Seleziona una pagina

Accendendo oggi, 7 febbraio, il computer ho scoperto che “Google” ha dedicato all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali in Russia una pagina “rainbow”, rilanciando la polemica di Obama contro la nuova legge che proibisce di “rendere attraenti” ai minorenni concezioni “non tradizionali” della sessualità: grazie a essa è stato già condannato un giornalista per avere intervistato un gay che ha dichiarato di avere avuto una vita normale. Sì, basta questo.
Ora, da quando sono bambino non ricordo neppure un’olimpiade in Russia o in Cina che non sia stata boicottata, contestata o sabotata dagli americani, ogni volta con un’”ottima ragione” diversa. Ragione che però, stranamente, non emerge mai quando i giochi hanno luogo in un Paese alleato. Voglio dire: se tanto mi dà tanto, perché nessuno ha mai proposto di boicottare i palazzi dello sport britannici quando Margaret Thatcher introdusse la cosiddetta “Clause 28”, anch’essa mirata a proibire di presentare ai minori l’omosessualità in termini non negativi?
Ciò premesso, quello di Obama e Google è un gioco a cui può giocare chiunque, compresi i russi, e se gli americani sono più bravi dei russi a giocarlo, tanto peggio per i russi. Ma è peggio anche per i gay russi, se la gestione della campagna politica rischia, come rischia, di far più male che bene proprio a loro. La cui voce, in tutto questo clamore, è l’unica che non riesco mai a sentire. Voglio dire: qualcuno ha chiesto ai gay russi se per caso fosse opportuna una campagna internazionale, e se sì, quale tipo di campagna? Se si fa una ricerca in Rete si viene a sapere tutto ciò che al proposito pensa, che so, Vladimir Luxuria, ma solo Emma Bonino cita poi lo slogan che viene dai russi stessi: “I diritti delle persone glbt in Russia si difendono con i russi e non dai russi”. Posizione correttissima, anche se aperta al sospetto che nel pronunciarla Bonino abbia pensato più al gas russo che al gay russo, sospetto divenuto certezza con la successiva decisione del presidente del consiglio Enrico Letta di presenziare all’inaugurazione. Oltre a questo, ho visto una mazzetta di comunicati stampa, ciascuno firmato dal/la responsabile di turno della “commissione frocia” del partito del cuore, e talora anche della poltrona, e quindi prevedibilmente espressioni degli interessi del partito italiano, non dei gay russi.
Perché è esattamente questo che accade quando un problema politico è “strumentalizzato”: che smette d’essere una situazione da risolvere, e diventa (come dice il nome) uno strumento per risolvere altre situazioni, quelle che davvero stanno a cuore a chi strumentalizza. E quando poi non serve più a tale scopo, lo si butta via.
Da questo (ab)uso lo strumento esce spesso malconcio, visto che nessuno ha cura d’uno strumento usa-e-getta. Per uscire dalla metafora, il modo in cui si sta muovendo Obama porta acqua al mulino dell’accusa mossa dai fascisti russi secondo cui i militanti gay sono al soldo degli americani, che cercano di “minare” le basi della società russa diffondendo il veleno dell’omosessualità. Ma a Obama, che giustamente ha per la testa problemi di geopolitica internazionale ben più pressanti dei diritti dei froci russi, ciò non importa: quel che gli importa è portare a casa l’ennesimo boicottaggio della Russia. Se poi ciò danneggerà i gay russi, be’, i gay russi mica votano alle prossime elezioni di mid-term, a differenza degli americani di destra che l’accusano d’essere troppo “tenero” con Putin. Da parte sua, Putin cavalca raggiante di felicità l’occasione di moltiplicare le provocazioni (“I gay sono i benvenuti, basta che non molestino i bambini”) per mettere a tacere col clamore internazionale chi l’accusa d’essere troppo “tenero” con Obama. Talmente “tenero” che è riuscito a scatenare un boicottaggio per non essersi piegato alle imposizioni delle perfide lobbies amerikane. Un trattamento che non fu riservato neppure a Hitler nel 1936!
Questa situazione sarebbe stata impensabile anche solo dieci anni fa, cioè prima che la destra imparasse a usare strumentalmente i diritti gay, un cambiamento di cui in Italia noi non ci siamo ancora resi ben conto per via del nostro isolamento culturale. In Olanda la destra è arrivata al punto da teorizzare l’appartenenza dei diritti gay ai “valori fondanti” della nazione, da usare per sbarrare la strada agli immigrati, chiedendo che si domandi a chi vuole la cittadinanza olandese cosa ne pensi del matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Ora, i diritti glbt e il matrimonio egualitario non sono “valori fondanti”: al contrario sono aggiunte molto recenti (e nel caso dell’Italia neppure questo) alla lista di “valori occidentali”, grazie a decenni di lotte dei diretti interessati, lotte che le destre hanno sempre osteggiato e che stanno osteggiando qui e ora in Italia.
Tuttavia esistono cambiamenti di civiltà che una volta innescati non possono più essere fermati, come è stato con l’abolizione della schiavitù, o del voto ai lavoratori (maschi) prima e del suffragio universale poi, o della parificazione giuridica di uomo e donna. Una volta che una civiltà, nel suo insieme, è matura per questi cambiamenti (perché sono conseguenze logiche di cambiamenti ben più profondi dei rapporti sociali, già avvenuti silenziosamente da decenni, talora secoli) è possibile solo ritardarne la messa in atto (la strategia usata finora in Italia) e dopo l’approvazione aggirarli e vanificarli, non però abolirli.
La Russia è da decenni terreno di caccia d’una serie di “fondazioni culturali” americane, in buona parte di fanatici religiosi (ma non solo: la più celebre in Italia, la fondazione Soros, religiosa non è), che hanno profuso cospicue risorse per “aggiornare” le destre russe sul loro punto di vista. Nel quale la “difesa dei valori tradizionali” contro l’azione disgregatrice degli omosessuali figura, ahinoi, ai primissimi posti.
Il loro successo paradossalmente traspare dalla diretta citazione che Putin, per rispedire al mittente le accuse degli oppositori di destra, ha fatto parlando proprio di “difesa dei valori tradizionali” esattamente come avrebbe fatto un qualsiasi opuscolo del tea party americano. Da questo punto di vista Putin è un nemico astuto che non va mai sottovalutato, perché ha dimostrato di saper combattere il fuoco col fuoco, scippando gli argomenti ai suoi stessi oppositori.
Ed è proprio questa concessione a dimostrare come, paradossalmente, anche Putin stia usando strumentalmente la questione omosessuale. Se mi è concessa un’opinione, io penso che a livello personale a Putin (la cui morale ha fin qui brillato per la completa inesistenza) dei gay freghi altrettanto poco di quanto a Berlusconi fregava nella vita della “morale tradizionale” che propugnava in tv.
Ma esattamente come Berlusconi, anche Putin ha il problema di compiacere – per motivi che sarebbe troppo lungo analizzare qui – la Chiesa (ortodossa). Ora, per molti anni abbiamo tutti pensato che la palpabile omofobia che alligna nei Paesi dell’Est fosse un residuo dei regimi comunisti. Tuttavia, col senno di poi, possiamo notare che se quest’analisi fosse stata corretta, avremmo assistito a una progressiva diminuzione dell’omofobia man mano che quei Paesi si allontanavano dal lascito sovietico. È invece successo l’esatto contrario: più ci allontaniamo dal periodo sovietico, e più cresce l’omofobia. Come spiegarlo? Si possono dare molte spiegazioni, e ognuno ha la sua. Anch’io ho la mia, e “se sbalio, mi corigirete”: io sono infatti colpito dalla corrispondenza fra la proposta di Putin e la “clause 28” della Thatcher, che a mio parere svela che ci troviamo di fronte a due manifestazioni distinte d’un medesimo progetto ideologico.
Che a me appare palesemente quello della destra religiosa, che ritiene che l’essere umano nasca eterosessuale per un istinto preprogrammato da un’Entità Superiore, e che quindi qualsiasi comportamento non eterosessuale sia necessariamente un malfunzionamento. Vista così la cosa, Putin (e la Thatcher) hanno ragione: se l’omosessualità è un malfunzionamento, una cancrena che si diffonde di cellula in cellula, amputare il membro cancrenoso può essere doloroso, ma è necessario per la sopravvivenza.
Putin ha insomma saputo sfruttare per i propri fini il fatto che, con gran discrezione, a differenza di noi negli ultimi decenni le destre di tutto il mondo hanno saputo elaborare, a partire da quella statunitense, una propaganda comune con slogan e argomenti standard: li abbiamo appena visti usare in Francia contro l’introduzione del matrimonio egualitario (la “difesa dei valori tradizionali”, daccapo) e iniziano a fare capolino in Italia, pronti a scatenarsi il giorno in cui al posto degli attuali buffoni (etero e gay) in parlamento avremo qualche politico che porrà seriamente la questione del matrimonio egualitario. Ecco perché è importante che quando toccherà a noi non ci facciamo trovare impreparati. Soprattutto dal punto di vista culturale.
Infatti, alla tesi della “cancrena” sostenuta dall’ideologia religiosa il movimento omosessuale, fin dalla sua nascita un secolo fa, ha sempre opposto la teoria (che secondo me è molto più che una banale teoria) secondo cui ogni essere umano (non solo gli eterosessuali, quindi) nasce col proprio orientamento, sia esso etero, bi od omosessuale. Le “varianti” fanno tutte parte “naturalmente” del funzionamento della sessualità umana.
Peccato però che l’ideologia “queer”, che nell’ultimo decennio s’è diffusa molto anche nel mondo glbt italiano, sostenga l’esatto opposto, ossia che gli orientamenti sessuali sono costruzioni sociali, creati e determinati arbitrariamente dalla società. Gli esseri umani sono tutti indifferentemente “sessuali”, dunque nessun orientamento è più “vero” di un altro. Ma se così stanno le cose, allora Putin ha daccapo ragione quando decide di non volere che i giovani russi si “costruiscano” secondo un orientamento che i suoi santi compagnucci di merende giudicano una “cancrena”. A che titolo noi possiamo affermare che sbaglia?
Sia chiaro che tutto questo mio discorso non nasce dall’antipatia verso la solidarietà internazionale. Di quella, ne abbiamo troppo poca, non troppa. Tuttavia, lo ripeto, la solidarietà si fa assieme alle persone con cui s’intende essere solidali, non contro di loro.
Ma a qualcuno importa farlo?
Su questo punto, signor giudice, “preferisco avvalermi della facoltà di non rispondere”…