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Se amate il teatro e avete in programma una vacanza o un viaggio di lavoro nella Grande Mela, questo è davvero un periodo straordinario: nella sale di Broadway e nell’off troverete un numero inconsueto di spettacoli a tematica lgbt e di star che avete forse visto solo sul grande schermo. È sicuramente il più famoso e premiato drammaturgo gay americano: di Terrence McNally basta ricordare qualche titolo come La traviata di Lisbona, Il bacio della donna ragno (adattato in musical dal romanzo di Manuel Puig), Love! Valour! Compassion!, Master Class, tradotti e rappresentati anche sui nostri palcoscenici. È quello che rischia la vita per aver scritto Corpus Christi (dove tutti gli apostoli sono omosessuali e uno sfrontato Giuda seduce Gesù) dopo che un gruppo di fanatici cattolici ha emanato una fatwa contro di lui, braccandolo alle prime di New York e Londra. Fra i primi a occuparsi della tragedia dell’Aids alla fine degli anni ottanta con la miniserie tv Andre’s Mother, Terrence ritorna sul tema con il suo ultimo lavoro, Mothers And Sons, diretto da Sheryl Kaller al John Golden Theatre. Dopo anni di silenzio ostile Katharine (la strepitosa Tyne Daly, già nei panni della Callas in Master Class) decide di far visita a Cal, ex compagno del figlio, morto a causa del virus, che nel frattempo si è sposato e convive con Will e Bud, il loro bambino di 7 anni. All’inizio lei non riesce a dissimulare rancore e aggressività, quasi incolpando Cal di essere ancora vivo e sieronegativo, sebbene lui cerchi in ogni modo di convincerla dell’immutato amore per il defunto che, nonostante le sue infedeltà, ha accudito sino alla fine. Sarà il piccolo Bud a scioglierle il cuore e a farla sentire parte della famiglia.
Era da Safe Sex dell’87 che Harvey Fierstein (indimenticabile drag queen in Torch Song Trilogy sia in versione teatrale che cinematografica) non ritornava come autore alla prosa. Ha da poco debuttato al Samuel J. Friedman Theatre Casa Valentina, che prende il nome da una pensione nelle Catskills Mountains, circa 150 km da New York, dove negli anni sessanta si ritrova un gruppo di sedicenti eterosessuali di varie età con la segreta passione del travestimento per trascorrere innocenti fine settimana lontani da mogli, figli e nipotini. Una trasgressione però punita dalla repressiva legge di allora. Per farla abolire, il più politicamente impegnato di loro elabora una petizione che gli altri dovrebbero sottoscrivere, in cui prendono le distanze dagli omosessuali ai quali la polizia e i media li associano grossolanamente. Inevitabili spaccatura e dissidi quando alcuni si rifiutano, intuendo che solo unendosi tra minoranze si ha qualche chance di veder riconosciuti i propri diritti. Fra questi c’è un severo giudice: al suo ripetuto diniego l’attivista mette in piazza la sua relazione segreta con un giovanotto e lo fa ostracizzare dai compagni. Regia di Joe Mantello, cast di lusso che gioca di squadra e impianto scenico di grande effetto.
Biglietti quasi introvabili e critici entusiasti al Belasco Theatre per il musical Hedwig and the Angry Inch, protagonista un superbo Neil Patrick Harris nel ruolo del titolo, diretto da Michael Mayer. Creato nell’88 a opera di John Cameron Mitchell (anche regista e interprete dell’omonimo film del 2001) e Stephen Trask, racconta la storia di Hansel che nasce a Berlino nel 1961 e crescendo si scopre transgender. S’innamora, ricambiato, di Luther che lo vorrebbe sposare e portare negli Stati Uniti. Per farlo occorre diventare donna: la mamma gli passa il suo nome e il passaporto, poi però per Hansel/Hedwig c’è l’operazione che si rivela un mezzo disastro: le rimane infatti tra le gambe quell’indesiderato “pollice arrabbiato”. Poco dopo l’arrivo nella nuova patria, il marito l’abbandona per un uomo ma lei non demorde. Unendo la passione per filosofia e mitologia a quella per la musica rock, dopo tanta gavetta si fa strada come cantante con la sua band sino a quando il destino le fa incontrare il giovane Tommy…
Cosa può succedere a un giovane e attraente attore gay disoccupato che per mangiare accetta un’offerta di lavoro nella magione principesca di Barbra Streisand a Malibù? Lo scoprirete andando al Greenwich Village a vedere Buyer and Cellar (Compratore e cantina, che gioca sull’assonanza con “seller”, venditore), al Barrow Street Theatre, la pièce off Broadway di maggior successo con l’esilarante Christopher Hanke. Manca lo spazio per render conto di Uomini e topi da Steinbeck con il divo James Franco, Lo zoppo di Inishman di Martin McDonagh con Daniel Radcliffe/Harry Potter (tuttora amatissimo da schiere di ragazzine urlanti, nonostante le ripetute penetrazioni come Allen Ginsberg nel film Kill Your Darlings), Denzel Washington in A Raisin in the Sun e Michelle Williams in Cabaret. Per biglietti al 50% andate al chiosco in Times Square o su www.broadwaybox.com e buon divertimento!