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Lontano lontano, ai confini del mondo, c’era una volta il reame felice di Livonia, dove la gente se la passava bene, tutti facevano il proprio dovere senza alcuna costrizione, nessuno perdeva tempo a impicciarsi degli affari degli altri e non si irritava se qualcuno viveva in maniera diversa, anzi osservava incuriosito pensando di poter imparare qualcosa. Nel reame felice di Livonia c’erano tanti piccioni viaggiatori a disposizione di tutti e ognuno poteva mandare missive gratis a chiunque all’interno del reame senza rendere conto a nessuno. E c’erano anche cavalli sellati e bardati di tutto punto che giravano liberi per il paese e chi voleva montava in groppa e andava dove gli pareva senza spendere un soldo.
Dicono che quel reame ci sia ancora. Oggi il suo nome è Estonia, al posto dei piccioni viaggiatori, una rete wireless gratuita copre l’intero paese e nella sua capitale, che non si chiama più Reval ma Tallinn, tutti i residenti possono viaggiare sui trasporti urbani senza spendere un centesimo. E al contrario dei paesi vicini, dalla Russia alla Lituania, dalla Bielorussia alla Lettonia, in Estonia l’omosessualità non solo non è osteggiata, ma anzi si direbbe addirittura ben vista. Al punto che Tallinn sta diventando per questa regione d’Europa bagnata dal Baltico del Nord un po’ quello che era Amsterdam per l’Europa occidentale degli anni ‘60. Per cercare di capire come ciò sia possibile, soprattutto in una parte d’Europa che non ha mai granché brillato per tolleranza verso le minoranze sessuali, proviamo a individuare alcuni fattori secondo noi decisivi.
Innanzitutto, l’appartenenza al mondo finnico: gli estoni fanno parte infatti dello stesso ceppo etnico-linguistico dei finlandesi, nettamente distinto dai vicini baltici (lituani e lettoni) e dagli slavi ortodossi (russi e bielorussi). Oltre a ciò, ha avuto senz’altro il suo peso il fatto che questa terra sia stata cristianizzata tardi e superficialmente. Con grande stupore scopriamo che al censimento del 2000 l’Estonia è risultata il paese meno religioso del mondo: il 76% della sua popolazione (che conta 1.400.000 abitanti) ha dichiarato di non seguire alcun credo religioso.
A questo possiamo serenamente aggiungere anche un sano senso degli affari, quello che ha portato l’Estonia dopo la riconquistata indipendenza del 1991 a diventare una delle “tigri” economiche della cosiddetta Nuova Europa. Nella classifica Doing Business 2013, l’elenco dei paesi dove è più facile fare impresa, considerando fattori come l’apertura di una società, la burocrazia, l’accesso al credito, la tassazione ecc., su 185 stati l’Estonia si trova al 21° posto. Ma, si potrebbe obiettare, che c’entra il business con la gayness? C’entra eccome. Innestare sulle tradizionali doti di tolleranza sociale un pizzico di sano marketing può portare anche vantaggi economici nient’affatto disprezzabili, a maggior ragione trovandosi il paese incuneato in posizione strategica in una regione in cui le intolleranze, soprattutto nella sfera sessuale, sembrano la norma e spingono molti gay a cercare sfogo in Estonia, andando ad alimentare uno specifico filone dell’industria turistica. Che comunque va a gonfie vele già di suo, specialmente a Tallinn, patrimonio Unesco, che offre una deliziosa città vecchia ancora cinta di mura medievali e assediata da turisti provenienti da tutta Europa, ma soprattutto dalla vicina Russia, sempre più bramosa di merci e atmosfere occidentali.
E sentir parlare russo per le strade di Tallinn continua a essere cosa naturale, anche se è passato più di un ventennio da quando l’Estonia ha cessato di far parte dell’Unione Sovietica. Al momento dell’indipendenza, nel 1991, i russi in Estonia erano circa il 35% della popolazione complessiva. Nel 2012 la popolazione estone era risalita al 70%, E anche se la lingua russa non è più lingua ufficiale dello stato, oltre il 66% degli estoni la parla ancora fluentemente come seconda lingua, mentre l’inglese è conosciuto “solo” dal 46%, e il tedesco dal 22%.
Frequento Tallinn da tre anni, e in questo tempo ho visto nascere e morire qualche decina di locali gay, e i miei amici mi hanno detto di aver assistito all’apertura e alla chiusura di altrettanti luoghi di ritrovo glbt negli anni immediatamente precedenti. Lungi dall’essere un aspetto negativo, questa altissima natalità e mortalità testimonia al contrario di una prepotente vitalità ed effervescenza della gay scene di Tallinn, sostenuta peraltro dalle autorità locali. Basta entrare infatti in uno degli uffici di informazione turistica della capitale per ricevere una Tallinn Gay Map cartacea (che si può però anche scaricare in pdf dal sito www.tallinn.gaymap.ee), su cui sono indicati non solo i locali, ristoranti e hotel gay e gay friendly della città, ma anche associazioni, centri medici, compagnie di taxi, centri estetici e addirittura un’agenzia immobiliare – nel caso, folgorati da tanta bionda disponibilità, decideste di piantarvi, se non proprio radici, almeno le tende.
I locali storici, quelli che hanno resistito a tutto, si trovano vicini uno all’altro, fra Pärnu maantee e Tatari, pochi passi a piedi a sud-ovest della Città Vecchia. Sono l’XBaar (facebook.com/xbaar) che, annidato in fondo a un cortile di Tatari 1, si fregia del titolo di più antico gay bar delle Repubbliche Baltiche, e il suo “rivale” storico, il G-Punkt, letteralmente qualche passo più in là (facebook.com/GpunktClub). Il terzo punto fermo della vita gay di Tallinn è la sauna Club 69 (facebook.com/Club69), anch’essa poco lontana, che a sua volta si vanta di essere la più antica sauna gay dei Paesi Baltici. Se vi piacciono giovanotti alti e flessuosi, dalla pelle chiara e liscia, i modi gentili e i capelli color del lino, il Club 69 fa al caso vostro. Se cercate qualcosa di più ruvido e “corposo”, cercate altrove, anche se purtroppo il Club 69 è l’unica sauna gay di Tallinn (che per un paese di tradizioni finniche è a dir poco scandaloso).
Il G-Punkt si trova in Pärnu 23 (ma attenzione, vi si accede da dietro, dalla via Tatari, in fondo a un vasto spiazzo tra i palazzi utilizzato come parcheggio). È un bar-discoteca con un paio di ambienti non vastissimi, sedili e tavolini lungo le pareti e al centro la pista da ballo, luci basse e colori scuri, frequentata da un indistinto “brodo primordiale” omosessuale in cui si mescolano gay e lesbiche, bisex e travestiti, giovani e meno giovani. Chiedo di parlare con il proprietario. Mi spiegano che non c’è ancora, allora comincio a fare due chiacchiere con Karina, che sembra comunque avere l’aria della manager del posto: difficile nella penombra e sotto il trucco stabilire l’età, ma non più di 30 anni, si direbbe. Iniziamo a parlare in inglese, ma presto si passa al russo, per tutti più naturale. Karina mi dice che il locale esiste da una decina di anni e in genere è aperto solo nei fine settimana e per eventi speciali. A mezzanotte stanno appena cominciando ad affluire i primi avventori. “La gente arriva più tardi”, dice, “verso le due o le tre… prima si scaldano un po’ bevendo qualcosa in casa e poi vengono qui a passare il resto della notte”.
Si avvicina una signora, che Karina mi presenta come la mamma del gestore. L’anziana donna, saputo che sono un giornalista, ci tiene a precisare che lei non è lesbica, però ama molto passare il suo tempo là, insieme a gay e lesbiche. “È come se fossero tutti miei figli”, spiega quasi intenerita. “Qui”, riprende a spiegare Karina, “vengono quasi solo russi”, dice. Russi della Russia o russi estoni? “Anche turisti dalla Russia, San Pietroburgo è ad appena 6 ore di macchina. Ma soprattutto gay e lesbiche russi che vivono in Estonia, qui si sentono più a loro agio, possono parlare in russo. Anche all’X-Baar parlano russo, ma è diverso: è gestito da estoni, e là vanno soprattutto estoni. Sai, quelli meno in grana, giovani, mentre da noi viene gente un po’ più su…” Chiedo se ci sono tensioni fra estoni e russi. Sorride e sospira: “Eh, sì, un po’ di problemi ci sono, ma bisogna convivere. Noi russi siamo tanti, quasi il 30%…”
Mentre il G Punkt si va riempiendo di gente, fumo e chiacchiericcio, saluto Karina e, costeggiando il cinema erotico Max, in pochi minuti sono all’X-Baar. Sonja, la proprietaria, mi mostra il locale: stile postindustriale, due bar e una discoteca disposti su due piani, e subito smentisce quanto dicevano al G Punkt: “Qui vengono tutti” dice, “russi ed estoni, giovani e meno giovani”. E in effetti osserviamo che sulla pista si dimena gente di ogni età. L’atmosfera sembra più casual e gioiosa, meno teatrale e atteggiata che al G Punkt: mattoni a vista, graffiti, arredi bric-à-brac fanno somigliare l’X-Baar più a un centro sociale che a una discoteca. “Siamo il locale gay più antico di Tallinn. In 13 anni abbiamo cambiato sede tre volte, ma siamo sempre in pista”, dice Sonja con un sorriso ammiccante. “E contrariamente al G Punkt”, precisa con puntigliosa soddisfazione “noi siamo aperti tutti i giorni, tutto l’anno”. Bevo una birra, gironzolo un po’ e vado via pienamente convinto che sia davvero un bel posto.
Il luogo che però mi solletica di più i sensi è il Sex shop Max con annesso cinema porno appena dietro l’angolo, in Tatari 1. Di notte non è aperto, chiude alle 19 o alle 20. Ci torno il giorno dopo. Salgo due rampe di scale, attraverso il negozio colmo di dvd porno e l’armamentario d’obbligo di oggetti erotici e afrodisiaci, e dietro un bancone una signora mi accoglie con un sorriso affabile da vicina di casa. Pago il biglietto d’ingresso (3,80 euro), mi indica una porta e poco dopo mi ritrovo in un appartamento che deve aver conosciuto tempi migliori e che adesso è suddiviso in tre minuscole sale cinematografiche e 4-5 cabine dotate di glory holes, e uno stanzino-camera a gas per fumatori. Ovunque si proiettano film etero, solo in una cabina c’è un video con film gay, adiacente a una cabina con film etero: per facilitare interscambi fra le due sponde salvaguardando l’anonimato, evidentemente. Non c’è niente da fare, è questo il reame dei miei sogni. Dopo un primo soddisfacente incontro, sono andato al Max tutti i giorni (e talvolta anche più volte in un giorno), trovandovi in genere altre grosse soddisfazioni.
Ripartendo dall’aeroporto di Tallinn, fate attenzione: i metal detector sono esageratamente sensibili, e rilevano persino il velo di alluminio degli involucri di alcuni preservativi. Io una volta me li sono dimenticati in tasca. La forca caudina elettronica ha strillato impietosamente. Ho svuotato le tasche e il poliziotto di turno è stato subito attratto dalla mia piccola custodia di jeans, l’ha aperta tirandone fuori i condom e, dopo averli sfogliati e rigirati con cura uno a uno, me li ha restituiti accennando un sorriso, m’è parso, di ammiccante complicità.