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Doppia intervista a Grazia di Michele e Mauro Coruzzi, protagonisti di un duetto che ha portato in finale a Sanremo 2015 il tema della diversità e del maschile femminile sul palco dell’Ariston.

5aGrazia, iniziamo con un ringraziamento, hai dato tantissimo, sia con le note sia con il cuore, al mondo lgbt. Senza clamori e con molta delicatezza, così come hai fatto in questa edizione del Festival.

Figurati, io parlo delle cose che mi stanno a cuore con molta naturalezza. Non ho mai studiato a tavolino i temi delle mie canzoni.

Ti sei avvicinata alla tematica omosessuale all’inizio della tua carriera con una canzone sull’amore lesbico, Ragiona col cuore, il brano che dà il titolo al tuo secondo album, del 1983. Come è nata?

Racconta una storia vera, che non avevo vissuto in prima persona. In un paese come il nostro, una persona non è libera di vivere il suo orientamento sessuale, e deve per forza, come in questo caso, rientrare nei canoni della società: sposarsi e avere dei figli. Ho cantato che cosa poteva provare una donna, benché innamorata, nel negare il suo vero amore. Sono passati tanti anni, tutto quello che è discriminazione, pregiudizio, pressione sociale, incapacità di poter vivere liberamente la propria identità sessuale, è continuato a serpeggiare. Negli anni, purtroppo, ho assistito ai ragazzi che “la finestra” l’hanno aperta per fare un salto nel vuoto a causa del bullismo nelle scuole o per l’incapacità di poter parlare, inascoltati a casa o nei loro ambienti. Certe cose non sono mai state superate e lo vedo dalle piccole cose, dall’umorismo, dalla facile battuta, dal modo in cui le persone fanno finta di aver capito, ma sotto sotto nutrono ancora pregiudizi.

Nel ‘91 sei stata a Sanremo con Se io fossi un uomo e, nel ‘93, in coppia con Rossana Casale, ci sei tornata con Gli amori diversi.
Questi amori diversi sono tutti quelli che non sono ritenuti accettabili. Che uno non può viversi alla luce del sole, compresi quelli gay. Quelli che non vivono di una vita serena e felice, ma lasciano il segno.

Arriviamo così a Sanremo 2015 e a Io sono una finestra.
L’incontro con Platy è stato fulminante. Finché tu vivi le persone in superficie non ne comprendi la complessità e la bellezza. Conoscerlo meglio ha significato comprendere la sua e volerla raccontare. Ho scritto questo pezzo due anni fa, senza pensare al Festival, con la presunzione che lui potesse cantare delle cose che non aveva mai detto. In una chiave non ideologica, ma poetica. E gliel’ho regalata. Poi ci siamo detti, in questo momento storico in cui tante cose non sono ancora ben digerite, perché non cercare di arrivare a più persone possibili? Carlo Conti si è innamorato di questo brano sin da subito e da lì è nato tutto. Un po’ di resistenze Mauro le aveva, però una volta deciso non siamo più tornati indietro.

È una canzone straordinaria, in cui si parla di un “essere umano”. Stiamo lottando per i diritti civili, non sarebbe il caso di spostare l’attenzione sul piano dei diritti umani? Perché si fatica così tanto in Italia ad andare oltre?
Il nostro è un paese fortemente cattolico, malgrado le piccole aperture di un papa che ospita una transgender nelle sue stanze o parla di non giudicare. Hai visto le polemiche sulla nostra esibizione? L’associazione italiana dei telespettatori cattolici ci ha detto che non rispettiamo i loro valori e l’Avvenire non ci ha trattati bene. Ti ricordi quello che successe con Marrazzo? Il germe della mia canzone è nato in quell’occasione. Feci una riflessione: se lo avessero scoperto con una bella gnocca, non sarebbe successo niente. Perché l’amore per una persona transessuale deve essere una perversione? Quella fu trattata come una vicenda di sesso malato. Con questi presupposti è difficile. Ci hanno detto che io e Platy siamo contro i valori della famiglia. Ma io chiedo loro, che cos’è e qual è questa famiglia di cui parlano? Vedo persone che si amano, anche dello stesso sesso. Nessuno Stato o nessuna Chiesa può sindacare le tue scelte. Ho il terrore della discriminazione, sotto tutti gli aspetti.

In merito alla tua esperienza televisiva come insegnante ad Amici, dove avrai avuto a che fare con molti ragazzi o ragazze omosessuali, quanto tutto questo gioca nel fatto che non riescano a essere loro stessi e ad ammettere serenamente il loro orientamento?
Mi metto nei loro panni, come in quelli di tutti quelli che spesso sono costretti a viverlo in segreto e con dei sensi di colpa, che portano dei disagi. E i disagi sono emozioni gestite male. Poi alla fine il cerchio si chiude, e tu entri in un rapporto di autodistruzione o inizi a mettere delle maschere. Abbiamo un controllo sociale pazzesco. Quella è un’età molto delicata, se non hai un sostegno da parte della famiglia o dal gruppo, nasce un problema grave, in cui l’ipocrisia sta su due fronti, da parte tua e da parte del prossimo.

Tiziano Ferro ha dato un grande esempio.
Ha fatto bene. Chapeau a tutti coloro che lo fanno. Tanti ragazzi da lui hanno avuto un esempio molto utile. La sua figura non ne è uscita menomata e, professionalmente parlando, non ha subito involuzioni.

Per concludere, parliamo del tuo nuovo album: Il mio blu.
Per me i colori sono delle emozioni. Sono una musicoterapeuta e lavoro molto con i bambini sull’accostamento cromatico dei colori all’ascolto della musica. Amo molto la pittura e l’arte in generale, quindi ho coniugato queste mie passioni. Insieme a un pittore siciliano, Fabio Salafia, ho accostato ogni canzone a un quadro, e sono tutti riprodotti nel libretto. Il blu credo sia il mio colore di questo momento: una condizione esistenziale che riporta al mare e al cielo, con un velo di malinconia per le sofferenze che ci sono nel mondo.


 

platinette-a-sanremo-2015Mauro, ho un po’ di dubbi prima di iniziare quest’intervista. Non so se farla a Mauro o a Platy.
Amore, questo decidilo tu! Cosa vuoi che ti dica, ti posso rispondere per tutti e due!

Ti mostri sempre più spesso “in borghese”, in questo momento della tua vita a quale dei due ti senti più vicino?
Non mi sento nessuno dei due, nel senso che mi sento entrambi ormai. Se prima quella matta era utile per aprire determinate porte, perché aveva più facilità a raccontare qualche verità, adesso, che le cose le posso dire anche in un altro modo, perché no? Platy è vivissima, a Sanremo ha voluto fare la sua capatina nella serata delle cover, una cosa da vera travestita, in cui Mauro c’entrava poco. La convivenza non solo è possibile ma, in questo momento, proprio perché ritengo che certe rivoluzioni si possono fare dal di dentro, ho creduto che in prima serata fosse più conveniente presentarsi così, mettendosi un po’ a nudo. La canzone rivela parecchio di me e non volevo correre il rischio che passasse per uno scherzo o una provocazione alla Platinette. Si parlava di una condizione, di uno stato d’animo, e quindi andava porta ai telespettatori nella maniera più chiara possibile, senza la possibilità di sbagliare.

Certo, ne hai fatta di strada per arrivare persino a Sanremo…
Pazzesco, davvero! Spero denunci una mentalità diversa in questo paese. Dobbiamo ringraziare Carlo Conti che, senza proclami, ha accettato la canzone e l’ha proposta. Il coraggio che ha avuto, sapendo cosa avrebbe generato, è stato notevole. Su venti canzoni tipicamente sanremesi, questa era totalmente anomala e, malgrado le polemiche, ha retto pure in prima serata.

In un periodo di sentinelle che portano l’omofobia in piazza e di teoria del gender le polemiche erano scontate.
Pensa, Grazia, che è molto più interventista di me, voleva interpretarla con due ragazzi, bendati come se non volessero vedere la realtà, che avrebbero fatto le sentinelle dietro di noi, e alla fine del brano li avremmo sbendati. Ma sarebbe stato un attacco diretto che avrebbe generato altra contrapposizione, quindi abbiamo pensato che sarebbe stato meglio non schierarsi, come fanno loro, e non stare al loro gioco. Non cedere al loro ricatto e renderli ancora più visibili, sebbene perdenti. Meglio fare in modo che parlasse la poesia.

Recentemente hai pubblicato il libro Sei donna? Dialogo (semiserio) sulle donne della tv. (Edizioni Anordest). Ce ne vuoi parlare?
È nato da uno scambio di telefonate e messaggi, scambiati con il mio collega Simone Gerace, in cui commentavamo i programmi televisivi: “Guarda questa che fa!”, “Com’è orrenda”, “È proprio incapace”. È nata così la cattiveria di riunire tutto il materiale, facendone un catalogo con pregi, difetti, caratteristiche delle donne della tv, che ci ha già procurato qualche guaio. È dedicato a una grande della televisione, Enza Sampò, amica vera anche della popolazione gay italiana per l’atteggiamento di grande sensibilità e di appoggio alla causa, che ha scritto la prefazione.

Da poco sei anche nuovamente in teatro, con lo spettacolo La sposa blu.
È un musical molto carino, adesso ha dei problemi legati alla produzione, ha debuttato ed è piaciuto molto. Con l’esito di Sanremo, e con la finale che non prevedevo, i piani un po’ cambieranno, ma a marzo inoltrato dovremmo partire in tournée.

Musica, libri, teatro e radio, sei molto impegnato. Progetti futuri?
Sono uno che si annoia molto di se stesso, non escludo di chiamare la Celentano nei prossimi giorni, perché ciò che ancora mi manca è il balletto classico!