Seleziona una pagina

Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Londra, Lisbona, Madrid, Parigi, Roma. Scorrendo questa breve lista di capitali europee e applicando un filtro rainbow scopriamo che l’intrusa è quella italiana. Nonostante dal 2008 via di San Giovanni in Laterano a Roma sia riconosciuta come gay street, di fatto non esiste un’area storicamente sviluppatasi come gay district.
Questa assenza non è necessariamente una caratteristica negativa. Lo è sicuramente dal punto di vista pratico, soprattutto per i turisti nazionali e internazionali: arrivati nella capitale italiana hanno difficoltà a inviduare i punti di riferimento della comunità lgbt romana, anche dopo attenta preparazione sul web. Allo stesso tempo, però, dal punto di vista culturale e sociale, offre una prospettiva insolita nel panorama internazionale.
La mancanza di un quartiere gay a Roma dipende da molti fattori, a partire sicuramente dal non utilizzo di politiche di zoning, cioè di pianificazione territoriale, con incentivi normativi a sviluppare le aree della città secondo precise caratteristiche. Non si sono sviluppati nemmeno insediamenti spontanei di persone lgbt all’interno di un quartiere cittadino specifico.
Nella capitale italiana, il pub Coming Out, all’ombra del Colosseo, è diventato negli anni un punto caldo per la comunità. Gli avventori, troppo numerosi, non trovando più spazio nel piccolo pub si sono riversati nel bar a fianco e sulla strada antistante, via di San Giovanni in Laterano. E così, a pochi anni dal fallimento di un’esperienza simile, a poche centinaia di metri, dove prima c’era il pub Side, rinasce a Roma la gay street. Il My Bar, nato come locale turistico, inizia a esporre la bandiera rainbow; gli appartamenti sopra il Coming Out diventano bed & breakfast (1st e 2nd Floor); più in là apre una gelateria; un po’ oltre anche un altro bar inizia a essere punto di incontro della comunità omolesbotrans romana.
Insomma, lungo i 300 metri di strada pedonalizzati, con gli anni, è avvenuta più che altro una contaminazione commerciale, ma non abitativa. L’acquisto di immobili e l’apertura di nuovi locali è praticamente impossibile per mancanza di spazi e per i costi altissimi: siamo a un centinaio di metri dall’anfiteatro più famoso del mondo.
Gli stessi ostacoli sono stati rilevati in altre zone della città con la conseguente impossibilità di far crescere un circuito commerciale.
Mentre nelle altre capitali europee gli insediamenti lgbt nascevano in quartieri in declino o comunque poco appetibili e in seguito beneficiavano di interventi di riqualificazione, a Roma questo processo è stato abbastanza disordinato.
Solo nel quartiere semi-periferico del Pigneto si può riconoscere uno sviluppo simile: l’area, inizialmente degradata, è nota già dalla fine degli anni ‘80 per la discreta popolazione lgbt che l’abitava, tanto da essere celebrata nel nome della drag queen più famosa di Roma, La Karl du Pigné.
La zona, nel quadrante sud-est della capitale, negli anni ’90 è diventata molto appetibile dal punto di vista immobiliare e nell’ultimo decennio ha avuto una vera esplosione della vita notturna.
A partire dalla caratterizzazione del vicino Circolo degli Artisti, storico locale di musica live con ampio spazio all’aperto, che a partire dal 2002 ospita serate lgbt; e in coincidenza con la crescita della vita notturna nel limitrofo San Lorenzo, da sempre quartiere popolato da studenti fuorisede e, quindi, molto aperto alle contaminazioni.
La gay street capitolina si attesta quindi come punto d’incontro, ma la vita notturna prosegue altrove: il leggenadrio party Muccassassina, giunto alla sua 24esima stagione, ogni venerdì al Qube; al GIam all’Alpheus, ogni sabato notte; sulla scena electro-house sono diventate un “must” le serate Glamda e Amigdala.
Per il pubblico più giovane che può fare tardi durante la settimana, il giovedì c’è il Gloss, nello storico Alibi. È florida anche la scena underground con serate in locali e spazi meno commerciali, a partire dai centri sociali, che ospitano eventi senza cadenza regolare, e quindi piú difficili da rintracciare per chi non vive a Roma, dedicate a un pubblico più queer. D’estate c’è l’immancabile Gay Village, alla 12esima edizione. Per chi ama tirare fino al giorno successivo inoltrato, ogni domenica mattina c’è lo storico after hour Frutta e Verdura. Ci sono locali del circuito cruising altrettanto storici: il bar Hangar, le saune Europa Multi Club, Mediterraneo e Apollion, e i sex club Skyline e Bunker (erede di Frequency e Gate). Per concludere il weekend in relax, ci sono gli aperitivi Alterego e Cocktail.
Negli anni nessuna guida gay è riuscita a descrivere pienamente la diversità del panorama romano, soprattutto le nuove serate e quelle del circuito alternativo, come i numerosi appuntamenti bear. A chi vive a Roma questa diversità offre la possibilità di scegliere la serata che meglio si addice ai propri gusti; al turista è richiesta invece una buona “capacità di orientamento” e un pizzico di fortuna! E per entrambi, sono d’obbligo social media e applicazioni dedicate a utenti lgbt per essere aggiornati sugli eventi speciali.