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Orsi gay e cibo, quale altro binomio è altrettanto perfetto? È al pari di Romeo e Giulietta, di cacio e maccheroni, di Raffaella Carrà e Tuca Tuca. In fondo, per diventare di robusta e sana costituzione oltre a una certa dose di predisposizione fisica favorita dal dna personale, è nutrirsi sostenuti da un solido appetito che rappresenta la strada maestra per raggiungere e mantenere quel livello di desiderabilità erotica che permette di appartenere di diritto, persino più del mero pelo, alla sottocomunità bear. E se i gay in generale cucinano molto bene, spesso meglio delle loro stesse madri, un orso abile ai fornelli può rappresentare la supremazia assoluta del maschio in cucina.
L’uscita del libro fotografico Cooking with the bears, cucinare con gli orsi, di Angelo Sindaco per le edizioni Drago www.dragolab.com, un’opera unica nel suo genere ma storicamente non la prima che abbini omosessuali e cucina, ne è la riprova. Il sottotitolo in inglese come tutti i testi, intelligente operazione di marketing che strizza l’occhio a un pubblico internazionale, recita “healthy recipes by hairy men” ovvero ricette salutari di uomini irsuti.
Il volume di quasi 200 pagine si apre con un’introduzione di Mike Enders, fondatore del sito AccidentalBear.com, cui seguono 32 preparazioni culinarie inventate o reinterpretate e immortalate nelle cucine casalinghe dei vari cuochi, più o meno (s)vestiti per l’occasione. L’acquolina in bocca, insomma, non verrà solo davanti ai “Tagliolini Peppini” o all’“Alternative Caponata” ma anche solo sfogliando avanti e indietro le pagine per far finta di cercare il piatto giusto da servire a cena agli amici, al fidanzato o all’amante di turno
Con un viaggio a ritroso nel tempo recuperiamo tra gli antenati di questa operazione The Gay Cookbook di Chef Lou Rand Hogan del 1965. Il ricettario è super camp sin dal disegno in copertina in cui un gentil cuoco, in posa come una modella di Vogue, depone una bistecca su un barbecue decorato come il suo grembiule.
Bear Cookin’: The Original Guide to Bear Comfort Foods di P.J. Gray and Stanley Hunter del 2003, a cui è seguita la pubblicazione di More Bear Cookin’: Bigger and Better del solo P.J. Gray nel 2005 non presentano solo ricette ma anche “omaggi” ai loro cibi preferiti e suggerimenti per la colazione, il pranzo, la cena e tutto il resto.
Eddie Weingart, invece, è un orso gay vegano e cattolico che nel suo originale e mirabolante blog theveganbearblog.wordpress.com alterna post con preghiere a San Francesco d’Assisi, ricette rigorosamente senza prodotti di origine animale e riflessioni personali su attivismo lgbt e altri temi legati ai diritti civili.
Tornando in Italia, vi ricordate del programma I fantastici 5 in cui cinque gay, ognuno esperto in un campo specifico, si occupavano di trasformare la noiosa e scialba vita di un maschio eterosessuale insegnandogli a stare finalmente al mondo? Era la versione sottotono del reality televisivo americano di enorme successo Queer Eye for the Straight Guy. In particolare Alfonso Montefusco si occupava di cucina, scelta vini, organizzazione frigo e decorazione della tavola. Nel 2005, sull’onda della novità di avere dei gay dichiarati sul piccolo schermo in prima serata, pubblicò Il fantastico cuoco, un libro di ricette semplici da realizzare ed economiche per preparare una cena di classe spendendo poco. Piatti tradizionali e creativi pensati per donne, uomini, gay e bambini.
Nel 2012 Alessandro Fullin mandava alle stampe Pomodori sull’orlo di una crisi di nervi.La vera cucina gay italiana con le ricette di Stefano Chiara. I gay cucinano e mangiano diversamente dagli eterosessuali? È questa la domanda paradosso dal quale prende le mosse l’opera. La risposta naturalmente è no.
Trovarsi a tavola però è uno dei grandi piaceri della vita e l’ironia è come il pizzico di sale che non guasta mai. La lettura è quindi imperdibile anche solo per la terminologia della cucina gay per cui “bastardella” ha due significati come pentola per sbattere gli albumi e amica poco fidata, mentre “sobbollire” rappresenta l’acqua a un passo dal bollore e sopportare l’ex di lui a un ricevimento.
Si sa che l’amore va preso per la gola e il sommo Pellegrino Artusi ebbe a dire: “La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria”. Come dargli torto?
A questo punto del menù posso confessare un personale sogno erotico. Vorrei vivamente che Antonino Cannavacciuolo il cattivissimo, barbutissimo, “chubby-ssimo” protagonista dell’edizione italiana del reality televisivo Cucine da incubo m’invitasse a casa sua per una sessione privata di bondage, dove per legarmi userà le salsicce al posto delle corde, e tutto quello che accadrà tra di noi dopo ve lo lascio gustosamente immaginare…