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Barcellona è nel palmarès delle destinazioni preferite dal turismo gay. E ne ha tutti i titoli. Non solo assicura divertimento tra spiagge, locali e una calorosa accoglienza, ma la visita è anche l’occasione per approfondire la storia di una città ricca di tradizione e grandi bellezze.
Tra arte, cultura e notti in bianco programmare una visita di pochi giorni, o un soggiorno più lungo è assolutamente consigliato. E alla portata di tutte le tasche.
Abbiamo visitato la città nel fermento delle celebrazioni del pride, immersi in decine di eventi, in una città che ha l’arcobaleno come sfondo e che ne è fiera. Qualche passo in centro, in una churrascaria giusto per una birretta e due montaditos, stuzzicanti panini farciti da sublime prosciutto spagnolo, è sufficiente per apprezzare l’erba del vicino. Che è davvero più buona.
Al di là dei giovani (o meno) cloni di Antonio Banderas che si incontrano a ogni angolo, in una città di mare dove la “prova costume” è sostanzialmente obbligatoria per tutti, sorprende la convivenza rilassata con la comunità gay, che è ovunque. Si respira accoglienza, frutto anche di un lavoro corale dalla comunità gay.
L’organizzazione professionale del pride, una festa di e per tutta la città, ne da testimonianza. È ACEGAL, un’associazione di associazioni, che si occupa a tempo pieno dell’evento: una celebrazione di orgoglio e una manifestazione squisitamente politica in un paese che ha già il matrimonio ma che, anche complice la crisi, ha visto il diffondersi di dichiarazioni di arretramento sui diritti e che rimanda da anni una legge contro l’omofobia.
A far da cornice al grande evento Plaça d’Espanya, uno tra i luoghi più scenografici della città con la celebre fontana magica, ospita un villaggio di bancarelle informative, cibo di strada e un palco di tutto rispetto. È qui che il machismo che ti aspetti da un paese cugino si trasforma in imprevedibili sfide tra drag queen, tra musica, performance e canti. Il pubblico è poi coinvolto in una corsa sui tacchi a spillo su di un circuito del tutto simile a quello del Palio di Siena e con il medesimo pericolo di cadute rovinose in curva. Vince quest’anno un muscoloso ragazzotto brasiliano con le scarpe saldate ai polpacci vistosi da una quantità impressionante di nastro adesivo. Lo schiuma party organizzato in piazza ci immerge poi in un’orgia di musica, corpi e colori. E si fa l’alba.
L’appuntamento con il corteo del pride, il giorno dopo, è solo l’anteprima dell’enorme parata che attraverserà la città con al seguito migliaia di persone. I carri sono decine e raccontano una realtà imprenditoriale lontana anni luce da quella italiana, tante sono le iniziative che si rivolgono specificatamente agli omosessuali.
Ci sono agenzie di viaggio locali, cruising, discoteche, bar, hotel… insomma c’è un paese che non è l’Italia imbarazzata che conosciamo.
Tralasciando poi le notti, le dark room e i letti sfatti di Barcellona che si possono conquistare con estrema facilità, c’è tempo per farsi inghiottire da Barcellona città d’arte. È d’obbligo una passeggiata su e giù per l’affollata Rambla, il viale principale, con il Mercato della Boquería, le celebri bancarelle coperte per poi perdersi tra le viuzze del quartiere gotico e, con un po’ di cammino raggiungere l’incompiuta Sagrada Família la basilica eclettica immaginata da Antoni Gaudí.
Il quartiere gay, il Gaixample, offre ulteriori sollecitazioni con negozietti, tra i quali spiccano il monomarca ES che offre biancheria d’intimo pensata per stupire il proprio (o i propri) partner. Non riusciamo a contare i bar, le discoteche e i ristoranti. Ne proviamo numerosi, birra dopo birra. Sono tutti affollati all’inverosimile di occasioni e possibilità, dentro e fuori, di giorno e di notte.
Ci informano che una esuberante socialità attraversa senza i patemi d’animo moralistici di noi italiani, i cruising gay come il Boyberry, La Base, il Nightberry, solo per citarne alcuni. Insomma da queste parti ci si può tranquillamente sbarazzare di Grindr. E dove dormire?
Per un’esperienza a quattro stelle l’Hotel H10 ART o l’Axel Hotel, che si rivolge specificatamente a un pubblico gay, che oltre a una terrazza con piscina con vista sulla città, offre camere da letto con doccia a vista. L’offerta di alloggi, a meno di non trovare un amante, è comunque abbordabile. Tra i ristoranti segnaliamo l’Elche, che offre, in un ambiente sofisticato, la vera paella di pesce catalana. Per una cena romantica è consigliato il ristorante Abrassame, cozze, polpettine al prosciutto, pesce o carne e grandi vini spagnoli insieme a una vista mozzafiato su una città che non può che conquistare. Alla fine del soggiorno la spiaggia gay l’abbiamo solo intravista da lontano. Barcellona torneremo presto.