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Webseries, che passione. È il fenomeno digitale più significativo degli ultimi anni e sta invadendo il web in maniera inevitabilmente “virale”, per dirla in gergo tecno-informatico. Ne avevamo già parlato due anni fa, ma vista la loro espansione urge un rapido ripasso. Si tratta delle nuove mini-sitcom a episodi della Rete, spesso artigianali e autoprodotte a basso costo, veloci e snelle, reperibili gratuitamente su YouTube o attraverso portali creati appositamente. Ma sono anche vere e proprie fucine di creatività molto attente alle tendenze giovanili. Anche dal punto di vista glbt il fenomeno è in piena espansione. Addentrarsi nell’universo delle webseries queer significa scoprire un vero e proprio microcosmo sfaccettato: ne abbiamo individuate circa 150, soprattutto americane. In Italia l’antesignana è probabilmente la demenzial-grottesca SuperG prodotta e trasmessa da FlopTv dal 2011 con la coppia di supereroi gay Super Cane e Super Cicala (Francesco Montanari e Riccardo De Filippis) impegnati a combattere il male impersonato dalla famigerata Madre Nera in abito da suora (Paolo Sassanelli).
Quest’anno poi ha avuto un notevole successo G&T della torinese RtaMovie, sull’amicizia/amore fra un architetto gay, Giulio (Francesco D’Alessio) e un etero dubbioso, Tommaso (Matteo Rocchi). Presentata in anteprima sul portale Gay.it e giunta al termine della prima stagione, è riuscita a raggiungere le 700.000 visualizzazioni. È già in preproduzione la seconda serie. Molto cliccate anche le ironiche “pillole” di Gay ingenui, realizzate dal gruppo di videomaker partenopei The Jackal, i cui ralenti con musichetta romantica stanno diventando un vero e proprio tormentone queer (c’è persino la guest star Alessandro Cecchi Paone). Nella spassosa web comedy Tris, tre tipi travolgenti, creata da Antonio Back, si raccontano invece le quotidiane vicende sentimentali e non di un trio di amici gay, Alex, Daniele e Giulio (Alessandro Ananasso, Armando Pizzuti e Andrea Ris) fra cani trans dal destino segnato e affascinanti vicini di casa australiani forse gay. Ma ci sono anche le webseries non esclusivamente queer come la corale SottoSopra di Andrea Bigini in cui un gruppo di sette ragazzi omo, etero e bisex convive serenamente come nel cinematografico L’appartamento spagnolo.
In altri stati europei il fenomeno è più consolidato. La webserie Rien de 9 ambientata a Strasburgo e prodotta dalla Syred Pictures è già arrivata alla quarta serie. La sua frase di lancio è decisamente assertiva: “La prima webserie gay senza cliché”. E in effetti spicca perché i protagonisti non sono effemminati, né particolarmente avvenenti e vivono situazioni sentimentali credibili e non enfatizzate.
È stata invece premiata al LA Web Fest 2013 (ci sarà un festival analogo al Teatro Golden di Roma dal 27 al 29 settembre) l’inglese The Vessel su una coppia gay che desidera avere un bimbo da una cara amica. Vi ricordiamo poi la spagnola GayXample, ben fatta e recitata, su cui ci eravamo già soffermati.
Ma la parte del leone, come dicevamo, la fanno gli americani. Possiamo individuare almeno due tendenze di genere: oltre alle parodie che avevamo già segnalato (come The Gay’s Anatomy o Gay Top Gun), per la maggior parte si tratta di commedie, spesso in stile brillante-ironico alla Will & Grace, girate fra quattro mura e altrettanti esterni, visto il low budget. Una delle webseries queer più premiate e apprezzate anche dalla critica, Time e New Yorker in testa, è l’intelligente Husbands su una coppia gay sposata ma in crisi, il cui seguito è stato presentato al RomaFictionFest lo scorso ottobre. Ma ce n’è davvero per tutti i gusti, dalla divertentissima Where The Bears Are con risvolti gialli su un trio di orsoni strepitosi alla superdialogata e a piano fisso Steam Room Stories ambientata in una sauna gay.
Anche le serie lesbiche hanno avuto, nel tempo, significativi incrementi quantitativi e qualitativi. Il gruppo creativo torinese delle BadHole ha recentemente presentato al festival del cinema glbt di Torino la nuova, simpatica webserie Re(l)azioni a catena sulla chimica delle reazioni tra donne ma non solo: amplia notevolmente e con una certa finezza ricca di sensibilità temi importanti come la discriminazione sul lavoro, i diritti delle famiglie arcobaleno e le nuove sfide del femminismo in un’epoca di maggiore visibilità lesbica a cui però, almeno in Italia, non corrisponde alcuna attenzione da parte delle istituzioni. Oltre a titoli ormai quasi classici per il genere, (3Way, Anyone But Me, Apples), è emersa la romantic dramedy We Have To Stop Now su due terapiste lesbiche nella cui abitazione irrompe la troupe di un documentarista che vuole fare un film su di loro dopo il successo di un loro saggio dissacrante sul matrimonio. Anche per le donne possiamo riscontrare una vera e propria esplosione di titoli, anche qui piuttosto giovanilisti e imborghesiti, dalla multirazziale Cherry Bomb alla frizzante Seeking Simone sulla ricerca amatoria saffica online attraverso chat digitali. C’è anche il primo disegno animato seriale lesbico, l’essenziale Lizzy the Lezzy nato nel 2006. Protagonisti travestiti, spesso farseschi, li troviamo invece nel campissimo Jeza and the Belles e nel curioso The Log Jam che ironizza sui gay repubblicani.
Se il confine fra la televisione e il web si assottiglia sempre di più, anche grazie alle varie Smart Tv e Smart Keys che portano la connessione web sul piccolo schermo, c’è da scommettere che le webseries, in un prossimo futuro, potrebbero davvero sostituire per sempre i più classici e tradizionali serial televisivi.