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Giunto alla 29ª edizione, il TGLFF (Torino Gay & Lesbian Film Festival) si offre con un’immagine rinnovata, grazie a un restyling del nome e del logo, ma è come sempre quanto mai ricco: saranno infatti proiettati ben 129 film, provenienti da molte nazioni (per la cronaca gli Usa presentano 27 opere, poi seguono Francia, Spagna, Italia, Germania e Svizzera).
Come di consueto tre giurie internazionali, una per sezione, assegneranno i premi ai migliori film delle rispettive sezioni competitive: lungometraggi, corti e documentari. Ma poi, a latere, per ognuna di esse c’è l’ambito premio del pubblico (peraltro ogni anno sempre più numeroso), che non sempre coincide con quelli ufficiali.
Nella serata di apertura al cinema Massimo si vedrà Azul y no tan rosa, del venezuelano Miguel Ferrari, un film commovente e divertente nello stesso tempo: l’improvviso arrivo dell’adolescente Armando sconvolge la vita di coppia di suo padre Diego e del compagno Fabrizio. Quella di chiusura, sempre al Massimo, proporrà l’ultimo film dell’israeliano Eytan Fox: Cupcakes, su una band di Tel Aviv che va a Parigi al festival Universong.
Tra i 10 Lungometraggi in concorso spicca Hoje eu quero voltar sozinho (The Way He Looks) del brasiliano Daniel Ribeiro, vincitore del Teddy Award 2014 a Berlino. Il film, che uscirà presto nelle sale, è la versione estesa del corto omonimo che aveva vinto il ToGay 2011. La storia è quella di un quindicenne non vedente, Leo, che subisce atti di bullismo ed è soggetto agli atteggiamenti iperprotettivi della famiglia; l’arrivo di un nuovo compagno in classe, Gabriel, gli darà finalmente il modo di esprimere se stesso e provare sensazioni e desideri inediti. Yo soy la felicidad de este mundo è diretto da Julián Hernández, già vincitore a Torino (2006) e due volte a Berlino. Come tutti i film del regista messicano anche questo è poetico e attraente sul piano visivo, parlando di “amore gay, i cieli del desiderio, la natura come anelito, mischiando realtà oggettiva e processi creativi”.
Der Kreis (The Circle) dello svizzero Stefan Haupt è a metà tra fiction e documentario: racconta di Der Kreis, la prima rivista beefcake europea sorta negli anni Cinquanta a Zurigo, poi diventato un club dove nasce l’amore fra Ernst e la drag queen Robi Rapp.
Von Mädchen Und Pferden (Of Girls And Horses) della tedesca Monika Treut, la regista di My Father Is Coming, è imperniato sulla storia d’amore fra le sedicenni Alex e Nina in una fattoria dove si allevano cavalli. In La Partida, dello spagnolo Antonio Hens, due ragazzi cubani battono sul lungomare dell’Avana, uno per mantenere la moglie e la figlia, l’altro perché è innamorato dell’amico, in un fragile equilibrio che sarà rotto dall’arrivo di un ragazzo spagnolo. Test, diretto da Chris Mason Johnson (Usa), narra di un ballerino innamorato di un compagno di danza, sullo sfondo della San Francisco spaventata dall’avvento dell’Aids.
Tra i 19 cortometraggi in concorso si fa notare Un mundo para Raúl dello svizzero Mauro Mueller, su due tredicenni in una fattoria del Messico, uno dei quali è il figlio del padrone: tra i due si innesca una storia di seduzione e dominio estremamente erotica. Il coreano Chi Up Kim in Billy narra di un ragazzo che per pagarsi gli studi fa il go-go boy, un’esperienza che lo cambierà. Vetrarmorgun (Winter Morning) di Sakaris Stórá, su due ragazze, è il primo film a tematica gay delle Isole Faroe.
Otto i documentari in concorso. The Dog, degli statunitensi Allison Berg e Frank Keraudren, ricostruisce la storia (che poi ha dato spunto a Quel pomeriggio di un giorno da cani con Al Pacino) di John Wojtowicz che nel 1972 prese in ostaggio un’intera banca per procurarsi i soldi per far cambiare sesso al suo amante. Violette Leduc: la chasse à l’amour della francese Esther Hoffenberg ripercorre la storia della celebre scrittrice, simbolo per il movimento femminista e la comunità lesbica.
Gli 11 titoli della sezione del festival “Binari” presentano opere non in concorso. L’attesa più grande è senza dubbio per Eloi & Biel, dello spagnolo Alejandro Noel Hortas, che mette in luce senza pudori la forza della carnalità adolescente, alla ricerca di un’inedita estetica del porno: due ragazzi in gita vagano tra i boschi in montagna, cercando un rifugio finché, rischiarata dalla calda luce di un camino, scoppia finalmente la scintilla.
Numerose le sezioni collaterali, divise fra gli “Open Eyes” e i “Focus”. “L’altra animazione” mostra 12 corti d’animazione scelti da Massimo Fenati, il creatore dei pinguini Gus & Waldo. Tra i titoli, lo svedese Adelshingst (The Noble Stud), di Sofia Priftis e Linus Hartin, e il francese Candy Boy di Pascal-Alex Vincent.
Un altro “Open Eyes” è “Festival Rewind, Back to the Future”, con 4 film, tra cui Noordzee, Texas (North Sea Texas), il primo, delicato lungo del belga Bavo Defurne sull’amore del quindicenne Pim per il suo bel vicino di casa e Tom à la ferme del canadese Xavier Dolan, incentrato sul rapporto ispido, ma ricco di sottintesi erotici, che si viene a creare fra Tom, che va in un paese per il funerale del suo compagno, e l’aggressivo fratello di quest’ultimo.
La sezione “Leesong Hee-il, Notti e neve a Seul” presenta 4 titoli del regista coreano di No Regret, presentato a Torino nel 2006. Fra di essi, il recente Ya-gan-bi-haeng (Night Flight), che sarà al centro di una serata dedicata al tema del bullismo: un duro melò che racconta le vicende di tre studenti in un crescendo di tensioni e sopraffazioni, fino alla resa dei conti con le proprie identità.
I 14 film di “Famiglia 2.0” sono dedicati alle famiglie omogenitoriali. I titoli proposti approfondiscono i rapporti tra genitori e figli, mettendo in luce quanto i problemi, in fin dei conti, siano gli stessi delle famiglie etero: conflitto generazionale, tormenti dell’adolescenza, il dolore per il divorzio dei genitori, come raccontano 20 lies, 4 parents and a little egg dell’olandese Harno Smithsman e Rue des roses, del francese Patrick Favre, interpretato da Philippe Bas, il protagonista del televisivo Profiling.
“Pensare positivo!” è sull’Aids. The Battle of Amfar, dei premi Oscar statunitensi Rob Epstein e Jeffrey Friedman, ricorda come la ricerca per debellare la malattia si sia scontrata con gli interessi delle lobby farmaceutiche e con la miopia del governo Usa e quanto dobbiamo essere grati agli sforzi di star con Liz Taylor, che hanno acceso i riflettori sul problema. Ora per fortuna è invece una malattia sotto controllo, tanto che molti possono conviverci, come ricorda il doc del catalano Ventura Pons, Ignasi M., che evidenzia l’ottimistica visione del mondo di uno spagnolo sieropositivo.
“Dalla Russia con amore” è su uno stato di cui purtroppo si parla molto per le recenti leggi omofobe. Tra i 5 film c’è Sayat Nova (Il colore del melograno, 1968) di Sergej Parajanov – precursore della cinematografia gay negli anni del regime e per questo più volte arrestato – in cui racconta la vita di un trovatore vissuto nel Settecento in Armenia. In Campaign of Hate: Russia and Gay Propaganda Michael Lucas, noto produttore porno russo di nascita, intervista gay di ogni tipo, mostrando anche la repressioni tremende subite dalla comunità locale lgbt della Russia di Putin.
“Lez Drama!” è composto da 12 titoli, tutti al femminile. Extrasystole, della francese Alice Douard, è sull’infatuazione di Raphaëlle verso la sua professoressa Adèle. Les adieux à la reine, del francese Benoît Jacquot, è ambientato a Versailles nel fatidico 1789, con la regina Maria Antonietta, amata da Sidonie, che è a sua volta innamorata della bella Duchessa di Polignac.
“Chilometro zero” propone 13 titoli italiani. Fra di essi Luigi e Vincenzo, di Giuseppe Bucci, premiato al Florence Queer, e il doc I fantasmi di San Berillo, diretto da Edoardo Morabito, ambientato nel omonimo quartiere catanese, con un alto tasso di prostituzione.
Tra i 7 titoli della sezione “Cinemascape” brilla 60 anni di Rai TV, tra spettacolo e informazione di Enrico Salvatori, che ripropone molti episodi sfiziosi, dai travestimenti di Vianello, Tognazzi e Panelli, allo sdoganamento delle Sorelle Bandiera, che fece girare pagina alla nostra televisione. In questa sezione rientrano anche tre omaggi a personaggi cari al mondo gay che non ci sono più: Lou Reed (Berlin di Julian Schnabel, 2007), Philip Seymour Hoffman (Flawless di Joel Schumacher, 1999) e Derek Jarman, scomparso da 20 anni (Caravaggio, 1986, in versione restaurata).
“Forever Young” nei suoi 11 titoli, lunghi e corti, racconta l’universo giovanile. Tra di essi l’affascinante cinese Ye (The Night), di Zhou Hao, in cui il giovane Tuberose si vende ai passanti in un vicolo, finché non compaiono un’altra prostituta e un cliente misterioso, con i quali verrà fuori un menage à trois. Nel sudafricano iBhokhwe (The Goat), diretto da John Trengove, un ragazzo attende il rito della propria circoncisione. Last Summer, di Mark Thiedeman (Usa), è sul delicato rapporto fra due adolescenti in una cittadina rurale dell’Arkansas, nell’ultima estate passata assieme prima di imboccare percorsi diversi.
Proprio i giovani sono la costante di questo Festival, visto che sono protagonisti in più della metà dei film. Fra essi c’è anche un adolescente diverso, come nota Alessandro Golinelli: “Non solo inesperto, confuso o anche candidamente ingenuo, immagine prevalente sinora in tutto il cinema, lgbt e mainstream, ma anche malizioso, con sessualità e desideri definiti e naturalmente intensi, determinato e orgoglioso. Capace di prendere in mano la propria vita, il proprio futuro”.