko che si trovava nei pressi ha chiuso e il proprietario ha aperto Le Garage, in ulica Burakowska 12, una via di officine e fabbrichette vicino al cimitero monumentale dei Powazki che si avvia a diventare una delle vie più trendy dello shabby chic style varsaviano.
Nei pressi della Hala Mirowska sono però spuntati in cambio il grande bar su due livelli con area cruising Wild in ulica Chłodna 39 e la sauna Heaven, in ulica Waliców 13, non grandissima ma nuova, pulita, anzi quasi asettica, in cui tutto, dagli arredi new age ai film erotici glamour, invita al relax e concilia… il sonno. Frequentata dai giovani rampanti varsaviani, la Heaven è la new entry delle saune della capitale, dopo le storiche Fantom (vedi sopra) e Galla (ulica Ptasia 2), dall’altra parte dell’Hala Mirowska: quest’ultima è senz’altro la più peccaminosa, una giungla umida e bollente in cui si aggirano guardinghi e rapaci felini, giraffe, ippopotami, gazzelle, pachidermi e altro bestiame esotico: per azzannare i bocconi migliori si consigliano le ore tardopomeridiane e antiserali, durante le migrazioni di massa fra gli uffici e le tane domestiche. Dopo la chiusura del mitico Tomba Tomba, nella Città Vecchia al momento non sembra esserci più nulla, a parte un tranquillo caffè artistico gay friendly nel cortile del Palazzo sotto la Latta a fianco del castello, dove rifocillarsi, vedere una mostra o ascoltare un concerto: Klub pod Blacha.
In una Polonia che va allineandosi velocemente ai trend internazionali, a Varsavia è però ancora possibile assaporare un ultimo resto della vita gay dell’epoca del generale Jaruzelski, quando di ritrovi espliciti non c’era neppure l’ombra, ma fioriva una vita gay sotterranea gagliarda e lussureggiante, tra cessi, saune e caffè misti, parchi, spiagge sulla Vistola e cocktail bar negli hotel per stranieri. Dei parchi, continua a funzionare alla grande il Park Skaryszewski, proprio accanto al rinnovato Stadio Nazionale dove si giocheranno diverse partite degli europei di calcio: attenti però ai frequenti controlli di polizia urbana nella piccola macchia lungo la strada di fronte allo stadio; sono più sicuri i cespugli fra il monumento a Edward House e il laghetto, dove le folte tuie sempreverdi forniscono riparo agli irriducibili anche in inverno. Io di tanto in tanto vado a fare una sosta nel Cafe Misianka, immerso nel verde del parco sul lato dell’ulica Waszyngtona, e ogni volta mi sgorga un sospiro dal cuore ricordando i bei tempi in cui quella casina di bambola era uno dei cessi di Varsavia più intensamente frequentati da omaccioni e operaiacci in cerca di emozioni erotiche trasgressive, e appena sotto l’aroma del caffè e della torta di mele mi pare ancora di sentire – potenza della memoria – un vago, struggente retrogusto di urina e di lisolo.
Della ventina circa di toilette pubbliche sparse nel centro storico in cui si batteva a più non posso qualche decennio fa, ne sono rimaste solo due: una in ulica Złota all’angolo con il passaggio pedonale dietro i centri commerciali affacciati sulla Marszałkowska, e l’altro, non lontano, in ulica Widok all’angolo con la Bracka. La prima, piuttosto piccola (tre pisciatoi e tre cabine), è gestita da un simpatico vecchietto e nelle ore di punta rende bene l’idea di quello che in polacco si chiama “pikieta” (“picchetto”), con le frocie più incallite di vedetta che non mollano la postazione neanche a schioppettate: durante i cambi della guardia, o se si ha la faccia tosta di fregarsene delle loro avance sfacciate, si possono fare incontri interessanti tra una fauna stagionata, ma davvero popolana, che non frequenta discoteche e cruising bar. Dall’altro cesso, non meno porcello, sono stato bandito dopo essermi preso a male parole con il gestore il quale, oltre al pagamento dell’ingresso, pretendeva anche un pedaggio… in natura. Questa sorta di museo all’aperto della vita gay della Polonia del tardo socialismo ha conservato altri due preziosi monumenti sull’ulica Nowy Swiat, due locali rimasti quasi identici, nello spirito se non proprio negli arredi, fin dai primi anni ’80: il Bar Kawowy Piotrus (Nowy Swiat 20) e, sull’altra sponda della via, il Cafe Amatorska. In entrambi, gli stessi gay di allora si lasciano andare ai ricordi, trescano e spettegolano guardandosi intorno circospetti come se nulla fosse cambiato dai tempi di Jaruzelski, quando la Polonia era “la baracca più allegra del campo (di concentramento) socialista”, e a saperci fare ci si poteva portare a letto i giovani miliziani di ronda nelle notti dello stato di guerra, che gli anziani ricordano come le più calde, ma anche le più sicure, a memoria di gay.
Breslavia
Delle quattro città che ospitano gli europei di calcio, Breslavia (in polacco Wrocław) è quella che ahimè offre di meno al gay traveller curioso. Qui trovate un paio di locali in croce e poco o nulla all’aperto. La città in ogni caso è deliziosa, con un centro storico di notevole bellezza, e vale senz’altro una visita. Se siete intraprendenti, bazzicate il quartiere della Riconciliazione, intorno al Pasaz Niepolda, dove si concentrano decine di locali frequentati da una varia umanità in cerca di svago. Con un po’ di faccia tosta, buon occhio e un pizzico di impegno, qualcosa si ramazza. Sennò, a pochi minuti a piedi, in un edificio postindustriale, trovate gli unici due ritrovi gay di Breslavia: il vasto, articolato H2O, un club per ballare, rilassarsi, fare karaoke e quant’altro (ulica Zelwerowicza  16-18) e il cruising bar Cactus (ulica Zelwerowicza). A Breslavia ricordo con tenerezza i monumentali bagni comunali degli anni ’80: dopo anni di restauri sono stati riaperti, ma quasi del tutto “ripuliti” anche dell’aura di peccato che vi aveva aleggiato per decenni.
Poznan
Oltre a Varsavia, Cracovia e Łódz, Poznan – dove l’Italia giocherà due partite della fase preliminare dei campionati europei – è l’unica altra città in Polonia in cui si tenga una marcia dell’orgoglio omosessuale fin dal 2004. Ed è anche una città che offre una scena gay adeguata per i suoi 575mila abitanti. Scherzando, qualcuno dice che questo è possibile perché è più vicina a Berlino che a Varsavia, anche se solo per una manciata di chilometri. Una parte di verità in questo c’è, perché storicamente la città ha fatto parte a lungo dell’impero prussiano ed è sempre stata economicamente più vivace rispetto al resto della Polonia. Anche alla vita gay si adatta perfettamente lo slogan che la città ha creato di recente per promuoversi all’estero: “Western style, Eastern energy”. La scena gaia è ben distribuita, a portata di piede, nell’area di una città vecchia di gusto mitteleuropeo molto gradevole impreziosita da notevoli monumenti storici.
In uno scalcinato cortile al 23 della centralissima Swiety Marcin trovate il Pokusa (Tentazione), un cinemino porno che definire squallido è ancora un eufemismo, ma che, agli amanti del genere, può riservare simpatiche sorprese, soprattutto nelle ore diurne; proprio accanto, un seminterrato ospita il Club Elektrownia, per bere, ballare e conoscere qualcuno (uomini e donne) in un ambiente urban dalle 18 all’alba. Poco più lontano, in ulica Rybaki 13, vicino al centro commerciale Stary Browar, l’Eagle è un cruising bar pulito e simpatico, con preservativi gratuiti e tutto l’armamentario e la coreografia necessari per giocare a Tom of Finland, physique du rôle permettendo. Dirimpetto, al 22, l’Hallo Cafe, al contrario, è colorato, con aspirazioni artistiche e clientela giovane che non ha voglia di recitare altro che se stessa. A due passi da entrambi, sempre nella stessa via, un ristorantino-bomboniera gay friendly, il Piattobianco, è aperto fino alle 2 con buona cucina polacca e italiana a ottimi prezzi. Il più nuovo ed europeo dei locali di Poznan è il Dark Angels, un disco- cocktail-cruising bar dall’altra parte della città vecchia, ma sempre centralissimo: ambiente rilassato, arredi artistici molto curati e pulito fin quasi all’asettico (ulica Garbary 54). Poco lontano, è stato appena aperto lo Horn Club, che non ho ancora visitato: se ci andate, fatemi sapere (ulica Wszystkich Swietych 4). Non facilissima da trovare in un quartiere d’epoca socialista della periferia, la storica sauna Amigo è pulita, piacevole, peccaminosa e rilassante quanto basta (Osiedle Lecha 120, nell’edificio della Farmacia, Apteka).
Danzica
A Danzica l’Italia gioca la prima partita contro la Spagna. L’agglomerato urbano detto Trójmiasto è composto di tre città (Danzica , Sopot e Gdynia) adagiate lungo il golfo omonimo e collegate fra loro da una ferrovia urbana che è quasi una metropolitana. Che il Trójmiasto sia di mentalità aperta lo dimostra il fatto che Janusz Palikot ha proprio a Sopot il suo quartier generale, mentre Robert Biedron è stato eletto nel collegio di Gdynia con quasi 17mila preferenze, ma tutto questo, chissà perché, non si traduce in una scena gay degna di quella che è una metropoli di circa 750mila abitanti. Tentativi negli ultimi decenni ci sono stati, per esempio a Gdynia, la città più ricca e aperta delle tre, ma senza frutto. La gloriosa, fiorente Danzica, di cui in antico si raccontavano meraviglie, oggi è quasi un deserto per il popolo glbt, a parte due locali gay friendly: il disco-bar fighetto Que Pasa (ul. Chmielna 101, lun-dom h. 17-6) e il Buffet, una sorta di centro sociale nato sull’area degli ex Cantieri Navali Lenin frequentato dalla meglio gioventù artistica e bohémienne della città (ul. Doki 1, dom-mer h 11-23, gio-sab h. 11-03).
Fra le tre città, quella più vivace dal punto di vista gay è sempre stata paradossalmente la più piccola, Sopot (50mila residenti stabili), in qualità di città balneare e modaiola, frequentata da villeggianti di ogni parte della Polonia che vengono qui a mettersi in mostra nei locali di tendenza affacciati sulla pedonale ulica Monte Cassino, nello storico hotel Grand che ebbe ospiti Marlene Dietrich e Adolf Hitler, o lungo il molo che si protende per mezzo chilometro nel mare. Nel piacevole tessuto di ville e palazzine Belle Époque per anni si sono celati, sbocciando e scomparendo nel giro di una stagione, i locali gay più vari, quasi d’obbligo in quella che da decenni viene definita “capitale estiva della Polonia”. Al momento però Sopot non offre quasi nulla, a parte il pub gay friendly Retromaniak, frequentato dal milieu artistico-alternativo e da molte donne, mentre ogni tanto l’Elton organizza serate gay a sorpresa in luoghi diversi (per info: www.facebook.com/eltonclub).
Pur nella generale carenza di ritrovi al chiuso, in estate il Trójmiasto ferve e ribolle grazie alle sue spiagge gay, da Stogi, a Chałupy, alla più lontana Debki, dove vengono a fare una capatina anche i contadini dell’entroterra, dai modi impacciati e rozzi, ma assolutamente sinceri e sprizzanti l’energia e il sano entusiasmo dei neofiti rimasti troppo a lungo a stecchetto. A Debki si arriva in macchina o in autobus da Gdynia, e il tratto di spiaggia gay è fra le uscite 28 e 29: si batte e si consuma fra le dune e nei boschetti alle spalle di un paletto di calcestruzzo bianco-rosso. A Chałupy, appartata e altrettanto ben frequentata, sulla penisola di Hel, si può giungere anche in treno, in bici o in battello da Danzica o Gdynia. A Stogi invece si arriva comodamente in 40 minuti di tram (8 e 13 dalla stazione di Danzica fino al capolinea Stogi Plaza), cui bisogna aggiungere 20-30 minuti di marcia lungo il mare verso est fino alla spiaggia nudista, vicino all’uscita 22.
Quando il tempo inclemente inibisce l’uso delle spiagge e del parco di Kolibki (Górki) fra Orłowo e Sopot Kamienny Potok, dove si batte anche di giorno intorno al monumento con l’aquila, nel Trójmiasto l’unico luogo dove tentare un incontro ravvicinato è la sauna Elektro, in ulica Inzynierska 52, a Gdynia-Orłowo. Anche se completa di quasi tutto il necessario (ma non la vasca idromassaggio), merita la sufficienza più per il fatto di esistere che per quello che offre. Se arrivate fra l’apertura (17.30) e le 20, ci trovate orsi, cinghialoni e vitelloni di passo da brancare con destrezza al volo prima che fuggano nelle tane dove li attendono femmine e cuccioli. Dopo le 20 rimangono solo zie e cuginette a spettegolare e lavorare all’uncinetto, e allora l’essere più eccitante in cui potete imbattervi è il pitone (in carne e ossa!) che talvolta viene ad accogliervi all’ingresso avviticchiato al braccio dell’inserviente.