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Alcuni anni fa Neil Tennant (il cantante dei Pet Shop Boys) dichiarò durante un’intervista rilasciata a Pride, di ritenere alquanto riduttivo per un cantante gay rapportare una qualsiasi sua espressione artistica al proprio coming out; sia perché l’orientamento sessuale – che pur in modo naturale influenza le composizioni di un artista – non può essere considerato il fulcro attorno cui ruota un’intera vita, sia soprattutto perché dal momento in cui e laddove l’omosessualità è accettata e riconosciuta come una componente del proprio essere, non ci si dovrebbe stupire se una canzone d’amore è indirizzata a un esponente del proprio sesso piuttosto che a uno del sesso opposto. Nel nostro paese qualcuno invece continua a rimanere volutamente nel vago, a omettere, piuttosto che a nascondere, imprigionando spesso la propria libertà di espressione in versi alquanto ambigui.
Abbiamo già parlato di Fabio Cinti in occasione del brano Waiting For My Bear, postludio del suo primo album, L’esempio delle mele, e del fatto che ha saltato a pié pari il coming out con un brano e un disco così chiaro. Ora a un anno di distanza il cantautore romano ci propone un nuovo lavoro, un concept album (come definito sulla sua homepage www.fabiocinti.it) sull’oscillazione dei sentimenti tra la vigilia del futuro e i memorabilia. Il minuto secondo è strutturato in due parti: un primo nucleo di sette brani originali formano Vigilia; la seconda sezione riunisce sette rivisitazioni in chiave romantica con il nome di Memorabilia.
In Vigilia Fabio condensa i propositi e i sentimenti da fissare oggi per tracciare da subito il futuro. Lo fa a carte scoperte, magari in preda alle paure o agli entusiasmi, ma senza i fraintendimenti dovuti ai meccanismi della società… “Non parlo del futuro, ma di un tempo che viene appena prima, dunque la “vigilia”. E nella vigilia (di una festa, di un viaggio, di un esame, ecc…) si vivono sia le ansie e le paure che le emozioni per quanto sta per accadere, e dipende tutto da noi”. Sono brani emotivamente intensi in cui Fabio approfondisce sentimenti in maniera semplice, senza finzioni, a partire da Questo strano abisso, in cui si fondono il presente, la nostalgia per un’infanzia disincantata, l’innamoramento e le domande per il futuro. Più emblematici sono Avevi freddo (…Ora ti vedo seduto…), Canto alla durata (..e pensare che sei stato, in fondo, sempre con me), brani in cui l’amore per il proprio ragazzo, il distacco, il rimpianto, la speranza per il ritorno sono raccontati senza giochi di parole…“È una questione di coscienza e di libertà interiore anzitutto. Avere la possibilità di parlare alle masse, grandi o piccole che siano, comporta una responsabilità: non ho velleità di insegnare niente a nessuno, ma se avessi un qualche tipo di paura, di ritrosia, se sentissi la stretta del sistema, dello star business (che non mi riguarda affatto), sentirei le mie canzoni in pericolo, l’espressività in pericolo”. Le varie facce dell’amore e i ruoli all’interno di un rapporto a pendolo, sono il tema di I Don’t Love You, il cui testo è opera di Mauro Mazzetti (da anni collaboratore di Fabio), che spiega: “Qui, uno è lo schiavo che interpreta il cane, l’altro è il padrone che lo tiene al guinzaglio e ne giudica il comportamento. Non c’è mai un momento in cui si amano allo stesso modo o, se c’è, è talmente breve da poter essere catturato solo nel lampo di un incrocio di sguardi, nemmeno espresso consapevolmente. Ma questa asincronia dona una specie di profondità, uno spessore rotatorio che mostra i reali contorni del sentimento che chiamiamo amore in tutta la sua benevola crudeltà. Paradossalmente, l’amore più lo fingi più t’avvicini alla sua consistenza di sabbie mobili della ragione”.
Se Vigilia lancia un’ancora ideale verso il futuro, Memorabilia ripropone una serie di canzoni prese dal passato, “arie che non solo avessero il significato del ricordo, ma che fossero come l’oggetto che posto su un mobile ti consegna immediatamente una sensazione o un momento vissuto ogni volta che lo vedi”. Accompagnato dall’amico pianista Alessandro Russo, Fabio ci regala alcuni episodi d’amore suggestivi fra cui il famoso Sonnet 18 di William Shakespeare dedicato dal poeta al suo “fair youth”, musicato da David Gilmour e Silent Worship, adattamento di Arthur Somervell dell’aria Non lo dirò col labbro di Händel. “Credo – e spero – di rivolgermi a un pubblico intelligente, capace di leggere un sentimento multiforme come l’amore in ogni sua sfumatura ma anche nella sua essenza. Una ragazza (o un ragazzo) che ascolta le mie canzoni e storce il naso perché mi rivolgo palesemente a un uomo vive nella stupidità e ha il cervello recintato da altissime mura. Dobbiamo ancora stare a spiegare tutta la storia ellenica, o abbiamo ancora bisogno di Benigni a Sanremo che ci legge la lettera di Oscar Wilde al suo amato? Le grosse case discografiche invece si basano (ora e in passato) anche sull’inganno. Vi sono artisti omosessuali (anche molto famosi), che fingono pur di vedere quindicenni scatenate sotto il palco. Nel 2012? Contenti loro…”