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Il cliché più diffuso sull’Irlanda nell’opinione media italiana è che sia un paese cattolico ancora più bacchettone del nostro. E come molti luoghi comuni, è sbagliato. In realtà l’Irlanda, se tanto per cambiare vogliamo parlare di diritti glbt, è più avanti di noi di un bel pezzo. Già dal 2010 il parlamento di questo cattolicissimo paese (l’86,8% degli irlandesi si dichiara cattolico secondo i dati del censimento del 2006) ha approvato con l’unanime consenso di tutti i partiti presenti in parlamento una legge sulle unioni civili che offre tutela legale alle coppie omosessuali. Poi nell’aprile scorso l’assemblea costituente d’Irlanda, un organismo di 100 membri incaricato di proporre una riforma della carta costituzionale, ha raccomandato ad ampissima maggioranza di riconoscere il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso e l’uguaglianza delle famiglie gay e lesbiche in materia di genitorialità. Il destino di questa proposta dipenderà dall’esito di un referendum già annunciato dal governo per l’anno prossimo, ma le prospettive sembrano buone. L’integrazione glbt è del resto un fatto compiuto, come si respira nell’aria di Dublino e come dimostra, nel suo piccolo, l’occasione di questo articolo. L’ente del turismo irlandese, con la collaborazione di Twizz (tour operator specializzato nell’organizzazione di viaggi e matrimoni gay), ha infatti invitato un gruppo di giornalisti italiani di settore a esplorare le potenzialità della Dublino gay e gay friendly. Un’iniziativa di marketing istituzionale che dimostra da sé che di tabù non ce ne sono più e che il mercato gay è appetibile anche per la verde Irlanda. Come lo è d’altra parte per molti altri paesi civilizzati, Italia esclusa. In tempi di “sboom” economico bisogna reagire. E farlo in un modo che promuove una cultura più inclusiva è prendere due piccioni con una fava. Mettendo nel conto anche le potenziali ottime capacità di spesa dei gay in vacanza.
Che a Dublino la crisi morda lo si capisce a colpo d’occhio dalla sfilza di “vendesi” e “affittasi” che spiccano dai palazzi di recente costruzione del nuovo quartiere degli affari poco lontano dal centro. Ma quando si arriva nel cuore della città si ha subito l’impressione che i dublinesi non siano granché depressi. L’atmosfera è decisamente animata, e come vedremo gaia in diversi sensi. Il primo dei quali è naturalmente l’umorismo per cui gli abitanti di questa città sono noti. Non per niente qui sono nati e cresciuti maestri della battuta fulminante come Oscar Wilde e George Bernard Shaw. E una tradizione teatrale che oltre a questi due giganti include William Butler Yeats e Samuel Beckett, entrambi premi nobel come pure Shaw. Tre premi nobel tutti nati a Dublino, come informa un murale dipinto nella zona di Temple Bar.
A Wilde, benché si chiamasse Oscar e fosse cresciuto qui anche lui, come premio alla carriera diedero due anni di lavori forzati a causa del suo indecente comportamento omosessuale. Tale martirio lo rende a tutti gli effetti patrono della comunità glbt dublinese, anche se in realtà fu condannato al carcere a Londra ed è sepolto a Parigi. Della sua presenza fisica e fantastica in città ci sono comunque diverse testimonianze, a cominciare da un’originale statua commemorativa all’interno del parco di Merrion Square, nei pressi di una casa dove Wilde abitò, in cui l’iconico genio è rappresentato seduto su una roccia mentre legge un libro e appare particolarmente a proprio agio. Proprio in Merrion Square (dove sennò?) si è installato il Pride Village per le celebrazioni del Dublin Pride, che quest’anno ha festeggiato il suo trentennale con tre settimane di eventi e una grande parata che si è svolta il 29 giugno in un clima di festa che ha coinvolto l’intera città.
Certo Dublino non è una megalopoli. Il comune in senso stretto supera di poco il mezzo milione di abitanti, anche se l’area metropolitana supera abbondantemente il milione. Il nucleo cittadino ha quindi le dimensioni di quello di Bologna o Firenze, ma nel suo “piccolo” ha tutto quello che serve per la cultura, lo shopping e il divertimento. Città vivace, insomma, che ha anche un’attiva comunità glbt con i suoi luoghi di varia aggregazione, dall’associazionismo variamente impegnato ai locali per chiacchierare, ballare e talvolta anche qualcos’altro. Prima di approfondire la conoscenza della scena gay è comunque consigliabile farsi almeno un giro in Grafton Street, animatissima e variopinta via dello struscio dove si trova la statua di un altro simbolo della città. È la “dolce” Molly Malone, protagonista di una ironica e malinconica ballata che è un inno di Dublino a tutt’oggi popolarissimo, come dimostrano le numerose registrazioni recenti anche di artisti famosi. La canzone racconta di una bella pescivendola che andava in giro per la città con un carretto (“per vie larghe e strette”) urlando “vongole e cozze vive”. Finché un brutto giorno morì di febbre, ma il suo fantasma è ancora in giro con il suo carretto a propagandare la propria mercanzia. Così lo rappresenta la statua in bronzo dedicata a Molly, il cui nomignolo più popolare è “The tart with the cart” (la sgualdrina con il carretto) perché si mormora che la ragazza dopo il tramonto esercitasse un’attività ancora più antica del commercio ittico al dettaglio. Fischiettando l’orecchiabile motivetto della canzone di Molly, avviamoci quindi sul calar della sera a Temple Bar con una breve camminata. È il centralissimo quartiere della movida dublinese, il cui emblema è un omonimo storico pub e che pullula di altri locali e club affollati ogni sera della settimana da migliaia e migliaia di giovani (e non) che socializzano allegramente tracannando birra. Sparsi in questa gaudente bolgia si trovano alcuni dei principali locali gay. Il più antico e blasonato è The George, in South Great George’s Street. Un grande discobar, dove c’è spazio per la chiacchiera, la discoteca e gli show, che rappresenta da circa un quarto di secolo un punto di riferimento della scena gay irlandese. Sulla stessa via, a poca distanza, si trova The Dragon, con caratteristiche simili a quelle del The George e serate disco molto apprezzate. Non molto lontano, in Parliament Street, si può andare a bere qualcosa a The Frount Lounge, un bar dal design più sofisticato e dalla clientela più spiccatamente trendy, nelle cui vicinanze, all’Arlington Hotel, il sabato si svolge Mother che è una delle serate danzanti più in della città. Non mancano comunque le alternative per chi desideri ballare in un contesto gay o gay friendly. Per farsene un’idea basta consultare una delle varie guide gay di Dublino reperibili online.
Un po’ più sguarnito appare il versante dei luoghi di incontro più esplicitamente sessuale, la cui punta di diamante sembra essere The Boiler House, in Crane Lane, una sauna su quattro livelli aperta fino a tardi ogni giorno e 24 ore su 24 durante il week end. Qualcuno che ci va con una certa assiduità ci ha detto che è molto frequentata, ma il livello estetico della clientela non è sempre garantito per i palati un po’ esigenti. Last but not least, in Capel Street, raggiungiamo un’altra istituzione gay dublinese: il Panti Bar. Un locale accogliente e affollato, dove non è difficile attaccare bottone, che organizza attività ed eventi ogni sera della settimana per culminare il sabato con il rinomato Panti Show, in cui le protagoniste sono drag queen con costumi e accessori da urlo che interpretano con ironia un repertorio alternato di canzoni e dialoghi di vecchi film, coinvolgendo direttamente il pubblico nello spettacolo.
Il clima generale è comunque come abbiamo detto molto gay friendly e gli ospiti glbt sono benvenuti ovunque. Per quanto riguarda alberghi e ristoranti c’è solo l’imbarazzo della scelta e ci sono anche strutture esplicitamente aperte alla clientela gay. Noi abbiamo provato The Morgan Hotel, in Fleet Street, nel bel mezzo della movida dublinese. È un albergo con una fascia di prezzo medio alta, camere confortevoli e arredi di design, che dispone di un bar esterno molto trendy e offre agli ospiti l’accesso gratuito a un attiguo centro fitness che merita assolutamente una visita.
È il caso infine di dare almeno un’occhiata alle varie attrattive più classicamente turistiche, scegliendo nell’elenco dei musei, chiese, palazzi storici e monumenti e non trascurando magari di passare dalla St Patrick Cathedral, la cattedrale anglicana che ospita la tomba di Jonathan Swift, altro impareggiabile spiritaccio maturato nel frizzante clima dublinese. Come moltissime altre celebrità letterarie (e non solo) d’Irlanda, anche l’autore dei Viaggi di Gulliver studiò al Trinity College, la più antica e prestigiosa istituzione universitaria del paese fondata da Elisabetta I alla fine del XVI secolo. Si trova in pienissimo centro e vale la visita, in particolare per la scenografica biblioteca che contiene oltre un milione di volumi e per la mostra permanente dedicata al libro di Kells, una versione in latino dei quattro vangeli realizzate da una comunità di monaci tra l’VIII e il IX secolo e corredata di splendide illustrazioni, alcune delle quali si possono vedere riprodotte in grande.
Infine non resta che andare a farsi una birra.In uno degli innumerevoli pub, oppure direttamente alla storica fabbrica della Guinnes, gloria cittadina trasformata in attrazione turistica dove ci si può concedere la propria pinta dalle vetrate del Gravity Bar guardando dall’alto la distesa della città.

Si ringraziano il sito www.irlanda.com e www.twizz.it per la collaborazione