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In una Tel Aviv aperta e apparentemente tollerante, il giovane avvocato ebreo Roy e lo studente universitario palestinese Nimr si incontrano in un locale gay. È subito grande amore, ma quando a Nimr scade il permesso per entrare in Israele la situazione si complica: si troverà braccato dagli israeliani in quanto clandestino e dai palestinesi in quanto gay. Come va a finire non lo riveliamo. Diciamo però che Out in the Dark, diretto dal regista isrealiano Michael Mayer, conquista lo spettatore con un incalzante ritmo da thriller e la forza di una storia romantica interpretata da due protagonisti all’altezza della situazione sotto ogni punto di vista. Con Nicholas Jacob, perfetto nel ruolo di Nimr e ospite al Togay, abbiamo fatto una chiacchierata.
Dicci qualcosa di te. Come mai parli bene l’italiano?
Mio padre è arabo israeliano, mia madre di Pavia; ho vissuto un po’ in Italia e comunque ci vengo tre, quattro volte l’anno.
Ti senti palestinese?
La mia vita è particolare: sono nato ad Haifa, poi sono andato negli Usa, poi sono tornato ad Haifa, prima in una scuola palestinese, poi in una ebraica. Ho doppio passaporto (israeliano e italiano) e parlo quattro lingue. In realtà, non mi sento niente, non ho un mio stato, per me il mondo è uno e quando incontro una persona non mi interessa di dove sia o quale sia la sua religione.
Come sei riuscito ad avere il ruolo di Nimr?
È il mio primo film ed è stato un caso: ho accompagnato la mia ex ragazza a un provino. Cercavano qualcuno per Nimr e io che da tempo cercavo l’occasione l’ho sfruttata. Ero l’ultimo visionato per quel ruolo e mi hanno preso.
Tu non sei gay. Come l’hai vissuta?
Non sono gay ma non sono certo omofobo, anzi: accetto le persone così come sono e da sempre ho tanti amici gay. Comunque, il primo bacio ce l’hanno fatto scambiare già nel provino, così poi non ci sarebbero stati problemi sul set. Ho chiuso gli occhi, immaginando di baciare una bella ragazza, ma poi ho sentito la barba di Michael Aloni, che nel film interpreta il ruolo di Roy, e allora mi sono detto che la cosa non funzionava, non restava altro che mettermi nelle scarpe di un altro personaggio. Ora penso sia stata una bella esperienza. In fin dei conti quanti ragazzi straight hanno baciato un uomo? Sono felice di averlo fatto. Tra l’altro neppure Michael è gay, così è stato più facile: eravamo tutti e due nella stessa situazione. Per me è stato un partner ideale, anche perché lui ha più esperienza di me, è attore da dieci anni. Si è creata un’atmosfera tranquilla: quando avevamo i momenti intimi, con baci o scene di nudo, non eravamo disturbati, tutto filava liscio.
Nel film tutta la famiglia di Nimr – madre, sorella e fratello – è dura con lui. Esistono veramente famiglie così?
Anche peggio, da tutte e due le parti. Molte persone vengono cacciate perché sono gay. Succede di più nei territori palestinesi, ma ci sono anche ragazzi ebrei cacciati che non ritornano più a casa. Il personaggio di Nimr vuole solo vivere la sua vita, studiare e amare, stando lontano da ogni discorso politico, ma non ci riesce e viene stritolato. Ho incontrato tanti ragazzi omosessuali palestinesi che si nascondono in Israele senza permesso e che per vivere devono prostituirsi. Ora nelle città c’è più conoscenza sulla realtà gay, ma se vai nei posti più piccoli è tremendo.
Israele è più aperta verso i gay, nonostante le posizioni omofobe degli ebrei più integralisti. Per i palestinesi, al di là del discorso città/campagna, ci sono ancora notevoli problemi?
Oggi la situazione è cambiata, sono molti i ragazzi che vengono “fuori dall’armadio”, hanno meno problemi e non temono di essere ammazzati. Ma è sempre molto difficile. Un mio amico ebreo si è messo con un ragazzo arabo e, dopo che ha visto il film ad Haifa, mi ha confidato di aver visto sullo schermo la loro storia. Però nel loro caso la famiglia palestinese piano piano ha fatto qualche passo in avanti…
Ci sono numerosi casi di coppie ebree/arabe?
Ci sono, anche sul versante eterosessuale. Certamente è un cosa che aiuta nel dialogo fra i due popoli, ma l’omosessualità è più difficile da accettare da tutte e due le parti; nel film anche la famiglia di Roy, che pure sembra abbastanza aperta, non la prende bene proprio perché il figlio si mette con un palestinese.
Attualmente in Israele che situazione c’è?
Non buona, ma ora in tutto il mondo non si sta bene, vero? La situazione fra Israele e Palestina è molto complicata. Io ho vissuto lì la maggior parte della mia vita e ancora non riesco a capire come si possa risolvere questo conflitto, nato su troppi elementi di dissidio. Per me non c’è una soluzione. Parlano di due stati per due popoli, ma per me la soluzione ideale sarebbe uno stato per due popoli. La cosa che fa rabbia è che, al di là degli estremisti che si vedono sempre, la maggior parte del popolo non la pensa così, vuole la pace. Ad Haifa arabi ed ebrei bevono assieme per strada, vanno all’università e frequentano gli stessi corsi, anche se quando si parla di politica vedi poi che ognuno alla fine prende le sue posizioni.