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C’è molto bisogno di un saggio sulla genitorialità gay come quello di Sara Kay, giovane studentessa e attivista milanese al suo esordio editoriale con Genitori G.A.Y. – Good As You (15€, Tempesta Editore).
Il libro dopo aver riportato puntuali dati statistici, si articola in tre parti.
La prima è dedicata al parere di psicologi ed esperti ed è il perfetto pendant della terza che invece riporta le analisi degli avvocati sul tema, ma è sicuramente la seconda a costituire la testimonianza più preziosa.
Sara Kay ha, infatti, raccolto le storie di nove coppie omosessuali con figli. Abbiamo intervistato Sara.
Cosa hai voluto aggiungere sull’omogenitorialità con questo tuo contributo?
Ho deciso di scrivere questo libro: per smuovere le coscienze. Ho cercato di farlo nella maniera più neutra possibile, riportando studi, numeri ed esperienze di vita vissuta in modo semplice.
Percentuali e statistiche fanno la loro parte, ma penso sia più utile leggere le storie di chi ha vissuto direttamente l’esperienza dell’omogenitorialità, per rendersi conto che non è diversa dalle genitorialità.
Eccetto che per le tutele giuridiche.
E ne hanno bisogno. Non dovrebbero esistere cittadini di serie B, e invece lo siamo.
E poi, sono stufa di sentire dire che “in Italia abbiamo altre priorità”. Di sicuro i problemi sono tanti, non ne discuto, ma secondo questo ragionamento non potremmo respirare e camminare nello stesso momento. È ridicolo.
Anche il mondo lgbt ha delle priorità, che vanno di pari passo con altre, come ad esempio trovare un lavoro.
Persino all’interno della comunità lgbt qualcuno sostiene che “l’Italia non è pronta”. Condividi la rassegnazione?
Posso accettare l’affermazione “non sono pronto” soltanto da un pollo a metà cottura. Da tutti gli altri no.
Pensi anche tu, come molti degli avvocati e giuristi che intervisti nel libro, che la Chiesa abbia ancora una grande presa sul sentimento comune?
La Chiesa ha ancora molta presa sul sentire comune e penso che staremmo meglio con uno Stato davvero laico…
A proposito di politica, Renzi ha promesso che il Parlamento discuterà di unioni civili.
In tutti questi anni di parole ne abbiamo sentite a fiumi da politici di ogni fazione.
Finché non vedrò i fatti non crederò a nessuno. Vedremo cosa riuscirà a fare Renzi.
La sezione del tuo lavoro Le esperienze dei genitori mi ha ricordato i libri di Piergiorgio Paterlini l’autore di Ragazzi che amano ragazzi. Quanto pensi sia importante essere visibili e vivere anche pubblicamente il proprio orientamento?
Grazie per il complimento. Penso sia molto importante vivere apertamente il proprio orientamento, e lo dico avendo fatto una grande fatica per arrivare al punto in cui sono oggi.
Cerco di essere sempre trasparente: non ostento, ma non mi nascondo. E se posso dare una mano ai tanti ragazzi che mi scrivono su Facebook sono solo felice.
E che non mi si venga a dire che la sessualità “è un fatto privato”, perché non è così. Provate a chiedere a qualche vostro amico eterosessuale di parlare della compagna usando il maschile ogni volta, oppure di omettere che ha una relazione. Diventa un vero e proprio lavoro.
Il tuo saggio, pur avendo un respiro più ampio, è nato innanzitutto dall’esigenza di raccontare l’omogenitoralità alla tua compagna, “per amore di un figlio che verrà”. Che madri sarete?
Una cosa che ho sicuramente capito, dopo questo lavoro di ricerca, è che essere genitore è il mestiere più difficile del mondo e te ne accorgi solo quando ci sei dentro, infatti un’amica poco tempo fa mi ha detto: “Ero un mamma perfetta prima di diventare mamma”.
Farò di tutto per essere una madre presente e attenta, senza però diventare apprensiva. E su quest’ultimo punto penso che Raffaella mi aiuterà.
Lei sarà sicuramente una compagna di giochi ideale, si sporcherà con i colori e li porterà a fare pesca subacquea, ma senza perdere la dolce fermezza che la contraddistingue: abbiamo valori molto simili e l’educazione per noi è fondamentale.
Sarà perché la amo, ma con lei mi sento forte e sicura e sono certa che affronteremo, seppur con tutte le difficoltà del caso, anche l’avventura di diventare mamme insieme.