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CHE COSA È CAMBIATO dopo le primarie del Partito Democratico? La domanda è d’obbligo o, per lo meno, in molti fuori e dentro il movimento glbt se lo chiedono. La vittoria di Matteo Renzi porterà a novità sostanziali circa la questione omosessuale, o si continuerà con le vecchie logiche interne ai cosiddetti partiti riformisti? Per rispondere è necessario trattare il tema su un duplice piano.
Innanzitutto occorre analizzare il comportamento della politica tradizionale rispetto alla richiesta dei diritti civili. Dopo anni di ostilità e timidezza, la sinistra si è progressivamente aperta a diverse forme di riconoscimento. Si inserisce, in questo quadro, l’alleanza con una parte del movimento – quello più istituzionale – che mirava a conseguire un istituto a parte sul modello dei Pacs francesi. I DS hanno quindi interiorizzato quel modello per poi snaturarlo nel 2007 con i DiCo, che non riconoscevano giuridicamente la coppia gay o lesbica e il suo progetto di vita, ma concedevano diritti parziali ai conviventi dello stesso sesso. Se il matrimonio, dunque, conferisce nobiltà giuridica a una progettualità affettiva, con i DiCo la si negava di fatto (e per legge) alle famiglie omosessuali. Dopo il fallimento di questa esperienza il movimento glbt si è unito attorno a un programma comune: matrimonio, omogenitorialità e legge contro l’omofobia. Ed entriamo così direttamente nel secondo aspetto della questione.
Per comprendere l’attuale reazione della politica a quelle richieste va ricordato che in Europa, fino a qualche anno fa, vigevano tre modelli: il sistema del separate but equal,  ovvero la creazione di un istituto speculare con uguali diritti rispetto al matrimonio, ma riservato alle coppie di gay e di lesbiche – si pensi alle civil partnerships inglesi; il sistema a “istituto parallelo”, con diritti diversi rispetto al matrimonio ma aperto a tutti, eterosessuali e omosessuali, come nel caso francese; e infine, il matrimonio egualitario, come in Spagna, Belgio, Olanda e paesi scandinavi.
Il primo modello, di tipo “segregativo” rispondeva a una cultura di paesi in cui prima vigevano legislazioni antigay (come il Paragraph 175 in Germania, ad esempio). Quel sistema aveva un senso nell’Europa di vent’anni fa ma è stato messo in discussione in quegli stessi paesi dove si è passati al matrimonio per tutti, come nel Regno Unito, appunto. La Francia ha superato il suo modello con l’estensione del regime matrimoniale. Insomma, i paesi in cui c’era un trattamento diversificato si stanno uniformando in direzione della piena parità giuridica.
In Italia, i candidati alle primarie del 2013 si sono fatti portatori delle tre diverse istanze. Renzi, tuttavia, ha rinnovato il sistema del separate but equal ipotizzando un istituto specifico per le coppie omosessuali, ma non prevedendo gli stessi identici diritti garantiti dal matrimonio e escludendo, per esempio, l’adozione. Si arriva così a un sistema a diritti “separati e diseguali”.
Il quadro si complica se guardiamo alle recenti vicende riguardo alla legge sull’omofobia, creatura del deputato omosessuale Ivan Scalfarotto, renziano di ferro. Il provvedimento presenta un vizio d’origine: non è stato concordato con il movimento glbt, ma contrattato con quelle forze avverse alla questione omosessuale stessa. È nato quindi un disegno di legge che di fatto tutela le affermazioni omofobe in seno a partiti, scuole, istituzioni, e così via.
Questo aspetto, infine, dà la misura dell’approccio del Pd riguardo tutta la problematica: affrontare la questione non guardando agli interessi della comunità di riferimento, bensì cercando di non dispiacere all’avversario. Con la duplice conseguenza che in Italia ogni richiesta di uguaglianza formale di fronte alla legge subisce, nel caso delle persone glbt, un duplice processo di ridimensionamento e di conseguente umiliazione sociale. Separati e diseguali, appunto.
In quest’ottica il silenzio del discorso di Renzi, subito dopo la sua vittoria alle primarie, proprio sui diritti, non lascia sperare in un futuro di piena dignità per la comunità gay di questo paese. Non con queste premesse, non con le modalità fino a ora perseguite e, di fatto, recuperate integralmente nelle intenzioni dichiarate del sindaco di Firenze.