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Psicosintesi della forma insetto (Meridiano Zero, 12 euro) è il romanzo di “deformazione” che Amélie Nothomb non riesce più a scrivere da una quindicina d’anni. Ariase Barretta sceglie due città italiane a lui molto care, Napoli, dov’è nato, e Bologna che l’ha adottato, per mettere in scena un racconto sull’ossessione, sulla nascita di un amore d’altri tempi ai tempi delle app, sulla piega kafkiana/entomologica (il titolo parla chiaro) che può prendere l’esistenza.
Bologna è la città di Lorenzo, scrittore trentenne in crisi di un terzo d’età. La vita nel bigio Nord Italia procede sempre uguale a se stessa: la piccola casa editrice dove lavora come editor pubblica solo robaccia con titoli studiati ad hoc per attirare ragazzine in fregola e adulti perbenisti, c’è un’amica del cuore che più che un’amica è solo una coinquilina, c’è anche una malattia misteriosa che neppure in ospedale sono in grado di spiegare. Tra una visita medica e l’ennesima delusione lavorativa, Lorenzo si trova improvvisamente a vivere il peggior incubo per uno scrittore: il suo romanzo Grumo di sangue non può più essere pubblicato perché è già stato pubblicato altrove, da un’altra persona, da una casa editrice più grande e in grado di piazzarlo nelle classifiche che contano. L’altra persona si chiama Antonio, e vive in una Napoli tanto pittoresca quanto ferma a cent’anni fa, tra nobiltà decaduta e bigottismo cattolico omertoso. Lorenzo naturalmente si reca a Sud per chiedere conto del furto: più che trovare una spiegazione, Lorenzo trova se stesso immerso dal timido Antonio in un quadro familiare troppo tranquillo per non essere anche morboso.

Molte sono le citazioni cinematografiche contenute nel testo, anche se non è apertamente menzionato il film cui Psicosintesi più si avvicina: il romanzo è infatti una sorta di Eva contro Eva in cui il sottotesto gay viene prontamente a galla, anche se più che di sostituzione e scambio di persona qui si tratta di vera e propria fusione.

Dal punto di vista strutturale, è ingegnoso il modo in cui Barretta ha scelto di impostare la narrazione e di svelare l’arcano. Il libro si articola in quattro parti profondamente diverse quanto allo stile: si parte da un’Embriogenesi che è una scena continua, interamente composta da discorsi diretti e chiassosi senza soluzione di continuità, per terminare con un Esoscheletro che rivela l’ossatura della trama e dei due personaggi principali, con un monologo interiore silenzioso e lancinante di Antonio.