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La macchina del fango puntualmente si è messa in moto. È bastato annunciare che nel cartellone della rassegna teatrale lgbt Illecite Visioni, promossa dal teatro Filodrammatici di Milano, comparissero uno spettacolo dedicato ai bambini dai 5 agli 11 anni e uno agli adolescenti delle scuole superiori che Il Giornale di venerdì 7 novembre accusasse gli organizzatori di voler sovvertire i valori su cui si basa la famiglia tradizionale e di mostrare ai piccoli spettatori scene che avrebbero potuto minare il futuro sviluppo verso l’orientamento eterosessuale. E come documentare l’articolo dal titolo roboante? Non con un’immagine della pièce ma con la foto di due ragazzi che si baciano davanti a Palazzo Marino. Tutto questo naturalmente senza spendere una parola sull’imputato e cioè Piccolo Uovo. Ispirato all’omonimo testo di Francesca Pardi, scritto e diretto da Francesca Mainetti, interpretato da Valeria Battaini, è la storia di una bambina in crisi con la famiglia che si rinchiude nella sua cameretta in compagnia di un amico immaginario. Il loro gioco fantastica sulle peripezie di un uovo che non si decide a schiudersi perché non sa da quali genitori sarà poi accolto: inizia quindi un viaggio alla scoperta di famiglie tutte diverse tra loro, a partire da quelle di alcune specie animali come i pinguini e, passando poi agli umani, da quelle monogenitoriali a quelle composte da due mamme o due papà.
Avvalendosi della tecnica delle ombre cinesi e di una semplice scenografia a base di cartoni dipinti a colori vivaci, l’attrice cattura l’attenzione della platea con la sensibilità con cui tratta l’argomento. Sin dal suo debutto il lavoro ha registrato sia il consenso unanime dei genitori e degli insegnanti presenti che le reazioni isteriche di una sparuta frangia di cattolici oltranzisti.
Replicato in marzo allo Spazio Idra di Brescia nell’ambito di Wonderland Festival senza alcuno strascico polemico, a Milano a scatenare la bagarre ci ha pensato invece la Regione Lombardia nella persona dell’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini che, negando di aver firmato in agosto una delibera, peraltro pubblica, per lo stanziamento di un sostegno finanziario (come richiesto nel progetto presentato in giugno dal teatro con una documentazione assai dettagliata), interrogata in proposito prima dal Giornale e poi da Repubblica, dichiarava: “La famiglia è una sola, quella naturale composta da una mamma e un papà. Non posso che prendere le distanze da iniziative e spettacoli che, sotto mentite spoglie, fanno passare un certo tipo di mentalità nelle menti dei più piccoli e li strumentalizzano”. Quale risposta migliore dei commenti di padri, madri e nonne che accompagnavano i bambini a vedere Piccolo Uovo, contenuti nelle numerose mail citate sul sito del Filodrammatici? Scrive il papà Cesare: “Vorrei complimentarmi con il teatro per lo spettacolo a cui ho assistito con mio figlio. Non solo ottimamente realizzato e recitato, ma soprattutto importante, coraggioso, necessario e al contempo semplice, delicato e istruttivo. Andrebbe portato nelle scuole o le scuole a teatro: il tema è un passo fondamentale nell’educazione di bambini e adulti”. E la mamma Ornella: “Molto piacevole, divertente ma soprattutto delicato nel presentare famiglie diverse ma tutte unite dallo stesso grande amore. Le bambine l’hanno molto gradito”. È superfluo aggiungere che né l’Assessore né alcun esponente della giunta è andato a vederlo ma, registrate queste reazioni e l’appoggio di tanta stampa, web e tv, hanno ritenuto opportuno innestare una diplomatica marcia indietro, tanto che il secondo appuntamento, Comuni Marziani, destinato agli studenti delle superiori, si è svolto senza problemi. Firmato dal collettivo di teatro-danza Tecnologia Filosofica, mette l’accento sui conflitti che molti adolescenti si trovano a vivere nella fase di riconoscimento di se stessi. L’avvertire pulsioni verso compagni/e dello stesso sesso li fa sentire soli, diversi da tutti, appunto come i marziani del titolo. Lo spettacolo si propone di favorire il percorso di accettazione, di confronto e di apertura al mondo, rendendoli consapevoli che i propri sentimenti hanno le stesse dinamiche di quelli vissuti dai coetanei eterosessuali. Che il palcoscenico stia diventando un veicolo di sensibilizzazione rivolto ai più giovani lo dimostrano le rassegne che stanno nascendo, ultima Teatro Arcobaleno, costola del festival Gender Bender di Bologna: progetto dedicato a infanzia e famiglia in partnership con note realtà teatrali della città. Da ottobre a dicembre 5 spettacoli seguiti da altrettanti approfondimenti. L’1/12 un’originale Cenerentola della compagnia Factory Transadriatica e l’incontro su “Generi, ruoli e famiglie in trasformazione”; il 14 e 15/12 La pecora nera di Teatrodistinto e focus su “Normalità è/e diversità”.
www.teatroarcobaleno.webs.com