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Da Saba a Palazzeschi, da Penna a Pasolini, da Testori a Bellezza a tanti altri forse meno noti al pubblico non specializzato (Naldini, Pecora, Buffoni, Bona, Lolini, Wilcock, Stefani, solo per citare i nomi più affermati), una tradizione poetica italiana, omoerotica o gay che dir si voglia, si dipana senza soluzione di continuità dai primi del Novecento a oggi. Questa ricchezza di voci poetiche omosessuali però non è stata finora riconosciuta come tale. La critica ha estromesso l’omosessualità da qualsiasi discorso dando un’immagine del nostro patrimonio poetico parziale e mistificata. A colmare questo vuoto critico e a dimostrare con una evidenza inconfutabile l’importanza della presenza gay nella poesia italiana arriva finalmente questa bella e ricca antologia di Luca Baldoni, studioso di poesia e poeta egli stesso (Le parole tra gli uomini. Antologia di poesia gay italiana dal Novecento al presente, Robin Editore, Roma, pp. 440, euro 15,00).
“In Italia un giovane che voglia leggere letteratura gay”, dice Luca Baldoni, “si orienta naturalmente verso le letterature straniere che tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento hanno dato inizio a un’importante tradizione che si è consolidata nei decenni successivi. Si pensi ai classici come Wilde, Proust, Gide, Mann che scrivevano di omosessualità quando i nostri narratori erano attanagliati dalla paura e dalle autocensure e non andavano oltre velati accenni. Se questo è vero per la narrativa, diverso è il discorso sulla poesia, percepita, a torto o a ragione, come formalista e distaccata dalla realtà e che proprio in virtù del suo elitarismo è riuscita a garantire spazi espressivi più ampi, anche rispetto alla poesia di altri paesi. Pensiamo alla Francia che dopo Rimbaud e Verlaine deve aspettare la metà del ventesimo secolo, con Genet, per trovare un’espressione poetica in cui l’omosessualità sia centrale. Un discorso analogo si può fare per le letterature tedesche e spagnole dove, dopo le esperienze di Platen e Stefan George in Germania, e a parte il caso isolato di Lorca in Spagna, solo dopo decenni emergono poeti che rappresentano apertamente l’omosessualità. In Italia invece abbiamo un gran numero di poeti omosessuali, la cui opera copre tutto il Novecento. Un fenomeno analogo si verifica solo nella tradizione anglo-americana, dove egualmente si riscontra un numero considerevole di poeti gay che permette di sviluppare un discorso critico sul rapporto tra poesia moderna e letteratura”.
Baldoni antologizza quattrocento testi di circa cinquanta poeti e scrive un’articolata introduzione che traccia una serie di interessanti linee di lettura. Una prima è basata sulla storicizzazione della presenza gay nella poesia italiana, spesso in parallelo con lo sviluppo storico-politico. Appaiono evidenti, per esempio, mutamenti di prospettiva che si affacciano dagli anni Settanta in poi e se nella pur ricca produzione primo-novecentesca prevale il modello “mediterraneo” di esaltazione della bellezza maschile, successivamente ci troviamo di fronte a un ampliamento dei temi legati all’omosessualità e alla rappresentazione di un modello “nord europeo” dove vengono rappresentate adolescenze oppresse, bisogno di una comunità gay, rivendicazione di diritti, lotta all’omofobia, insomma una poesia gay di tipo civile che testimonia la presenza di diversi modi di rappresentare la realtà omosessuale non sempre riconducibile al modello “mediterraneo” che da Penna a Pasolini a Bellezza è stato per decenni dominante. Voci che esprimono la consapevolezza dell’ostracismo di cui è vittima l’omosessuale e l’aspirazione a una regolamentazione sociale delle relazioni tra uomini sono presenti anche in poeti precedenti, ed è importante farle emergere, ma solo negli ultimi decenni si intravede un impegno anche critico-polemico dal carattere esplicitamente militante.
Questa corposa tradizione di poesia gay, che pure è sotto gli occhi dei lettori, è stata ignorata dalle numerose antologie di poesia d’amore dove l’amore è sempre quello eterosessuale e dai testi scolastici dove pure si possono leggere alcune poesie di questi poeti, che però hanno per oggetto qualsiasi tema tranne l’amore gay. Si riesce a tacere persino dell’omosessualità di Sandro Penna, anche se le sue poesie non parlano d’altro che della sua attrazione per i ragazzi.
Molti critici ancora oggi sono attenti a non pronunciare il termine “omosessualità”. “In Italia”, spiega Baldoni, “ci troviamo di fronte a una doppia strategia di oppressione. Da una parte si tende a non parlare di omosessualità, a darla per scontata senza però nominarla, dall’altra si accusano coloro che si occupano in maniera seria e specifica di questi temi, di proporre una prospettiva ghettizzante. Nessuno trova ghettizzante il fatto che Saba venga studiato come poeta triestino o Testori come poeta cattolico, dove ovviamente la triestinità di Saba o il cattolicesimo di Tesori non esauriscono tutti gli aspetti della loro poesia. Se però a delimitare il campo di studio è l’omosessualità il meccanismo si inceppa, genera costernazione e rifiuto. Si tratta, per dirla con le parole di Pierre Bourdieu, di quella ‘ipocrisia universalistica’ che denunciando come ghettizzante la presa di parola delle minoranze, mira di fatto ad espungere la loro presenza e il loro ruolo culturale”.
Con spirito militante unito sempre a grande competenza Baldoni rilegge in una chiave nuova autori noti, ne presenta altri ingiustamente estromessi dal canone ufficiale dandoci un panorama inedito della tradizione poetica difficilmente confutabile. Le parole tra gli uomini è così un libro importante che integra tante letture reticenti e si auspica che finisca nelle mani di molti insegnanti ai quali è delegata la trasmissione della nostra tradizione poetica.