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E’ da poco uscito nelle librerie il nuovo libro di Bruno Casini “Sex and the World. Viaggi gay e rock’n roll” (Zona Editore, 2015) , noto giornalista fiorentino, scrittore, operatore culturale di valore, grande esperto di musica, profondo conoscitore ed appassionato divulgatore delle diverse e molteplici espressioni e contaminazioni artistiche sviluppate dalle fine degli anni Settanta in poi, primo manager dei Litfiba e tra i fondatori del “Florence Queer Festival”.

Autore di vari libri che hanno descritto “dall’interno” la vitalità, il ritmo elettrizzante, la trasgressiva contaminazione stilistica degli anni Ottanta e l’irrompere, in quel decennio, di nuove forme creative, con questo libro intitolato “Sex and the World. Viaggi gay e rock’n roll”, Bruno si sofferma, attraverso “resoconti/racconti” intensi e di grande interesse, anche sugli anni Settanta, giungendo, attraverso le descrizioni dei suo viaggiare per il mondo, fin quasi ad oggi.

Nel libro, infatti, Casini ripercorre, con un andamento che non segue uno svolgimento cronologico lineare, il suo nomadismo geografico e culturale, i suoi quattro decenni in giro per il mondo, descrivendo quindi amori, simpatie,interessi, passioni, curiosità e tendenze collettive di quegli anni, in una sorta di coinvolgente “diario di viaggio” differito. Si tratta di un lungo percorso, quindi: non solo geografico, appunto, ma anche temporale, cronologico, e che ci dà è utile, anche da un punto di vista antropologico e sociologico, per renderci conto dell’evoluzione avvenuta progressivamente nei gusti, negli stili e nei modi di vita di una certa parte della comunità lgbt.

A mio avviso sono comunque gli anni ‘70 ed ‘80 il cuore pulsante del libro: in particolare gli anni Settanta, il decennio conosciuto adesso quasi solo come quello degli “anni di piombo”, gli “anni bui” e della strategia della tensione, che invece sono stati – e Bruno ce lo conferma – non solo quello. Sono stati anni compressi, intensi, pieni zeppi di “cose”, di musica, di libri, di passioni e di amori, di festival, di locali e di avventure, di ricerca e sperimentazione di modalità nuove di vivere e di rapportarsi: anni che l’autore ha definito “sinceri ed anarchici”, e soprattutto, ricchi di progettualità, una progettualità che si modellava e prendeva forma, si modificava e si potenziava anche attraverso i viaggi, attraverso le modalità dell’errare: gli incontri che venivano fatti, le esperienze vissute e condivise, con gli amici di sempre, con le persone conosciute lungo il percorso dei viaggi, con le brevi fulminanti apparizioni, magari nella piazzola di sosta di un’autostrada, in una stazione ferroviaria o negli ampi spazi degli aeroporti, di uomini con cui intessere un fulmineo quanto vibrante gioco di sguardi, densi d’intesa, di cui Bruno ci dà rapide quanto intense descrizioni.

“Viaggiare per me – ha detto Bruno – ha sempre significato conoscere, verificare, apprendere. E consumare”. Il sesso, dunque, è vissuto come forma di conoscenza, più che come coazione a ripetere, “come comunicazione, come porta della percezione, come modo per entrare in contatto non solo con la carne di un uomo ma anche con i suoi interessi musicali, culturali, nel segno di un’amicizia sincera. Per me, insomma, il sesso è sempre stato la possibilità di un incontro a 360° con un mondo nuovo”.

Ed ecco allora ulteriormente rafforzato il fascino ed il richiamo dei viaggi, compiuti da Bruno in tutti questi anni, all’insegna della conoscenza, della musica e della “gayezza”, molto diversificati nelle mete, alquanto eterogenee: dall’isola greca di Patmos – nell’agosto del 1999 – dove si tramanda che San Giovanni abbia scritto l’Apocalisse, all’Afganisthan del 1975 (assai diverso, sicuramente dal Paese attuale, martoriato dalle guerre), dai viaggi in Italia a quelli nei paesi più esotici.

Scorrono dunque nelle pagine le intriganti storie di viaggio e di vita di Bruno e dei suoi amici, al Parco Lambro di Milano, nel 1974, per vivere l’esperienza dei Collettivi Omosessuali, con un carismatico Mario Mieli, in Umbria per partecipare agli eventi di “Umbria Jazz” nel luglio del ‘76, a Sperlonga nell’agosto 1977, mentre nel settembre 1976 è nell’’Eremo di Camaldoli, per antonomasia il regno della tranquillità e della spiritualità, a Collegno, nel 1996, per rimanere piacevolmente sorpreso della “Cascina Latina”, un vero trionfo di musica anni Settanta e spettacoli en travesti, a rendere omaggio alle Divine della cultura gay italiana: da Mina a Patty Pravo, da Ornella Vanoni a Milva, da Wanda Osiris a Orietta Berti, da Franca Valeri ad Amanda Lear…

Ed i viaggi più lontani: il Marocco, l’Algeria, le grandi città europee: Berlino ed Amsterdam, capitali del sesso “spinto” e “specialistico”, nel senso di settoriale e “specializzato”.

Negli intriganti resoconti di viaggio dell’autore troviamo una caldissima e quasi irreale Los Angeles, sovraccarica di enormi riproduzioni di monumenti ed emergenze storiche di altri Pesi, decontestualizzate ed affastellate, una Madrid un po’ “baraccona” che, nella sua mitica “movida”, che ha nella Chueca il suo fulcro irradinate, sembra citare continuamente riferimenti al cinema di Pedro Almodovar, alle sue immagini, surreali ed iperrealistiche al tempo stesso, dal carattere irriverente e trasgressivo, ed in cui Bruno descrive davvero in maniera simpatica e con leggerezza la frenetica attività sessuale praticata nella sala di un grande cinema del Primo Novecento, il mitico Carretas (1991).

Ed ancora, l’irrinunciabile tappa parigina, anche per un doveroso omaggio alla tomba di Dalida, e per una conoscenza dei numerosissimi locali notturni

del Marais, per tutti i gusti e per tutti i generi.

Personalmente, ho trovato molto belle anche le pagine dedicate a vacanze estive più tranquille, dalle mete più facilmente raggiungibili: ad esempio la Maremma, in cui Bruno trascorre nell’agosto 1994 un periodo di vacanza con un gruppo di amici, tutti immersi nel riposante tran tran fra casa e mare, e che rivela la possibilità vantare anch’essa, terra dei butteri immortalata in tanti dipinti dei macchiaioli, le proprie “spiagge elettriche”, come le chiama Bruno: spiagge elettrizzate, rese elettriche non solo dal caldo ma soprattutto dalla tensione della ricerca, dall’incrocio di sguardi complici di un cruising nostrano e ruspante, di cui l’autore ci dà una caustica descrizione, arrivando poi ad un’affermazione che mi è sembrata davvero significativa e calzante, ad indicare quello che mi pare essere lo spirito positivo e sereno che anima tutto il libro: “Stasera sono particolarmente felice perché mi rendo conto che sto vivendo la mia vita come piace a me, come la desidero io”.

Un’affermazione significativa e che non è molto distante da quanto afferma un personaggio in un film di Pedro Almodovar: “la vita è bella tanto quanto è più vicino a come ce la sognavamo, a come desideravamo che fosse”.

Una “filosofia di vita” ben chiara all’Autore, che già troviamo – come affermazione – a chiusura del capitoletto dedicato a Saturnia: “quante belle storie questa vita, non voglio più tornare indietro, mi sento profondamente gay e rock e ho tanta voglia di viaggiare, avanti popolo alla riscossa!”, in cui mi pare d’avvertire quasi un’eco della scrittura di Pier

Vittorio Tondelli, in particolare di “Altri libertini”. Ma il viaggio più interessante e che più ha positivamente colpito Bruno è stato quello compiuto in California, a San Francisco, nel 1989: certo, una “città mito”, per un intellettuale gay, la città della City Light di Lawence Feringhetti, la libreria cult da cui sono transitati come in un cenacolo letterario alternativo tutti i poeti della Beat Generation e non solo, da Gregory Corso a Charles Bukowski. San Francisco è anche, naturalmente, la città del famosissimo quartiere

Castro, dove anche il panettiere ed il venditore di ferramenta sono visibilmente e tranquillamente gay e possono predisporre vetrine accattivanti e fantasiose, che strizzano l’occhio alla clientela lgbt. Un quartiere speciale, dove, scrive Bruno” la libertà è totale”, e che molti di noi, che non hanno avuto la fortuna di visitarla personalmente, ricordano nella sua effervescenza e vivacità iniziale grazie alla descrizione fattane dal regista Gus Van Sant nel film “Milk”. Certo, quelli erano già gli anni dell’HIV, della diffusione dell’AIDS e Bruno ci dice quanto sia rimasto impressionato dai tanti negozi, dalle tante attività chiuse proprio per i lutti causati dalla malattia.

Berlino è stata visitata da Bruno nel 1988: c’era ancora, quindi, sia pur per poco, il muro a dividere la città, che nel suo versante orientale si configura, nel ricordo dell’autore, come una città un po’ cupa e livida, per certi aspetti ferma agli anni Trenta ma ben viva e vivace, invece, nei cessi pubblici situati sotto l’Alexanderplatz (pagina 36), pullulanti di una fauna composita ed alquanto eterogenea.

Certo, anche Berlino Ovest non scherzava, in quanto ad opportunità di sesso, vissuto ben più liberamente di quanto non accadesse nell’altra parte della città: sembra quasi, nella descrizione fattane, una sorta di grande teatro predisposto per un inquieto pellegrinaggio dantesco: una discesa agli inferi, con i suoi bui ed inquietanti locali lether, certo di grande fascino ed attrattiva.

E Londra, nel 1990, non è da meno, a giudicare dalle parole dell’autore: dai bar per incontri spicciativi in cui è bandita ogni forma di dolcezza e di romanticismo, ad esaltare fisicità, pelle, tatuaggi e piercing, fino ad una serie di club “interessanti e molto eccitanti”, con l’aria satura di sudore e popper, in cui imperversa la musica techno a volume altissimo, in una “dimensione allucinogena”.

In tutti i viaggi, in tutte le mete raggiunte, in tutti i percorsi intrapresi, persino negli imprevisti e nei disguidi, Bruno porta sempre la propria serena curiosità, la propria voglia di conoscere, di vedere e sapere, di intessere relazioni, di comunicare ed interagire, fosse anche solo con quei giochi di sguardi che rivelano un nascente interesse fra due persone. Naturalmente, da sempre sua fedele compagna, la musica, che scandisce i giorni ed i viaggi, ascoltata attraverso registratori e walkman con quelle cassette musicali (i nastri), che, insieme ai libri, andavano ad occupare gran parte dello spazio negli zaini portati nei vari viaggi.

In sintesi, “Sex and the World” è un libro decisamente piacevole ed interessante per tanti motivi, con pagine godibilissime, molto curato anche nella grafica, com’è evidente già dalla copertina, in cui spicca una simpaticissima immagine di Bruno su una spiaggia negli anni Settanta. Il libro ha anche, a conclusione, un “settore” con una ricca bibliografia ed una ampia e curiosa discografia, a comporre quasi un’ideale colonna sonora dei viaggi realizzati, così come accade in certi libri di Pier Vittorio Tondelli (ricordo soprattutto “Rimini”). Del resto, va detto che in tutto il libro ci sono continui rimandi alle temperie culturali degli anni vissuti, spaziando da Matteo B. Bianchi al citato amico Pier Vittorio Tondelli, da Mario Mieli, più volte rammentato per la fulminante, caustica intelligenza, ai Magazzini Criminali, da Giancarlo Cauteruccio a Ernesto de Pascale, da Barbara Nativi a Giò Stajano, su cui Bruno più volte ritorna con un atteggiamento pensoso. Per non dire degli innumerevoli locali, molti dei quali davvero storici (rammento qui soltanto il mitico Banana Moon, il Manila di Campi Bisenzio, il Tabasco ed il Crisco, entrambi a Firenze).

Il libro, come già dicevo, è arricchito da numerose foto, bellissime e preziose. A mio avviso, un bellissimo repertorio di immagini, di Bruno e dei suoi amici, ma anche dei tempi e delle stagioni culturali che lo scrittore ha attraversato viaggiando, leggendo, facendo shopping (in cui ha acquistato, par di capire, soprattutto vinili e t-shirt), ascoltando tanta musica, ma soprattutto vivendo appieno, intensamente, con l’intelligenza e con i sensi, la sua vita.

Probabilmente proprio così come l’ha voluta, così come ha immaginato e desiderato il suo stare nel mondo. E questa mi sembra davvero una constatazione bellissima.