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“Molte persone qui in Russia non credono più nel cambiamento. I politici del Cremlino la chiamano ‘stabilità’, la conquista politica più importante dal 2000, ma le nostre libertà si stanno restringendo di giorno in giorno, le nostre speranze svaniscono”. Yury Gavrikov, organizzatore del gay pride di San Pietroburgo, denuncia a Pride le difficoltà “a sopravvivere, a respirare”. Alla legge contro la “propaganda omosessuale” che confonde ideologicamente l’omosessualità con la pedofilia (approvata dalla duma di Vladimir Putin il 30 giugno) se ne aggiunge un’altra che, riferisce Gavrikov, “toglierà i figli a quelle famiglie in cui sarà riconosciuta l’omosessualità di un genitore”. Una sempre più preoccupante campagna politico-religiosa che cavalca la paura dell’omosessualità e la contrappone alla protezione dei bambini sta portando a “conseguenze imprevedibili fino a qualche anno fa”. E se la chiesa ortodossa chiama a raccolta la popolazione per “proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia”, la popolazione risponde con convinzione a questa crociata. Un sondaggio dell’istituto indipendente Levada mostra come il 50% degli intervistati sia “disgustato” o “turbato” dai gay, con un ulteriore 18% che nutre delle “riserve”. “La polizia”, testimonia Gavrikov, “usa violenza contro gli attivisti glbt durante le manifestazioni (il gay pride a Mosca è stato vietato per i prossimi 100 anni) e i crimini d’odio, tollerati quando non addirittura coperti dalle forze dell’ordine, si fanno di giorno in giorno sempre più frequenti”. Sembra un incubo, invece questa è la Russia del 2013.
L’attivista Valentin Degtyarev riferisce della morte di un ragazzo uzbeko torturato da neonazisti russi mostrando nel suo sito le foto degli aggressori che agiscono impuniti www.spectrumhr.org). Non è un caso isolato. I gruppi neonazisti intendono “salvaguardare i costumi tradizionali” con una caccia punitiva nei confronti delle persone omosessuali. Le adescano sui social network e danno loro appuntamento in posti isolati ma anche pubblici per picchiarle, deriderle e distribuire le immagini e i video sui loro siti di riferimento come monito per tutti.
L’associazione “Spectrum Human Rights Alliance”, che si occupa di diritti umani nell’Europa dell’est, ha scoperto le violenze sul sito di annunci VK.com. Su questo sito il leader ultranazionalista Maxim Martsinkevich, conosciuto col nick “Tesak” cerca di scoprire i pedofili (ma in realtà sono persone omosessuali, non pedofili) che si nascondono dietro gli annunci personali pubblicati. Il suo progetto “Occupy Pedophilyaj” è una rete di 500 gruppi di militanti diffusi in tutte le città russe che attrae con l’inganno giovani adolescenti, che tutt’al più dei pedofili sarebbero potenziali vittime. I ragazzi vengono invitati a casa e lì ha inizio l’orrore con lezioni esemplari impartite con la forza. Ci siamo fatti coraggio e abbiamo visto alcuni video per darne conto ai lettori. Per rispetto delle vittime abbiamo deciso di non pubblicare i collegamenti ai siti online. Quello che abbiamo visto riguarda torture che avvengono alla luce del sole e spesso in luoghi pubblici, senza che nessuno dei passanti faccia qualcosa per salvare i malcapitati. Anzi, succede che qualcuno si fermi ad aiutare gli aguzzini nelle loro percosse. Un video mostra un anziano fermato a cui il branco fa giurare di non andare più a letto con i ragazzi con tanto di sondaggio: “Secondo voi è realmente pentito o è solo un bravo attore?”. Secondo quanto riporta Daniele Nardini del portale Gay.it, “c’è anche il video di un arresto, sì, ma di una delle vittime: gli aggressori dopo aver picchiato un loro coetaneo lo bloccano su una panchina, gli rubano il cellulare e chiamano la polizia che arriva e lo porta via nella loro macchina. E poi ci sono le armi. Su una pagina si vede Misha Krasnov, uno dei leader, mentre si allena con una mazza ferrata e chiodata”. Un servizio del telegiornale mostra i neonazisti in un soggiorno, che loro chiamano “ufficio delle torture”, circondati da simboli gotici – tra cui una civetta viva – armi medioevali e le loro immancabili teste rasate. Tra questi video ce n’è uno che mostra, a nostro avviso, tutta la dignità di un 15enne russo, Denis, che nonostante sia visibilmente sotto shock mostra un autocontrollo quasi irreale anche quando viene bagnato di urina che dovrebbe avere la funzione di “purificarlo”. Non sappiamo cosa sia accaduto dopo, a telecamera spenta. Ma il viso puro e la schiena dritta di Denis che per 20 interminabili minuti resiste all’interrogatorio e allo scherno pubblico dei suoi coetanei (tra di loro anche delle ragazze) rappresentano a nostro avviso il simbolo della capacità di resistere.
A testimonianza di un clima d’odio che viene propagandato con ogni mezzo possibile, in prima serata su Rossiya 1 (il canale televisivo controllato dal governo) sono andate in onda le dichiarazioni di un conduttore, Dmitriy Kiselyov: “Penso che le multe ai gay per la propaganda dell’omosessualità tra gli adolescenti non siano sufficienti. Dovrebbe essere vietata loro la donazione di sangue e di sperma. In caso di un incidente d’auto, il loro cuore dovrebbe essere sepolto o bruciato perché inadatto a dar la vita a chiunque altro”. Da alcune indiscrezioni raccolte, pare che Kiselyov sia stato promosso a conduttore delle news settimanali dopo questa presa di posizione. Quello che sta emergendo attraverso la Rete, dopo un’iniziale immobilità giustificabile solo in parte con lo sgomento di fronte alla crudezza di queste immagini, sta finalmente provocando lo sdegno internazionale. Le polemiche hanno investito anche i XXII Giochi olimpici invernali che si svolgeranno a Sochi, una città della Russia meridionale, dal 7 al 23 febbraio 2014. Il capo del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha dichiarato che “ci sono ancora incertezze” sulla possibilità che la legge anti-gay (che prevede multe e pene sino a 15 giorni di carcere) possa avere conseguenze su atleti o spettatori ai Giochi. La Russia, ha detto Rogge, ha inviato al Cio una “conferma scritta” del fatto che la norma non verrà applicata agli sportivi e al pubblico che assisterà alle Olimpiadi invernali. Ma le spiegazioni russe non hanno convinto i vertici internazionali dello sport. Insomma, la questione resta aperta. In un clima ormai di guerra fredda, pesa particolarmente il commento del presidente Barack Obama: “Non ho tolleranza alcuna per i paesi che tentano di trattare le persone gay o lesbiche o transgender in modo intimidatorio o che le danneggi”, ha affermato il capo della Casa Bianca. Sul boicottaggio delle olimpiadi le associazione russe si dividono. C’è chi come Nikolay Alekseev, avvocato e giornalista famoso ormai in tutto il mondo per il suo tenace impegno a favore dei diritti glbt in Russia, ritiene che “non serve boicottare i giochi olimpici, sarebbe una sconfitta. Bisogna essere presenti e affermare sul campo il proprio pensiero, magari organizzando un pride proprio in concomitanza con i giochi. Solo così possiamo attirare l’attenzione dei media. Né servirebbe boicottare i prodotti russi” (il Cassero di Bologna e il circolo Mario Mieli di Roma hanno scelto di non fornirsi più di vodka moscovita). C’è però chi propone di boicottare i giochi. Tra questi una delle voci più incisive è quella dello scrittore inglese, omosessuale ed ebreo, Stephen Fry che in una lettera aperta al premier briitannico David Cameron e al Cio ha proposto un “veto assoluto” sulle Olimpiadi previste a Sochi comparandole a quelle di Berlino del 1936 “che offrirono un palcoscenico a un Führer festante e non fecero altro che rafforzare la sua posizione, in patria e all’estero. Gli diedero fiducia. Quel che fece con quella fiducia è noto a tutti”. Scrive ancora Fry: “Organizzate le Olimpiadi altrove, ovunque vogliate. Bisogna impedire a tutti i costi che Putin mostri di godere dell’approvazione del mondo civile. Sta utilizzando i gay come capri espiatori, proprio come fece Hitler con gli ebrei. Non gli si può permettere di passarla liscia”. L’auspicio è di “resistere alle pressioni del pragmatismo, del denaro, dell’untuosa codardia dei diplomatici e di opporsi con risolutezza e orgoglio per l’umanità del mondo intero”, conclude Fry.
In Italia è ancora troppo flebile la risposta delle istituzioni. La nostra ministra degli esteri, Emma Bonino, ha parlato con Sergej Lavrov, ministro degli affari esteri russo: “Ho fatto delle dichiarazioni pubbliche, anche riprese dalla stampa. È chiaro che la risposta russa è più o meno sempre la stessa: ‘Non c’è nessuna discriminazione, sono solo vietate tutte le iniziative che possano coinvolgere minori o che possano sembrare delle iniziative sui minori e di convincimento sui minori’. Cosa che mi pare una scusa”, prosegue Bonino, “un alibi che sicuramente non tiene”. Tutto qui? Ancora una volta un’iniziativa concreta viene dal mondo glbt che cerca di opporsi a un’inerzia sconfortante. “Perché il male trionfi”, scrive Fry citando Edmund Burke, “è sufficiente che gli uomini buoni non facciano nulla”. Grazie invece all’iniziativa di Certi Diritti, Agedo, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Equality Italia, Arcilesbica e Rete Genitori Rainbow è stata lanciata la campagna “Sos Russia” a favore dei militanti glbt russi. A ostacolare ulteriormente le associazioni moscovite c’è una legge che obbliga le associazioni che ricevono fondi da enti non russi a iscriversi a un particolare registro degli agenti stranieri”. “Le associazioni che difendono i diritti umani delle persone glbt in Russia si rifiutano di essere considerate degli agenti di potenze straniere, dei traditori della patria”, spiega Yuri Guaiana, segretario dell’associazione Certi Diritti. “Per loro significherebbe dar ragione a chi sostiene che l’omosessualità è una degenerazione importata in Russia dall’occidente”. Certi diritti ha contatti diretti con attivisti russi e con il network delle associazioni glbt. “Tra i loro obiettivi”, continua Guaiana, “c’è quello di proteggere i diritti dei cittadini e aiutare lo stato ad applicare la costituzione federale che impone il rispetto dei diritti umani. Molte associazioni sono state multate anche per somme di 25.000 euro e hanno dovuto interrompere i progetti fatti in collaborazione con enti non russi, dovendo restituire i finanziamenti anticipati”. Di conseguenza alcune associazioni a settembre saranno costrette a chiudere per provare a rinascere sotto altre sigle. Le associazioni glbt italiane intendono sostenerle economicamente con una gara di solidarietà. Per contribuire: www.sosrussia.it