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È difficile che uno scrittore eterosessuale riesca a cogliere l’emozione di una storia d’amore tra uomini. Margaret Mazzantini lo fa con delicatezza insolita raccontando nel suo nuovo romanzo, Splendore edito da Mondadori, una tormentata e meravigliosa storia d’amore gay. La abbiamo intervistata.
C’è qualche motivo in particolare che l’ha spinta a scegliere due uomini come protagonisti della sua storia?
Avevo in mente l’idea di scrivere una storia di due ragazzi, di estrazione sociale differente, lasciarmi coinvolgere dalle loro vicende e raccontarne tutte le loro difficoltà. Un amore, etero o omo che sia, è fatto di ostacoli. Un amore omosessuale lo è ancora di più. All’inizio pensavo a una storia estiva di due adolescenti, da qui lo splendore, l’estate della bellezza in cui sboccia questo sentimento virile, questo cercare l’altra metà di sé che, in due persone dello stesso sesso, è ancora più accentuato. Poi mi sono lasciata prendere. Quello dell’omosessualità è il tema del romanzo che è un inno all’omosessualità.
L’accettazione di sé è centrale nei due protagonisti. Perché?
Parlo di due ragazzi cresciuti negli anni ‘60. Ci sono tutti gli stereotipi che riguardano l’omosessualità, ma raccontati in maniera anomala e sorprendente. Le nostre vite e le storie d’amore sono fatte di stereotipi. Questo è un romanzo sulle difficoltà intime e sociali, sul rifiuto tremendo della diversità, su una Roma lacustre, su un sud d’Italia che diventa teatro di violenza, la violenza che non ti aspetteresti ma di cui è capace anche la borghesia illuminata.
Non solo, lei ha affrontato anche il tema, così attuale e dibattuto, dei nuovi tipi di famiglia. 
Guido e Costantino, i protagonisti della mia storia, hanno entrambi figli.
Rispetto alle adozioni, ai gay che hanno figli, al riconoscere i nuovi tipi di famiglia io sono assolutamente d’accordo. Non credo all’idea che la famiglia tradizionale vada bene e il resto no. Ritengo che una coppia omosessuale che vuole un figlio ne ha un grande desiderio e una forte necessità e che sia capacissima di dare amore e di tirare su degli esseri umani migliori. Due donne poi, insieme, devono essere fenomenali a organizzare una famiglia.
La coppia che lei racconta è purtroppo vittima di violenza. 
Il nostro è un Paese retrogrado, fermo. Non dimentichiamoci i retaggi culturali del cattolicesimo. Essere omosessuali nel sud o nel nord più o meno depresso, con la chiesa, i vicini che ti spiano, i ragazzini che a scuola ti prendono in giro, non fa differenza. La crisi economica ha esacerbato tutto questo. L’omofobia è rifiutare una parte di noi stessi. Ognuno ha delle pulsioni non esattamente nella linea. Guardiamoci bene dagli ipocriti che puntano il dito e giudicano.
Cosa pensa della legge sull’omofobia, attualmente in discussione?
Non ho seguito molto il dibattito, ma penso sia assolutamente necessaria.
La letteratura può aiutare a combattere l’omofobia?
Una storia d’amore in letteratura fa sempre bene, soprattutto perchè ti scalda il cuore, in un’epoca in cui grandi amori ce ne sono sempre meno, in cui le persone sono sempre più sole e abbandonate a sé stesse. Mi hanno scritto tante persone, anche donne di una certa età, con grande reticenza rispetto al tema.
Molti miei lettori erano scioccati per la scelta, poi alla fine, in questo senso la letteratura può fare molto, mi hanno detto che le avevo aiutate a capire molte cose, a superare i loro freni o pregiudizi o remore. Questo mi ha fatto rendere conto che c’è qualcosa di buono, al di là del piacere di una lettura.
Lei ha toccato certi argomenti senza scadere nel banale o nel luogo comune. Come ha fatto?
Penso che uno scrittore è qualcuno che debba farsi abitare. In questo ci vuole una grande umiltà, unita alla volontà di correre una forte dose di rischio. Sono uno scrittore altruista, non egoriferito, uno che scrive su se stesso, sempre guardandosi addosso per ribadire la sua tesi.
Cerco di restituire qualcosa del mondo, come un radar che ha trovato delle cose. Questo libro è un dono, un dono a tanti ragazzi che si amano che hanno il diritto di essere raccontati nella maniera più bella e più giusta. E qui c’è tutto, con rispetto e amore. Per me è stato facile entrarci dentro, anche perchè ho un grande affetto nei riguardi della questione. L’ho scritto con le braccia aperte, pensando a tutti quei meravigliosi ragazzi che si amano e che hanno il diritto di potersi amare liberamente e di poter condurre la loro vita, con tutte le difficoltà che comporta, ma senza la discriminazione che è veramente assurda.