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La moda l’ha lanciata Madonna, con quel finto acronimo che dà il titolo al suo ultimo cd e in realtà è il suo nome con una lettera sì e una no: MDNA. Ecco che la tv americana superfriendly Logo, già contenitore del reality cosmetico queer Ru Paul’s Drag Race – All Stars, ha programmato il 24 ottobre scorso il primo episodio di DTLA che starebbe per Downtown Los Angeles, nuova serie gay che si preannuncia – nella speranza di ottenere lo stesso successo – come la nuova Queer As Folk ed è entrata anche nel palinsesto della canadese OUTtv dal target esplicitamente glbt.
Un ambizioso progetto nato sulla piattaforma web Kickstarter.com, ormai irrinunciabile per chi cerca finanziamenti dal “basso” destinati a opere cinematografiche e televisive indipendenti prive del supporto di grandi produzioni alle spalle. Il losangelino Larry Kennar, già produttore esecutivo di The L Word, è riuscito a mandare in porto sei episodi da trenta minuti l’uno di quella che definisce “una storia d’amore, amicizia, fedeltà e anche sincerità verso se stessi, costi quel che costi”. L’impianto narrativo corale ricorda vagamente Queer As Folk, con sette personaggi principali, vari interni deluxe e una vera protagonista, la città di Los Angeles, abbellita e resa più glamour come accade per New York nel supercult Sex & The City e utilizzata massicciamente per le inquadrature di raccordo.
Molta attenzione viene prestata alla multietnicità del gruppo – due ragazzi neri e un orientale – che tendono a far coppia con uomini di colore diverso: fra le varie storie raccontate viene dato particolare rilievo alla coppia formata dal nero Lenny e dal bianco Bryan, interpretata da due attori di avvenenza assoluta e dal fisico scolpito, scelti apposta per catalizzare il pubblico gay al primo sguardo: Lenny è interpretato da tale Darryl Stephens che ebbe una certa notorietà nel mondo glbt americano fra il 2006 e il 2008, quando interpretò il ruolo di protagonista di una serie gay che non ci risulta mai arrivata in Italia, Noah’s Arc, ambientata nella sottocomunità queer all black. Il Noè del titolo non è il profeta biblico bensì proprio Darryl nel ruolo di un aspirante sceneggiatore fidanzato con uno scrittore di successo, intorno a cui ruota il suo gruppo di amici. In DTLA Lenny/Darryl divide il talamo con Bryan – l’attore e modello Matthew Stephen Herrick – ma dopo sei anni di fidanzamento la coppia è in crisi e il senso di soffocamento crescente genererà vari tentativi più o meno espliciti di tradimento, complice una accessibilissima chat gay.
La principale novità di DTLA è una certa apertura al mondo etero rappresentato dal personaggio principale di SJ interpretato da Marshelle Fair, sposata ma a un passo dal divorzio a causa di una profonda crisi matrimoniale. Per fortuna SJ è circondata da uno stuolo di amici gay pronti a consolarla al primo scoramento come si addice a una fag hag di razza. Lo stesso produttore Larry Kennar ha dichiarato all’Huffington Post di “aver voluto fare una serie con personaggi sia etero che gay perché la nostra società sta cambiando e questo tipo di separazione fra gente e gruppi di persone è diventato raro in televisione”. Non a caso la prima scena di sesso è un rapporto etero piuttosto selvaggio in un bagno durante un party a elevato tasso alcolico, prudentemente montato in alternanza con una copulazione gay vagamente patinata.
L’asso nella manica di DTLA sono due attrici superstar che interpretano una coppia lesbica, nientemeno che Melanie Griffith, ultimamente (purtroppo) nota più come signora Banderas che come interprete di grido, e l’attrice nonché cantante Sandra Bernhard, grande amica di Madonna: abbiamo visto le prime tre puntate ma loro non sono ancora apparse e c’è il rischio che abbiano un ruolo praticamente cameo ma molto pubblicizzato per garantire il cosiddetto effetto “civetta”, il richiamo garantito da nomi arcinoti.
L’impressione scaturita da questi episodi iniziali è una certa superficialità tipica di molti similari prodotti americani in cui i personaggi sono tutti di ceto medio-alto e d’aspetto decisamente gradevole, hanno appartamenti eleganti ma piuttosto asettici e impersonali, vanno a feste strepitose anche se non si vedono quasi mai lavorare (e magari chattano da siti gay proprio dall’ufficio!). I drammi famigliari, poi, vengono spesso risolti in scene ad alto rischio di patetismo, come quando Darryl va a trovare la madre malata di cancro in ospedale: bisognerebbe ormai vietare per legge le scene con malati ricoverati e parenti a tenere il broncio, come insegna il magnifico film Amour di Michael Haneke. Insomma, DTLA potrebbe forse voler anche dire: ‘Discreto, Tradizionale, Leccatino: Americano!’.