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Ho “prestato” la mia casa per un’orgia e ho partecipato alla festa.
Un po’ di tempo fa, su un noto sito di incontri, ho notato un gruppo virtuale nel quale si cercavano attivamente spazi per ospitare orge fai-da-te. E per chiamare a raccolta, in modo informale, persone vogliose di partecipare ai festini. Ho immediatamente aderito al gruppo e letto con curiosità i commenti lasciati dagli utenti del sito. Tutti i partecipanti agli eventi erano sostanzialmente entusiasti.
Un po’ per curiosità e un po’ per provare qualcosa di grande ho deciso di rendere disponibile il mio appartamento per un’orgia. Volevo un party che la mia città, la bigotta Brescia, potesse ricordare. Non nascondo che l’idea di ricreare un cruising in casa mi stuzzicava molto. Ammetto che mi piace sperimentare e che accogliere direttamente un’ammucchiata mi sembrava oltremodo comodo.
Confesso poi di non essere nuovo a incontri domestici intimi e “allargati”. Al massimo però mi è capitato di scopare in tre… cinque uomini. Mai mi sarei sognato di organizzare qualcosa delle dimensioni dell’orgia tra decine di maschi che promettevano i racconti letti su Internet.
La mia casa sembrava adatta. È un trilocale in affitto di circa cento metri quadri, al terzo piano di una palazzina vicina al centro storico della città. Di giorno si fatica a parcheggiare perché in zona ci sono numerosi uffici. Alla sera però non ci sono problemi. Sul pianerottolo vive un signore anziano, che ci sente poco, mentre l’appartamento dirimpetto al mio è abitato da una ex collega di mia mamma che vive con la madre anziana. Agli altri piani ci sono appartamenti di proprietà della parrocchia che ospitano, tra gli altri, due sorelle ottuagenarie che mi salutano ogni mattina con il più candido dei “buongiorno”.
L’idea di organizzare un baccanale nell’appartamento mi lasciava comunque numerosi dubbi e altrettanti timori. E sono facili da immaginare. Ci tenevo, per esempio, a salvaguardare i mobili e gli arredi e mai avrei voluto creare problemi al vicinato. Tutti sanno della mia omosessualità ma è inutile offrire il fianco a polemiche di condominio. Che dire poi di eventuali schiamazzi per le scale, di possibili “scene stereotipate” per strada e del bar sotto casa, che frequento regolarmente, e che rappresentava un punto di vista privilegiato per l’osservazione diretta di coloro che, numerosi, sarebbero accorsi alla festicciola?
Presi coraggio e contattai i responsabili del gruppo. Qualche giorno dopo, di sera, uno di loro si fece vivo per un sopralluogo della casa. Era soddisfatto, la location sembrava perfetta per il baccanale e l’appartamento poteva essere diviso in zone ben definite. All’ingresso un guardaroba avrebbe accolto gli invitati, il soggiorno sarebbe stato allestito a dark room, in cucina avremmo organizzato un piccolo buffet mentre la mia camera da letto sarebbe stata off limits per gli invitati.
L’uomo mi raccontò che le festicciole organizzate nei mesi precedenti, soprattutto a Verona, erano state un enorme successo di pubblico. Per la mia ammucchiata casalinga avremmo chiesto un contributo di cinque euro, giusto per coprire i costi del buffet e gli invitati avrebbero dovuto rispettare un rigido dress code: naked o underwear. Insomma saremmo stati nudi o in mutande. La cosa non mi ha sconvolto, al contrario, ho abbandonato la timidezza e… gli slip in qualche locale tanto tempo fa. L’orgia si poteva fare.
Dopo la scelta della data, nel gruppo incominciarono a circolare annunci con la pubblicità della mia festa. Abitavo allora con un coinquilino, ovviamente gay. È più grande di me e stava vivendo un periodo di “riposo” anche se negli anni, come testimoniavano i suoi racconti, si “era dato molto da fare”. All’idea di ospitare un’orgia era insieme curioso, scettico e un po’ preoccupato. Accettò comunque, da buon coinquilino, di affrontare l’insolita sfida insieme.
Nei giorni precedenti il festino qualche conoscente gay mi ha avvicinato e chiesto esplicitamente se l’hot party pubblicizzato online, e di cui si vociferava in città, fosse realmente a casa mia. Non è stato un problema confermare quelle voci, Brescia è piccola, e ci si conosce un po’ tutti.
Prima del grande evento ho deciso di allertare i condomini anticipando loro che per il week end avrei organizzato un ritrovo con “qualche” amico. “Farò meno rumore possibile”, spiegavo. Quando inviti a casa almeno una cinquantina di persone può succedere davvero di tutto.
Alla vigilia dell’orgia ho svuotato la sala, tolto i quadri dalle pareti e spostato il televisore, insieme a due mobili, in camera da letto. Serviva infatti tutto lo spazio disponibile per allestire una vera e propria dark room da salotto. Sono poi arrivati i rinforzi e, con l’aiuto degli organizzatori, abbiamo accuratamente ricoperto di sacchi neri della spazzatura, preventivamente tagliati e aperti, il mio vecchio divano vintage in pelle, le poltrone e tutte le pareti della stanza. Il tutto stava incollato con del comune nastro adesivo. Ci abbiamo impiegato solo un’oretta, ma il risultato alla fine era decisamente soddisfacente.
Abbiamo infine abbassato le tapparelle e avvitato al lampadario un’unica lucina rossa, di intensità variabile, per creare l’atmosfera giusta. Il tavolo della cucina si è rapidamente trasformato in un buffet con pizzette, salatini, dolci e bevande servite a volontà dalla barista, l’unica ragazza presente alla festa. All’ingresso abbiamo lasciato a disposizione degli ospiti un piatto ricolmo di preservativi. Mancava solo, sul portone di casa, un ultimo dettaglio e cioè un segnale riconoscibile per gli ospiti. Era prassi che sul campanello dell’appartamento prestato all’orgia si mettesse un indicazione convenzionata con scritto “festa per tutti”. Chiesi di cambiare la dicitura in un più anonimo “festa”. Se la festa è per tutti paradossalmente anche le due candide ottuagenarie del primo piano, o un passante qualsiasi, avrebbero potuto suonare… e salire.
Con il coinquilino, gli organizzatori e qualche ospite sopraggiunto in anticipo ci siamo concessi una pizza in attesa dei “fuochi artificiali” della notte. Al nostro ritorno, sotto casa, già aspettavano alcuni invitati venuti appositamente da Milano.
L’avvio delle danze era previsto per le 22 e con tempismo perfetto il campanello vestito a “festa” e opportunamente silenziato con del nastro adesivo cominciò a trillare silenziosamente. E con molta insistenza.
Nel giro di venti minuti il corridoio di casa si è trasformato in un affollato spogliatoio. A causa dell’enorme affluenza anche la mia camera da letto inizialmente considerata off-limits al party perché già stracolma di mobili, si è trasformata in un guardaroba supplementare. E qualcuno ci ha pure scopato. Anche il bagno, ravvivato dalle luci natalizie, è stato usato fugacemente da qualche coppia o trio. Poco male, porre limiti a un’orgia non ha molto senso.
Il baccanale è stato un vero trionfo. Hanno varcato la soglia di casa mia ragazzi e uomini di Milano, Bergamo, Verona, Parma e Mantova. È passato a trovarmi perfino qualcuno di Trieste e un ragazzo abruzzese di passaggio a Brescia. A fine serata il mio salotto ha ospitato almeno ottanta persone. C’è stato chi si è fermato a lungo o chi, non soddisfatto, si è spogliato e rivestito in pochi minuti per poi prendere la strada per una vicina discoteca. Ho incrociato persone di tutte le età che frequentano i locali bresciani e della provincia e riconosciuto alcuni habitué di cruising, saune e orge (appunto) di altre città.
Il festino ha preso il via più lentamente di quanto potessi immaginare anche grazie a qualche “timida” coppietta che si è “appartata” nella dark-salotto. Complice l’aumento esponenziale dei maschi nudi e la mancanza di spazio l’orgia ha preso via via coraggio.
Non passava poi inosservato un ragazzo glabro e pronto a tutto (o quasi) che ha intrigato molti e fatto la felicità di pochi indossando solo una maschera di pelle. Di certo ha offerto al party quel tocco in più di mistero che ha liberato le fantasie dei maschi presenti. Nessuno si è ubriacato più del dovuto e nessuno, per fortuna, si è drogato: non faccio uso di sostanze stupefacenti e tra le condizioni che avevo posto nell’accettare l’organizzazione della festa in casa mia, in sintonia con gli amministratori del gruppo, era che chi partecipava non doveva farne uso.
In salotto i più gettonati sono stati i ragazzi palestrati e i superdotati. Quella sera fortunatamente ce n’erano molti. Naturalmente essendo i più richiesti erano anche i più occupati.
Il lettore può tranquillamente immaginare poi tutto quello che è successo in casa mia quella notte. Così come può immaginare le condizioni dell’appartamento alla fine della festa, tra preservativi e sperma sul pavimento.
A sorpresa il sesso di gruppo è finito relativamente presto. Poco dopo le due abbiamo incominciato a smontare tutto. Con l’aiuto dell’organizzazione, e del mio coinquilino la casa alle 4 e mezza era già presentabile. Quella notte non subii furti, atti di danneggiamento o altri problemi di sorta o di vicinato. Al contrario, una delle candide vecchiette che mi salutano tutti i giorni, alla mia domanda cortese su eventuali disturbi arrecati ha risposto “nessun problema per sabato sera, anzi, fai pure festa quando vuoi”. In effetti ogni tanto ripenso di organizzare l’orgia.
Sono e resto indeciso: forse è necessario trovare uno spazio migliore, un posto un po’ più grande. Ma sono solo pensieri, in realtà sono disoccupato e cerco un fidanzato vero. In attesa però dell’amore cerco di distrarmi un po’: “Il piacere è un peccato, ma qualche volta il peccato è un piacere” ha detto George Byron.
Dimenticavo un dettaglio di quella notte. Al termine della festa (e delle pulizie) ho ospitato nel mio letto il bel ragazzo abruzzese di passaggio da Brescia… e un altro invitato. Un’orgia finita in bellezza.