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Tra i settantatré italiani eletti alle ultime elezioni europee sono trentuno i firmatari della piattaforma Come Out di Ilga Europe, ma solo uno è gay dichiarato: il torinese Daniele Viotti (nella foto) del PD che avrà la responsabilità di far dimenticare le esperienze quantomeno interlocutorie dei deputati lgbt del passato. Nel frattempo, alle consultazioni locali, tra i sette candidati “visibili” solo Giuseppe Polizzi e Carlotta Trevisan del M5S sono entrati nei consigli comunali rispettivamente di Pavia e di Rivoli (To), insieme al collega del PD Damiano Tradigo, promosso dalla maggioranza che guida il municipio di Verbania ad assessore al Commercio.
Forte di un ottimo piazzamento tra i candidati a più alto “fattore rainbow”, Viotti, 40 anni e alle spalle un’intensa militanza nell’associazionismo torinese, conferma quanto il voto dei gay abbia contribuito in modo sostanziale alla sua elezione, “sia quello della comunità, sia quello di chi simpatizza coi valori di uguaglianza e laicità”. Nonostante il PD non abbia mai preso una posizione netta sulla questione dei diritti, e che sugli scranni di Bruxelles gli siedano accanto fieri avversari delle istanze gay come il suo capo delegazione Patrizia Toia, il neo-deputato europeo impiegherà il mandato per affermare la sua posizione sul tema come l’unica possibile: “Sono membro della commissione sulle libertà civili e sto collaborando con Ulrike Lunacek per la ricostituzione dell’intergruppo lgbt al Parlamento europeo, che non ha poteri legislativi ma può fare interventi mirati sulle questioni dei diritti, dalla Russia a quella imbarazzante del nostro paese. È chiaro che da Bruxelles non possono discendere obblighi per l’Italia sul matrimonio egualitario, ma almeno un’azione di rinforzo culturale e politico. Ho votato da poco alcuni emendamenti che censuravano l’omofobia e sono passati a larga maggioranza, sebbene il parlamento sia guidato dai conservatori: gli altri paesi certe discriminazioni non le ammettono più, nemmeno a destra”.
Per spiegare gli scarsi risultati ottenuti dai suoi predecessori, Viotti considera la grande varietà di modi con i quali si può esprimere l’azione politica: meglio chiedere tutto e subito, o un po’ alla volta? “Più che altro osservo uno scollamento tra politica e paese. Ecco cosa ci chiede davvero l’Europa: per anni ci siamo preoccupati del pareggio di bilancio, ora è tempo di occuparsi del pareggio dei diritti”.
Anche il renziano Tradigo, 42 anni, ha sostenuto il progetto del PD fin dalla sua fondazione, militando nel contempo come segretario di Arcigay a Verbania. “Essere il quarto eletto più votato su 400 è di per sé una vittoria collettiva”, osserva Tradigo. “Oltre a molti compagni di partito, ho trovato il sostegno di tanti amici della nostra associazione”. Il suo ruolo in giunta non sarà specificamente dedicato alle questioni lgbt, però Tradigo assicura che cercherà “di contribuire in modo concreto a politiche inclusive, realizzando attività sociali e culturali di promozione della dignità della persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Lavorerò a stretto contatto con la collega alle Politiche sociali: vorremmo realizzare una campagna di prevenzione e contrasto al bullismo omofobico”.
Arrivato all’opposizione di una giunta guidata dal PD, il trentaduenne Polizzi rileva come sulle istanze rainbow: “Nei partiti c’è molta ignoranza: sarebbe un risultato importante se le altre forze politiche si rendessero conto che i diritti lgbt sono diritti umani e non riguardano soltanto gay, lesbiche e trans”. Il programma di Polizzi è ambizioso: “Fin dal primo giorno sono impegnato a discutere il registro anagrafico delle coppie di fatto; azioni di formazione nelle scuole contro l’omotransfobia e l’omobullismo; semplificazione burocratica per le persone trans; e poi misure concrete per promuovere il turismo inclusivo”. Polizzi ritiene inoltre la sua partecipazione tra le fila del M5S come naturale evoluzione dell’esperienza da presidente dell’Arcigay di Pavia: “Non mi stanco di ricordare che il M5S è la sola forza in Parlamento ad aver presentato una legge sul matrimonio egualitario e spesso i candidati gay vengono utilizzati dai partiti come foglia di fico per nascondere l’incapacità di affrontare i temi lgbt: candidature di questo tipo producono soltanto danni, come ad esempio la mostruosità del ddl Scalfarotto”.
La più giovane dei quattro eletti è anche l’unica a non venire dal movimento gay: ventottenne e madre di una bambina di sei anni, bisessuale, Carlotta Trevisan lavorerà in una città, Rivoli, che già dal 2010 ha un registro delle unioni civili, “che però non viene abbastanza pubblicizzato. Vorremmo poi deliberare per il riconoscimento dei matrimoni egualitari celebrati all’estero, sulla scia di Napoli e Bologna. Faremo campagne di sensibilizzazione contro l’omofobia, patrocinando progetti di informazione ed educazione sentimentale nelle scuole”.