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Se gli anni ’80 aprivano la strada ai videclip con Video Killed The Radio Stars, oggi i Limousines replicano con Internet Killed The Video Star. Negli ultimi anni sempre più artisti internazionali si sono fatti conoscere sul web, affiancando i colleghi che invece sono stati catapultati nell’empireo stellare tramite i talent show televisivi. Basti citare Mika, che poco più di 7 anni fa ha raccolto intorno a sé migliaia di fan attraverso il suo profilo MySpace. L’esplosione di YouTube, e più in generale della rete, ha permesso anche la divulgazione di tematiche fino a pochi anni fa (e in qualche modo ancora oggi) ritenute “scomode” o quantomeno discutibili per la Tv. Argomenti che sul piccolo schermo risultano ancora oggi in parte tabù, sono di fatto alla portata di tutti tramite i milioni di video caricati in rete, dove ai clip amatoriali di altrettanti autori poco o completamente sconosciuti, si affiancano le sempre minori produzioni patinate proposte dalle major.
Anche la comunità gay ha tratto vantaggio da questo mutamento tecnologico: dai primi video (come i militanti Smalltown Boy e Why? dei Bronski Beat o il trasgressivo Relax dei Frankie Goes To Hollywood) del 1983 in cui il tema dell’omosessualità entrava di soppiatto nelle case attraverso i primi canali televisivi musicali, stiamo assistendo a una lenta ma inesorabile emancipazione virtuale. Assistiamo insomma a un cambio socio-culturale attraverso la rete e gli artisti (prerogativa salvo rari casi quasi esclusivamente straniera), che tramite i loro videoclip, si fanno portavoce di denuncia nei confronti dell’omofobia o chiedono dignità e pari diritti della minoranza glbt rispetto alla maggioranza etero.
Ci eravamo congedati agli inizi del 2004 con il video degli islandesi Sigur Rós Vi rar vel til loftárása, in cui per la prima volta veniva trattata l’omosessualità tra adolescenti. Nonostante in alcuni paesi europei questo tema sia stato proposto in passato anche in Tv (ricordiamo ad esempio la serie televisiva spagnola Física o Química), abbiamo dovuto attendere dieci anni prima che i francesi Indochine caricassero in rete un clip come College Boy, probabilmente a oggi il video più crudo mai prodotto sul bullismo e l’omofobia all’interno delle scuole e diretto dal regista canadese Xavier Dolan. Il clip mostra un giovane studente alle prese con le molestie e i pestaggi subiti dai suoi compagni di scuola, gli stessi che alla fine del filmato lo crocifiggeranno. Evidentemente molte critiche si sono riversate sul video tra favorevoli e contrari alla sua trasmissione perché ritenuto troppo violento.
Sempre sul tema alla lotta contro l’omofobia, in risposta alle recenti leggi russe che vietano la propaganda gay e il conseguente aumento di fenomeni di intolleranza e soprusi occorsi ultimamente in quel paese ai danni delle persone glbt, l’irlandese Hozier (Andrew Hozier Byrne all’anagrafe) ha caricato in rete Take Me To The Church, altro video “forte” che mostra la violenza antigay di una cittadina di provincia accanirsi contro una coppia, avvertita come potenzialmente pericolosa per la stabilità di leggi “naturali universalmente e religiosamente” riconosciute dalla maggioranza della comunità locale.
Fa piacere che la lotta e la sensibilizzazione contro la violenza omofoba abbia raggiunto anche la musica e non sia rimasta nell’ambito (sterile almeno in Italia) del dibattito politico. Questi video clip, peraltro molto cliccati, offrono alla dignità e ai diritti delle persone omosessuali quella visibilità che meritano.
A sorpresa poi, paradossalmente, talvolta sono proprio gli autori etero a farsi promotori, per primi, di un messaggio di uguaglianza e dell’ emancipazione sociale delle persone glbt.
Uno tra i video più “impegnati” in questo senso è opera della coppia Macklemore & Ryan Lewis, due rapper americani che stanno cercando di sdoganare il concetto per cui la scena rap debba essere solamente contraddistinta da argomenti quali sesso, droga e armi. Nel 2012 hanno prodotto Same love, un clip realizzato durante la campagna per legalizzare i matrimoni egualitari nello stato di Washington, in cui è narrata la storia di un ragazzo gay dal momento del concepimento fino al letto di morte, passando attraverso la presa di coscienza personale, il coming out adolescenziale, l’innamoramento per una ragazzo, il matrimonio e la vecchiaia passata insieme all’uomo della sua vita. Per questo brano Macklemore ha preso spunto dal vissuto di suo zio John Haggerty, ritratto assieme al compagno Sean sulla copertina del singolo, nonché dalla frustrazione circa le posizioni dell’hip-hop nei confronti dell’omosessualità. Non c’è da stupirsi a tal proposito se il The Guardian ha definito Same Love come la canzone più profonda che l’hip-hop abbia mai prodotto. Sicuramente il più bel testo a favore dei matrimoni gay che sia mai stato pubblicato ad oggi.
Ma la visibilità glbt passa anche tramite un semplice bacio e, più in generale, con la dimostrazione che l’amore è un concetto universale che abbraccia e attraversa ogni genere.
A tal proposito, restando negli Stati Uniti, qualche anno addietro, uno dei primi pionieri del bacio gay all’interno di un videoclip è stato Ari Gold, che nel 2007 per il suo Where The Music Takes You, ha inserito per la prima volta la tematica gay in un cartone animato, opera di Joe Phillips.
Più recentemente Matt Zarley ha prodotto una serie di video clip in cui da una parte mette in scena l’amore omosessuale all’interno di famiglie allargate con tanto di zii gay e zie lesbiche (Perfect); dall’altra denuncia l’ipocrisia di taluni politici nel nascondere i propri gusti sessuali con campagne elettorali e proclami, che invece tendono a restituire al pubblico una loro immagine più consona alla morale perbenista (Trust Me). Più goderecci e a primo acchito disimpegnati, ma non per questo meno degni di nota, i video di Jonny McGovern (alias Gay Pimp). Dopo il primo Soccer pratice del 2003, il cantante ha prodotto una serie di video (tra gli ultimi titoli Sexy Nerd e Dickmatized) in cui prende di mira gli stereotipi legati all’universo gay, come nell’ironico Don’t Fall In Love With A Homo.
John Grant invece, che lo scorso anno ha bissato il successo del primo Queen Of Denmark con l’elettronico Pale Green Ghosts, ha salutato l’anno nuovo proponendo un video alquanto “militante”: attraverso filmati catturati su YouTube e immagini online, il clip è un pastiche che ricostruisce la storia dei diritti gay e della cultura glbt, accompagnato dalle note struggenti di Glacier, uno dei brani emotivamente più profondi che siano mai stati scritti sul tema dell’omofobia. Glacier descrive come il dolore per l’omofobia subita sulla propria pelle, distorca le emozioni regalate da quanto di più bello possiamo provare nella nostra vita. Toccante.
Torniamo al di qua dell’Oceano in nord Europa. Una, cento, mille famiglie: questa la morale espressa due anni fa dagli svedesi Straight Up! che con la loro Family incitano le persone a un coming out terapeutico a livello nazionale e si fanno portavoce delle nuove famiglie formate da coppie gay, che nel loro paese sono legittimate, grazie al matrimonio, dal 2008.
Poco più in là, in Inghilterra, in occasione di San Valentino dello scorso anno, in rete è apparso Two Men In Love, un collage di baci attraverso i quali Jamie McDermott con i suoi Irrepressibles afferma l’imperturbabilità di un amore universale. Due anni prima è il regista israeliano Roy Raz ad utilizzare una canzone della band (l’accoratissima dichiarazione d’amore gay In This Shirt) come base per creare un filmato onirico e surreale, avente per fulcro l’amore omosessuale.
Israeliano è anche Ivri Lider, che nel suo paese è sicuramente uno dei maggiori artisti pop/rock di successo nonché portabandiera dei diritti della comunità gay. È suo il video Jesse, del 2007, in cui due ragazzi che partecipano a una festa, si scambiano tenerezze in piscina al riparo da sguardi indiscreti. Più recentemente con il progetto The Young Professionals, assieme all’amico Johnny Glodstein, Ivri ha prodotto una serie di video quanto meno divertenti e irriverenti, in cui appare anche Arisa, forse la drag queen o comunque il personaggio gay attualmente più famoso in quel paese.
E in Italia? Se si eccettua il delicato video a opera di Enrico Ruggeri, Trans (a dir poco precursore dei tempi, visto che stiamo parlando del 1991), dovremmo attendere il 2007 prima che un altro cantautore, Daniele Silvestri, si occupasse di visibilità glbt con il suo video Gino e l’Alfetta. Qui, due attori professionisti, Valerio Mastrandrea e Daniele Liotti, per una volta dismettono il ruolo dei latin lover e si calano nella parte di due amanti alle prese con un ladro (Silvestri) che gli ruba l’auto durante una sosta in autostrada. La rocambolesca fuga di Silvestri finirà al gay pride romano, dove i tre si ritroveranno confondendosi tra la folla variopinta presente all’evento. Finalmente un bell’esempio di impegno concreto e disinteressato.
Tre anni dopo sono gli Africa Unite a prendere una posizione forte nei confronti dell’omofobia. Lo fanno con l’ironico Così sia, in cui viene rappresentato un mondo “al contrario”, popolato da coppie gay/lesbo, in cui l’etero è il diverso che viene allontanato o visto come “strano”. Loro stessi diranno che “La peculiarità dell’individuo risiede nella diversità e unicità della persona, che deve essere apprezzata e rispettata, qualunque essa sia”.
Anche i milanesi Egokid, da sempre calati nella realtà gay nazionale, hanno prodotto tre anni fa Come un eroe della Marvel, dove due ragazzi si lanciano in appassionate e profuse effusioni; un intenso video che mette in primo piano l’amore gettandosi dietro le spalle le preoccupazioni del mondo circostante. Prima di loro il cantautore ladino Chris Costa che nel 2009, attraverso i baci a catena in Love Is All Around, ha lanciato un messaggio di libertà: il diritto di essere semplicemente sé stessi, ma anche il dovere di essere trasparenti nei confronti della persona amata e in generale della gente che ci circonda.
Allo stesso modo anche i romani Io non sono Bogte, hanno espresso il loro disappunto nei confronti dell’omofobia di cui è ancora intrisa la cultura italiana, con il video Papillon, le cui immagini restituiscono coppie gay e lesbiche mentre si lasciano andare a dimostrazioni di affetto in maniera assolutamente “naturale”. Infine Osvaldo Supino, che all’inizio del nuovo anno ha caricato online Goodbye; finalmente un video senza fronzoli per una delicata canzone d’amore, in cui per la prima volta vediamo il cantante alle prese con una relazione sentimentale verosimilmente vicina alla realtà comune delle cose.
Nonostante questi ultimi episodi il percorso è tuttora lungo e faticoso come lo era 10 anni fa e l’Italia, anche in questo caso, si dimostra fanalino di coda di altri paesi che solo pochi anni fa erano addirittura più conservatori rispetto al nostro paese, sul tema dei diritti glbt.
La speranza è che anche questi piccoli segnali possano contribuire a un – seppur lento – cambiamento e portare la maggioranza etero a un diverso atteggiamento nei confronti delle persone omosex.