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Un utente etero, da un forum online: «Altri rimedi che ho sentito sperimentare: olio Sasso, yogurt Müller, sugna o lardo, espettorare sul membro, Vix Vaporub, marmellata, crema Nivea, 50% balsamo di Tigre e 50% acqua di Lourdes, burrocacao, penetrare dopo un clistere».

In principio fu la saliva: nel XVIII secolo Dolmancé, maestro del sesso per la giovane Eugénie ne La filosofia nel boudoir del Marchese de Sade racconta che “il vizioso […] con la saliva o con della pomata si umetta il suo arnese e lo accosta delicatamente al buco da trafiggere”. Nei paesi mediterranei anche l’olio di oliva ha avuto i suoi estimatori, evocati da Luigi Settembrini nella sua opera del 1859 rimasta a lungo inedita I Neoplatonici, dove scrive: “E preso un vasello di purissimo olio biondo come ambra, soggiunse: ungiamo con quest’olio la chiave e la toppa, […] e così Doro senza molta fatica sua e senza molta noia di Callicle entrò vittorioso”.
Alcune innovazioni dell’era moderna sono state piuttosto delle scoperte casuali, come quella che ha permesso nel 1859 al chimico britan­nico Robert Chesebrough di trasformare un sottoprodotto dell’estrazione petrolifera nella mitologica Vaselina, compagna fedele quanto discreta di svariate generazioni di maschi ona­nisti e sodomiti (che la acquistavano con la scusa della pelle secca).

I primi anni del Novecento sono alleviati dall’ideazione dei lubrificanti a base d’acqua, che dall’iniziale utilizzo chirurgico diventano presto indispensabili coadiuvanti non aggressivi del lattice dei pre­servativi, come lo statunitense K-Y Jelly, brevettato nel 1906 e in vendita esclusivamente con ricetta medica fino al 1980. Un anno più tardi, nel 1907, le mas­saie americane rivoluzionano la morbidezza delle proprie torte di mele grazie all’invenzione di un grasso vegetale idrogenato solido, il Crisco; ci vorranno alcuni decenni per capire quanto ingolfasse mortal­mente le arterie dei golosi e quanto fosse più saggio che i gay statunitensi lo usassero con soddisfazione per oliare i loro fist-fucking. Nel 1980 arrivano anche le prime applicazioni in ambito sessuale dei derivati del silicone, giusto in tempo per affiancare i lubrificanti acquosi e proteggere così l’integrità dei profilattici, unica barriera accertata contro il dilagare dell’epide­mia di Aids tra gli omosessuali prima, e il resto del mondo poi.

L’offerta dei giorni nostri si è molto ampliata rispetto alla storia più recente ricordata dal nostro Pigi Mazzoli nella sua periodica rubrica di Pride sul sesso sicuro. “Ai tempi dei lubrificanti ad acqua le differenze principali erano nell’odore e nel sapore”, commenta Mazzoli. “Ad esempio, Hot Rubber era alla vaniglia, ma lo cambiarono perché c’era gente che perdeva l’eccitazione nel sentire un profumo così dolce.

Variavano anche nella consi­stenza: la maggior parte dei pro­dotti era in forma di gel ma alcuni arrivavano a sembrare grasso da officina, come il Lubrifist. C’erano anche i lubrificanti con spermicida, ancora più cari e troppo liquidi, alcune farmacie tenevano solo quelli. Tutti avevano in comune l’esosità del prezzo, motivo per il quale i più intraprendenti andavano al consorzio agrario a comprare il lubrificante in polvere per la fecondazione artificiale delle vacche. Poi a casa, una volta a settimana, mescolavano con l’acqua un po’ di polvere e si facevano un litro di lubrificante della densità desiderata. Si met­teva nei barattoli di plastica con beccuccio tipo ketchup e si usava a piacimento. Alcuni ne facevano addirittura un secchio da mettere al centro dell’orgia: bei tempi! Non avendo conservanti, però, dopo una settimana andava a male ed era meglio buttarlo”. E per chi era in coppia monogama, era allergico, non aveva soldi o praticava il fist? “Si potevano usare olio, burro e margarina, insieme ai preservativi poliuretanici resistenti ai grassi come l’Avanti della Durex”.

Dei nuovi lubrificanti siliconici, Pigi pensa che “sono esattamente i lubrificanti che hanno sempre messo, in poche gocce, nei preserva­tivi al momento della sigillatura, con l’effetto positivo di renderli più trasparenti ma anche l’effetto negativo di spargerli all’interno, facili­tando lo sfilamento durante il rapporto. Il mio preferito di oggi è il lubrificante siliconico Durex con spruzzatore: sembra caro, in realtà ne usi pochissimo e dura a lungo; anche se l’aria è secca non si asciuga come quelli a base d’acqua, che diventano addirittura appiccicosi e che devi riapplicare freddi sul culo caldo con shock dello sventurato. Il siliconico è meno scivoloso e fa sentire lo sforzo della penetrazione come quando si usa il burro”.

E oggi, quali sono i lubrificanti più amati dai gay italiani? Facendo un rapido sondaggio tra una dozzina di amici e conoscenti di estrazione, età e residenza diversi, la prefe­renza accordata a Durex emerge in maniera evidente. Ce lo conferma il farmacista fer­rarese Mario Chiacchiaro, che aggiunge un quadro delle diverse tipologie di acquirenti: “Per la maggior parte dei casi non hanno la benché minima cognizione a riguardo. Ancora molti usano la Vaselina; i più spen­daccioni usano lubrificanti anestetici. Tutti gli altri prendono a caso tra quelli esposti, solitamente i Durex perché sono quelli più conosciuti e diffusi con una grande varietà: a mio parere restano i migliori, ed è l’unica azienda in Italia che si occupa seriamente del prodotto”. Chi è più consapevole o sceglie le pratiche estreme si accosta più volentieri ad altre marche come Pasante (amata per il prezzo assai conve­niente), AQUAglide (perché non contiene additivi e conservanti), Push oppure, per il fist, J-Lube e Crisco. Per i più feticisti esistono persino quelli a “imitazione sperma”. Tutti questi prodotti sono comunque ordinabili online o rintracciabili nei sexy shop del Belpaese. Il gel anestetico tipo Luan viene invece sconsigliato da Riccardo Di Rosso, spe­cializzando in anestesia e terapia intensiva: “Se non vuoi dolore devi dirlo al tuo compagno e cambiare gioco. Insomma: se fa male non lo stai facendo bene. Fare sesso anale con l’anestetico è come fare boxe ricoperti di gommapiuma”.
Indossando per un attimo i panni dei giornalisti di servizio, con la consulenza del farmacista Chiacchiaro abbiamo poi voluto confrontare due aziende produttrici di gel a base d’acqua in ordine ai loro ingredienti, prezzo e tipo di comunicazione.

Non poteva mancare il plurici­tato e onnipresente gigante Durex (della multinazionale inglese Reckitt Benckiser), che affianchiamo alla tedesca Joy Division e ai suoi lubrificanti senza additivi come AQUAglide, un po’ più costosi degli altri.

Valutando i componenti di Durex Play Massage 2 In 1 Sensual Lubricant e di AQUAglide 2 in 1 Gleit— und Massagemittel, Chiacchiaro sentenzia che “il Durex è forse un po’ più «scivo­loso», per il resto sono entrambi buoni e svolgono la loro funzione. Sul piano allergologico e della sicurezza, direi che essendo un gel di derivati della cellulosa, AQUAglide dovrebbe avere anche dei conservanti contro funghi e muffe, che non ha: non so se possa essere sicuro dopo mesi dalla prima apertura. Per quanto riguarda il Durex, ha una formulazione più completa: punta su diversi componenti per avere l’effetto lubrificante e anche emolliente, oltre ad essere commestibile. Anche se è molto raro, potrebbero causare qual­che problema etilesilglicerina e ienzoato di sodio dando un lieve rossore solo in soggetti particolarmente sensibili. Fatte queste valutazioni, posso dire che sono entrambi validi e sicuri; la differenza che può influenzare nell’acquisto è solo il prezzo, oltre ovviamente al gusto personale”.
Riccardo Frontini dell’ufficio stampa Durex non vuole rivelare i dati di vendita in Italia dei loro gel e nemmeno del perché costino di più da noi rispetto agli altri paesi europei (Durex Play Crazy Fragola da 50ml in Italia lo paghiamo 9,90 euro, contro gli euro 8,55 della Francia, i 9,35 euro della Spagna, i 5,49 euro della Germania e i 6,39 euro del Regno Unito): “Le strategie commerciali sono interne all’azienda e per policy non possono essere comunicate all’esterno”.

Glissa anche sulla scarsa attenzione della comunicazione Durex, così come della maggioranza dei suoi concorrenti, nei confronti dell’utenza omo­sessuale, evidentemente data per scontata. Non a caso sul loro sito italiano predominano le sezioni informative dedicate alle coppie etero ed è concessa una sola pagina ai gay. Durex ribatte che, “essendo leader di mercato, comunichiamo a tutte le coppie senza alcuna discriminazione; spesso il piano editoriale di Facebook prevede al suo interno dei post rivolti alla comunità lgbt”.

Un po’ più disponibile si è mo-strata Angela Mohlfeld di Joy Division: “I nostri prodotti sono distribuiti in Italia in gran parte nei sexy shop e online. Alcuni di questi, sia a base d’acqua che a base siliconica e perfetti per il sesso anale, sono dedicati espressamente alla clientela gay”. Mohlfeld giustifica il prezzo più esoso di AQUAglide con la sua alta qualità, che gli ha permesso di conquistare per cinque anni consecutivi il podio della rivista tedesca sul consumo ÖKO-TEST come “miglior lubrifi­cante a base d’acqua”; ci informa inoltre che la mancanza di conservanti è compensata “dallo speciale tipo di confe­zionamento, che impedisce la contaminazione del prodotto coi microrganismi”.

Dell’utenza gay la loro comunica­zione si è occupata anni fa: “I gay sono un target interessante per noi, ma anche una sfida. Se vor­remo valorizzarlo, dovremo fare ricerche di mercato più mirate”.

In conclusione, non esiste il lubrificante perfetto, ma un mare magnum di tanti prodotti tra cui scegliere in base alle proprie esigenze specifiche. Ci vorrebbe probabilmente più attenzione da parte delle aziende verso le istanze dell’utenza omosessuale: non solo per questioni di correttezza commerciale, ma soprattutto per preservare la salute dei consumatori.