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Quando lo contattammo per realizzare la copertina del numero estivo di Pride dell’anno scorso, arricchendo da par suo l’ideale galleria illustrata di uomini sexy che hanno vivacizzato il nostro mensile in questi anni, Mattia Surroz stava portando a termine una serie di lavori a fumetti a tema omosessuale che hanno visto la luce soltanto quest’anno e che sono diventati finalmente l’occasione per fare una chiacchierata con lui.

Aostano ma torinese d’adozione, classe 1982, Surroz lavora da molti anni come illustratore; solo di recente è riuscito a realizzare la sua aspirazione pubblicando una serie di libri a fumetti per lo più a tema storico-biografico.

Con il suo ultimo volume, Negli occhi il cinema, nelle mani l’amore, il suo interesse per la storia del nostro paese si è concentrato stavolta su una personalità eminente della cultura gay, quell’Ottavio Mai che fu tra i protagonisti di una stagione gloriosa e pionieristica del movimento glbt italiano: regista, sceneggiatore, attore e scrittore, passò dalle fila del FUORI! torinese degli anni settanta alla direzione, insieme al compagno e sodale Giovanni Minerba, del Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali Da Sodoma a Hollywood, fondato nel 1986 e tuttora in ottima salute.

Questo libro nasce dall’iniziativa in particolare dello stesso Minerba e degli altri collaboratori del festival torinese, che per il ventennale della scomparsa di Mai hanno voluto ricordarlo in maniera speciale: “L’idea di una biografia a fumetti di Mai è però dell’editore Espress: io sono stato contattato da loro e poi affiancato da Elsi Perino in qualità di sceneggiatrice. Mentre lei si occupava di raccogliere aneddoti e interviste d’epoca su Ottavio io studiavo i personaggi. Ci spiega Surroz: “Ho fatto molte prove per restituire l’atmosfera della Torino di quegli anni. Abbiamo avuto a disposizione pochissimo tempo, perciò è stato tutto un lavoro di sintesi e sottrazione per una storia che meriterebbe invece molto più approfondimento. In compenso, abbiamo ottenuto la massima libertà narrativa e posso dire che il progetto ha assunto una struttura definitiva solo poco prima della consegna”.
Perino, scrittrice per il cinema, è al suo debutto sulle pagine di un fumetto: “Abbiamo passato ore e ore a parlare di quello che le veniva raccontato su Mai e mentre Elsi prendeva appunti, io costruivo degli storyboard molto schizzati; lei immaginava i ‘movimenti di macchina’ e io li traducevo in sequenze di vignette. Possiamo dire che per certi versi la scrittura vera e propria è stata condivisa”.

Da torinese e assiduo frequentatore del suo festival di cinema gay, Surroz conosceva già di persona Giovanni Minerba: “In città è un’istituzione, non solo per quanto riguarda la cultura e il cinema, ma anche per l’attivismo glbt. Nutrivo una forma di simpatia primordiale nei suoi confronti, ma dopo aver sondato più a fondo il suo passato ho avuto tante piacevoli sorprese. In questo lavoro Giovanni è stato un po’ la nostra guida, si è aperto con un candore raro e ci ha riconsegnato un pezzo della storia sua e della nostra città che meritava di essere ricordata. Anche i suoi amici più cari conservavano nitidamente un sacco di ricordi che ci hanno permesso di conoscere in qualche modo Ottavio. Un giorno Elsi è arrivata a casa mia con una grossa busta gialla: dentro c’erano tutte le foto che Ottavio custodiva e che Giovanni ancora conserva. Molte sono in bianco e nero, piccoli ritagli della sua famiglia, momenti speciali. Insomma, un regalo inaspettato che si è rivelato utilissimo e che mi ha commosso”.
Al di là della mera cinefilia, alla quale il download selvaggio ha fornito nuova valvola di sfogo, del festival torinese e dei pochi eventi analoghi sparsi per la penisola Surroz pensa che siano importanti perché “favoriscono la socializzazione e sono fondamentali per darci visibilità. Soprattutto, sono una forma di legittimazione delle nostre istanze, che in Italia ancora ci sogniamo di vedere compiute. Per quanto riguarda il nostro festival di film con tematiche omosessuali, di certo ha un impatto sulla città che per me è la vera meraviglia. È motivo di orgoglio per Torino ed è una settimana speciale per la comunità glbt”.

Stampato in sole cento copie, da pochi mesi viene regalato a pochi fortunati acquirenti della casa editrice Renbooks, specializzata in fumetti a tematica glbt, un bellissimo breve fumetto realizzato da Surroz, La fantasia degli infelici, che in sedici pagine racconta delle conseguenze per un giovane uomo della morte del proprio compagno. Faccio notare a Mattia la coincidenza col soggetto trattato anche nel fumetto dedicato a Mai e Minerba. “Hai ragione, non ci avevo neppure pensato. Questa storia è natacome primo capitolo di un libro vero e proprio al quale ho iniziato a lavorare per dare un senso alla sconfinata tristezza che stavo vivendo in quel momento, quasi due anni fa, appena finita la mia prima relazione di lunga durata; scriverla e disegnarla è stato terapeutico, una specie di esorcismo, anche se ho evitato riferimenti troppo autobiografici”.
Anche in quest’ultimo lavoro di Surroz, come in molti altri sia a fumetti che in illustrazione, ricorre il modello maschile bear, il quale sembra essere la vera ossessione dei disegnatori di fumetti gay degli ultimi anni. Proprio in occasione della presentazione dei primi bozzetti per la copertina di Pride, colorata poi da una sua fidata collaboratrice, l’illustratrice Martina Liossi, Surroz ricorda che “pensai di proporre una coppia di ragazzi cicciottelli ripresi in qualche atteggiamento intimo, ma ho dovuto aggiustare il tiro perché quel modello di maschio rispondeva poco ai canoni previsti dal giornale. Il risultato comunque mi soddisfa e so che ha ricevuto consensi”.L’autore torinese non si è sottratto a dire più incisivamente la propria opinione sull’argomento quando ha pensato a una serie di racconti brevi dal tono semiserio, intitolati non a caso (F)Orse: il primo di questi fumetti è disponibile gratuitamente sul sito di Renbooks. “In realtà io nemmeno riesco a definirla una corrente culturale, quella ursina, quanto una bizzarra categorizzazione delle persone in base al peso: è di una superficialità che mi rattrista. Di questo parla, quella storia, ma lo faccio con un approccio divertito. È piena di uomini nudi, esibiti senza riserve proprio perché volevo che le illustrazioni distraessero e disturbassero la lettura, e che questa contraddizione creasse un corto circuito interessante”. Nudo, ma non pornografia; avrebbe qualche remora allora a realizzare un fumetto porno gay? “Direi di no. O meglio, potrei anche fare dei disegni molto espliciti, a patto che siano funzionali alla narrazione. E prevedendo una storia articolata forse non si potrebbe più parlare di pornografia. In ogni caso sarebbe una bella sfida, un fumetto così”.

Avendo disegnato storie per altri sceneggiatori per fumetti non strettamente gay, ma lavorando anche come autore completo, Surroz non ritiene però i due ambiti del tutto separati: “Possedere uno stile poliedrico è legato alla necessità di non annoiarmi mai e al notevole margine di miglioramento che intravedo facendo cose diverse. Inoltre, lavorare con altri sceneggiatori è sempre un’occasione di crescita: i fumetti migliori sono spesso lavori di squadra. Se disegno le storie che scrivo io stesso il risultato è ovviamente più autobiografico, ma solo per il pudore di non risultare credibile se raccontassi qualcosa che non mi appartiene. In entrambi gli ambiti, quello mainstream e quello più personale, faccio fatica a compilareuna lista ragionevole ed esaustiva delle mie fonti d’ispirazione. Credo che tutto lo possa essere, ma la differenza la fa l’osservatore: questo deve essere un narratore, secondo me. Per lo stesso motivo studio e ho sempre studiato i maestri, letto migliaia di cose, visto centinaia di film e continuerò a farlo. Tra i miei autori di riferimento, comunque, non posso non citare Giorgio Cavazzano (disegnatore di fumetti Disney tra i più apprezzati, ndr), con cui sono cresciuto, e Gipi (pluripremiato autore di fumetti spesso autobiografici, ndr) che ha letteralmente stravolto l’idea che avevo del fumetto. Ah, nutro una semi adorazione per Michael Cunningham, Woody Allen e i film animati della Pixar…”.
Del panorama del fumetto gay, non solo italiano, Mattia pensa che la questione sia “legata al grado di civilizzazione di un paese. All’estero esistono realtà consolidate, autori di culto, personaggi celebri. In Italia si parla di una nicchia della nicchia. È vero che ci sono prodotti di qualità, però è un mercato sostanzialmente nuovo, ancora da creare. I miei cari amici di Renbooks hanno dato vita a un piccolo sogno, oltre che colmato un vuoto editoriale; stanno facendo un ottimo lavoro, soprattutto per il coraggio nella selezione dei titoli. Spero che la gente si abitui al fatto che ci siano i gay anche nei fumetti, come ovunque”.

Passando dagli scaffali dei fumetti del Belpaese alla sua politica sui diritti glbt, la situazione non migliora: “L’Italia è un paese imbarbarito, in balia dei media e di una classe politica indegna. Basta paragonare la nostra condizione a quella di mezzo mondo civilizzato per capirne i motivi e le conseguenze. Le associazioni glbt non sono all’altezza, ma non si possono ritenere uniche responsabili dello sfacelo. Si deve partire dalle scuole, dalla ricerca di una laicità che ancora non esiste: la morale cattolica è capillarmente radicata in ogni ambito, è inaccettabile che i modelli di vita proposti alla mia generazione siano gli stessi dei miei nonni”. Per migliorare le cose, molto conta la condotta personale a proposito della visibilità: “Io sono sempre a favore del coming out, visto che parto dal presupposto che solo le cose negative si vogliano nascondere. Per fortuna non ho mai avuto problemi a dichiararmi sul lavoro, e sono convinto che debba venire giudicato in merito a quel che faccio, come chiunque altro e in qualunque settore. Posso anche capire le paure di chi non si espone, però consiglierei sempre a tutti di non dire bugie. La società cambia grazie al comportamento di tutti, è responsabilità anche nostra che questo succeda”.
Oltre a continuare a realizzare fumetti rivolti a tutti, Surroz non esclude in futuro che tra i tanti progetti in cantiere “ce ne saranno alcuni che parleranno ancora di omosessualità o avranno personaggi gay. Quello che conta per me è fare il mio lavoro al meglio, puntando a dare spunti di riflessione ai lettori e ad aprire loro nuove prospettive di sguardo”.
Seguite tutte le novità del lavoro di Surroz su www.mattiasurroz.it e su www.renbooks.it.