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Avreste mai pensato che un membro maschile potesse assumere le sembianze della Tour Eiffel o del mostro di Loch Ness? O di un pellicano piuttosto che di una lumaca? Succede in Puppetry of the Penis, uno show dove la dotazione virile diventa appunto una sorta di marionetta che, grazie alla sua flessibilità al pari di quella di scroto e testicoli, si presta a incredibili trasformazioni. A inventarlo è stato l’australiano Simon Morley. “Avevo 22 anni e mio fratello 16. Un giorno tornò da scuola nella nostra casa a Melbourne e mi mostrò che riusciva a dare al suo pene la forma di un hamburger. Mi sentii stimolato dalla competizione con lui e cominciai a ideare altre creazioni che chiamammo dick tricks (giochi del cazzo). La cosa venne a conoscenza dei nostri amici che presero a invitarci alle loro feste e a offrirci da bere chiedendoci di dare un saggio delle nostre capacità. Il passo successivo fu quello di metter su uno spettacolo che ci permettesse di fare un po’ di soldi”.

Il debutto ebbe luogo nel 1998 al Melbourne International Comedy Festival: in palcoscenico due uomini nudi curvavano, contorcevano e ripiegavano i loro peni facendogli assumere le più incredibili fattezze. Accanto a Morley non c’era più il fratello bensì David Friend, laureato in informatica che aveva iniziato a fare gli stessi esperimenti nel suo bagno per mostrarli poi ai party universitari. Incontriamo Simon a Milano dove, insieme al regista Claudio Insegno, ha ultimato i provini dei candidati per l’edizione italiana dello show. “Quella prima rappresentazione andò benissimo ma era tutt’altro che uno spettacolo finito, piuttosto un work in progress. In  poco tempo diventò popolare in tutta l’Australia per essere poi richiesto anche in Nuova Zelanda. Il 2000 segnò il punto di svolta: invitati all’Edinburgh Fringe Festival riscuotemmo un tal successo di pubblico che ci aprì poi le porte di Canada, Stati Uniti, Sud Africa e Argentina”. Anche se ci tiene a puntualizzare che lo show non ha nulla di erotico o sessuale ed è per tutti, ci chiediamo se abbia mai avuto problemi con la censura o con fanatici religiosi. “C’è stata e c’è tuttora una forte opposizione da parte di alcuni gruppi che dicono di agire in nome della religione: a dire il vero le loro proteste hanno l’effetto di far aumentare la vendita dei biglietti. Non c’è alcuna componente blasfema nello spettacolo: vorrei ricordare che papa Giovanni Paolo II disse che non vi è nulla di peccaminoso nella nudità del corpo umano”.

Col passar degli anni avrà dovuto aggiornare i dick tricks o quantomeno fare qualche riferimento a simboli del paese ospitante… “Lo show viene certamente rinnovato tenendo ferma la sua carica umoristica e oggi è arricchito dalla moderna tecnologia. In omaggio all’Italia faremo il Vesuvio e, pensando all’Expo, sono alle prese con il trick del Duomo che mi sta causando notti insonni!” La prima tappa italiana sarà infatti al teatro Nuovo di Milano il 31 maggio e 1 giugno per poi ritornare la prossima stagione in un’articolata tournée. Prima di lasciarlo di nuovo al lavoro gli chiediamo se è soddisfatto della scelta dei protagonisti che sono Alberto Barbi e Nic Cortegiano. “Assolutamente. Cercavo l’alchimia di una coppia da classica commedia comica, tipo Dean Martin e Jerry Lewis, e in loro due l’ho trovata. E poi sono anche provvisti del giusto equipaggiamento”.
Claudio Insegno, regista e attore sia a teatro che al cinema, ha firmato, tra le molte altre, la regia di 8 donne e un mistero, Victor Victoria, Fiori d’acciaio e interpretato i ruoli più disparati, dal brillante Rumori fuori scena a quello gay in Usami. “Il mio curriculum parla da solo: rifiuto le etichette, mi voglio mettere alla prova senza sentirmi confinato nel teatro comico o musicale e cerco sempre nuove esperienze artistiche. Puppetry of the Penis è una di queste e la considero una sfida: dirigere un one man show raddoppiato e mettere alla prova lo spettatore, svegliarlo dal torpore in cui è di solito immerso. La nudità è di per sé già vincente nel catturare l’attenzione”.

Reazioni da parte degli attori alla proposta di questo particolare lavoro? “In sintonia col produttore Lorenzo Vitali e con Simon Morley  cercavamo soprattutto due bravi comici. Si sono presentati in 300 ma solo 150 hanno accettato di candidarsi per la parte. Simon ha valutato in base alle caratteristiche anatomiche, mettendo in chiaro che non è importante la grandezza del membro quanto la capacità di manovrarlo. La coppia deve essere vincente e funzionante, saper mescolare cuore e cervello, comicità e dramma come facevano Stan Laurel e Oliver Hardy”. Qualche anticipazione su attori e personaggi? “Nic, 22 anni, deve fare la parte del giovanotto prestante e un po’ sempliciotto, mentre Alberto, 35 anni, belloccio e più intelligente, assume un ruolo paterno e lo vuole riportare sulla retta via. In scena devono essere i primi a divertirsi, come quando noi facevamo da piccoli gli stessi giochini”.